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Come costruire un itinerario perfetto? Una selezione delle possibili camminate attraverso il paesaggio che si srotola lungo una mappa senza un percorso predefinito: scegliere l'itinerario migliore per una camminata è un sogno che comincia quando si è scelto dove andare...
In questa sezione vengono riportate le tracce e le pubblicazioni realizzate da vari soggetti istituzionali per la promozione di proposte di visita dei Territori senza tracciati ufficiali.

Itinerari

CMSB Tappa 01 costiera - da Iglesias a Fluminimaggiore (Itinerario in Bicicletta)

Il percorso parte da Iglesias, presso la Piazza Quintino Sella in prossimità del monumento dedicato al famoso statista, si percorre prima Via Roma, dove si passa nei pressi del Museo dell’Arte Mineraria e, vicino alle mura Pisane, si prende sulla sinistra Via Cattaneo nei pressi della Chiesa di Santa Barbara (non più aperta al culto). Proseguendo su questa via si supera la sede della Fondazione CMSB (Via Cattaneo 70) e si arriva al bivio per Monteponi dove si esce dalla città.

Percorso il Viale Aligi Sassu, si arriva alla Piazzetta di Monteponi, dove troviamo la Chiesa dedicata a Santa Barbara e l’ingresso alla Galleria Villamarina oltre ad altri elementi minerari.

Imboccato l’ingresso alla Miniera, davanti alla rotonda, si sale fino alla Palazzina Bellavista (ex residenza del direttore della Miniera di Monteponi) e da qui è possibile proseguire sulla tappa oppure fare un percorso ad anello che ci permette di vedere e approfondire alcuni aspetti di questo importante e storico ex-compendio minerario.

VAI E VIENI MONTEPONI

Dalla Palazzina Bellavista (190 m slm), si sale e si arriva all’ingresso di Pozzo Sella imponente struttura liberty che è considerata una delle più rappresentative testimonianze del patrimonio di archeologia industriale mineraria, realizzato tra il 1872 e il 1874 con lo scopo di creare una grande infrastruttura finalizzata a risolvere il problema dell’eduzione delle acque sotterranee presenti nel bacino metallifero dell’Iglesiente (attualmente ospita un’esposizione museale visitabile previa prenotazione). Si prosegue in salita verso il grande scavo di Cungiaus (192 m slm), dove, superati i ruderi dei castelli dei pozzi di arrostimento, si può arrivare, lasciando la bici all’ingresso, ad un punto panoramico che permette di apprezzare la grandezza dello scavo e le stratificazioni delle coltivazioni che si sono succedute nei secoli, dal periodo romano, fino al periodo di attività e industrializzazione della miniera (1861 – primi anni novanta).

Rimontando in sella, si scende su una sterrata che passa tra vari edifici dismessi e abbandonati ritornando sulla strada di ingresso, nei pressi dell’archivio minerario IGEA (chiuso al pubblico) e si ritorna allo spiazzo antistante la Palazzina Bellavista per riprendere il percorso.

La Palazzo Bellavista, fu realizzato nel 1865 su progetto dell'ing. Adolfo Pellegrini, Direttore della Società di Monteponi con lo scopo di ospitare i dirigenti della miniera. Successivamente accolse gli uffici della direzione e al termine dell’attività mineraria l’edificio fu abbandonato. Negli anni novanta è stato completamente ristrutturato e restituito alla collettività e del 1996 e ospita “Associazione per l’Università del Sulcis-Iglesiente”, Consorzio AUSI, sede decentrata dell'Università degli Studi di Cagliari.

Dalla Palazzina Bellavista si prosegue su sterrata passando sopra la zona dei Fanghi Rossi (sono il residuo delle attività metallurgiche degli impianti della miniera di Monteponi ed in particolare del processo di Elettrolisi che dal 1926, per circa mezzo secolo, ha recuperato lo zinco con un processo chimico-fisico: la colorazione rossa è dovuta alla presenza di notevoli quantità di ferro), si supera il troncone del grande piano inclinato, che portava direttamente le carrozze di carico della ferrovia alla miniera, e si procede scendendo verso la SP 84, che si attraversa per arrivare alla frazione di Monte Agruxiau (Iglesias).

Proseguendo e lasciandoci alle spalle la chiesa dedicata a Santa Barbara e la piazza del borgo minerario ancora parzialmente abitato, si inizia a salire su strada asfaltata ciclabile, verso l’ex villaggio e miniera di Monte Scorra (235 m slm).

Passati i ruderi delle case e degli edifici tecnici di Monte Scorra, si arriva a Nebida (frazione di Iglesias) e si percorre il belvedere da dove si può apprezzare un magnifico paesaggio, dove la vista spazia dalle dorate spiagge di Gonnesa a Sud, alla rossa costa a falesia (che deve il suo colore alla puddinga ordoviciana, antichissima formazione geologica 500-435 M.a. di un color rosso vermiglio) e a nord invece spicca il bianchissimo faraglione di Pan di Zucchero (altezza massima 133 m slm) e la vicina candida costa calcarea.

Al di sotto del belvedere, arroccati sulla rossa scogliera, spiccano i resti della maestosa Laveria Lamarmora a picco sul mare, che domina su tutto il Golfo del Leone.

Questo imponente edificio, fu costruito a partire dal 1881 su progetto dell’ingegnere Giorgio Asproni secondo i più moderni criteri di architettura mineraria; il funzionamento degli impianti della Laveria era garantito da un grande generatore a vapore e all’interno, su tre piani differenti, il minerale veniva pulito e lavorato. L’importante e moderno complesso era completato, sul fianco del fabbricato principale, da un forno di calcinazione e, sulla riva del mare, da un molo per l’attracco.

Ripreso il percorso e attraversando l’abitato di Nebida, si passa davanti alla chiesa di Santa Barbara, all’imbocco della galleria della Grotta dell’Ascensione e nei pressi della Posada (ex caserma dei carabinieri) dove volendo, previa prenotazione, si può soggiornare.

Usciti da Nebida (175 m slm) si prende la SP 83 e dopo una serie di tornanti in discesa si arriva al bivio per Masua (134 m slm).

Da questo punto si può procedere sulla Tappa oppure percorrere il lungo vai e vieni che ci permette di raggiungere la bella spiaggia di Masua e oltre, il sito minerario di Porto Flavia (visitabile previo prenotazione).

VAI E VIENI MASUA – PORTO FLAVIA

Scendendo su strada asfaltata verso la spiaggia di Masua si lascia sulla sinistra quella che fu la zona residenziale del borgo minerario (attualmente quasi del tutto disabitata), e si costeggia il grande compendio minerario caratterizzato dagli imponenti bacini di raccolta dei fanghi, che dominano il sistema.

Dai parcheggi che servono le spiagge di Masua e Portu Cauli, si percorre la sterrata che attraversa la pineta e procede sulla costa fino ad arrivare all’ingresso del sito Minerario di Porto Flavia. Gran parte di questo percorso offre una caratteristica visuale sulla cala di Masua dominata dall’imponente scoglio di Pan di Zucchero.

Porto Flavia fu realizzato secondo un avveniristico e geniale progetto dell’Ing. Vecelli che diede all’opera il nome della figlia Flavia.

La parte visibile di Porto Flavia è quella relativa alla zona di carico e attracco, che si affaccia direttamente sulla scogliera ed è costituita da una struttura a torre che ricorda i castelli medioevali, mentre la parte centrale è realizzata all’interno della montagna ed è costituita da due gallerie sovrapposte realizzate su due livelli distinti e fra queste nove silos scavati anch’essi nella roccia.

La galleria superiore, di conferimento del minerale e carico dei silos era servita da una decauville (ferrovie a scartamento ridotto formata da elementi prefabbricati che possono essere montati e smontati velocemente, è generalmente percorsa da piccoli convogli che trasportano carrelli spesso ribaltabili per il carico e scarico delle merci – nel caso specifico delle rocce ricche di minerale), mentre la galleria sottostante i silos, ospitava un nastro trasportatore, che all’occorrenza veniva proiettato all’esterno, uscendo dalla torre a picco sul mare e veniva sospeso al di fuori della scogliera direttamente nella stiva dei bastimenti attraccati, permettendo di velocizzare le operazioni di carico.

Lasciate le bici e fatta la visita al sito di Porto Flavia, si deve ritornare al bivio preso per entrare a Masua risalendo dai 14 m (slm) del parcheggio delle spiagge ai 134 m (slm) del bivio con una salita del 2,5% circa.

Ripresa la Tappa, si procede sulla SP 83 affrontando una dura salita di circa 4,5 Km che da quota 134 m (slm) ci porta alla quota di 437 m (slm) del passo di Monte Cani, con una pendenza media del 12% circa.

Superato questo impegnativo tratto, si scende con pendenza media al 7,2 %, verso il bivio Acquaresi – Buggerru, passando la grande voragine di Acquaresi (sulla sinistra) e si prosegue la discesa seguendo i tornanti che ci fanno arrivare fino a Cala Domestica.

Poco prima del bivio per Cala Domestica, è possibile prendere su sterrata la vecchia ferrovia dismessa della Miniera di Gutturu Cardaxius che arriva fino alla spiaggia e percorrere il VAI e VIENI proposto.

 

VAI E VIENI CALA DOMESTICA

Seguendo lo sviluppo del tratto dell’ex ferrovia mineraria, ora identificabile come una sterrata, dalla SP83 si arriva fino alla spiaggia di Cala Domestica, superando la particolare struttura del vecchio forno di Calcinazione fortemente vegetato. Si riprende il percorso sulla strada di servizio che porta alla spiaggia e ai parcheggi presenti. In estate la zona è attrezzata tramite due chioschi, uno presso la spiaggia e l’altro presso la vasta area parcheggio ed è quindi possibile ristorarsi.

 

Ripreso il percorso sulla SP83 si sale verso l’altopiano che domina Buggerru da Sud, con una salita al 3,9 %, arrivando fino al bivio che ci immette sulla sterrata che porta, svoltando a destra, verso le rovine del villaggio minerario di Pranu Sartu.

VAI E VIENI PRANU SARTU SOLO PER ESPERTI

Andando sulla sterrata a destra verso i ruderi di Pranu Sartu è possibile ammirare un suggestivo panorama sulla costa e scorgere lo spiazzo della Galleria Henry dove il trenino, oggi adibito al trasporto dei visitatori, può fare inversione. Ripreso il percorso si ritorna al bivio e si prosegue verso Buggerru percorrendo su sterrata la discesa (con pendenza media del 10%) della Via Crucis, contraddistinta dall’edicola dedicata a Santa Barbara e, sulla parte finale, dall’ingresso per la visita alla Galleria Henry (previo controllo degli orari e relativa prenotazione).

La Galleria Henry attualmente fruibile, viene percorsa tramite un trenino elettrico che trasporta il visitatore attraverso un dedalo di gallerie caratterizzate da passaggi scolpiti come finestre nella roccia della falesia a picco sul mare.

Queste aperture offrono viste suggestive della costa a strapiombo sul mare e panorami mozzafiato.

 

Per i non esperti si prosegue sulla SP 83 e dopo una serie di tornanti in discesa che immettono nella stretta valle di Buggerru si arriva presso il centro abitato e si imbocca Via Roma per arrivare presso il Porto turistico dove sulla destra i resti dell’imponente Laveria Malfidano e risalendo in paese è possibile visitare il Museo della Miniera.

L'impianto di trattamento del minerale nella Laveria Malfidano, che chiuse nei primi anni '70, era costituito da due sezioni per il trattamento di solfuri e di ossidati calaminari e piombiferi, con una potenzialità giornaliera totale di 450-500 tonnellate.

Usciti da Buggerru e ripresa la SP83 si scende verso il vasto litorale e poco prima di arrivare alla strada che prosegue parallela alla lunga spiaggia si trova, sulla sinistra, l’incrocio per San Nicolò, da cui si innesta la variante.

VARIANTE PISCINA MORTA

La variante sale per circa 3,4 Km su quella che è chiamata la strada delle Dune, dal bivio di San Nicolò (35 m slm), al suo culmine a quota 219 m slm, con una pendenza media del 5,1 %. Inizialmente asfaltata, la strada diventa sterrata e rimane tale fino a rientrare sulla strada che da Portixeddu arriva a Fluminimaggiore.

Dopo aver passato il sistema della grande duna retrolitorale di Portixeddu, si scende su un piccolo altopiano che è caratterizzato dal laghetto di Piscina Morta.

Si procede sempre su sterrata fino a trovare la strada per Fluminimaggiore, che imboccata sulla sinistra (in direzione Portixeddu) arriva al ponte carrabile che passa il Riu Mannu e riprende la Tappa presso le campagne riparie in località Fighezia.

 

Percorrendo la Tappa e non proseguendo sulla variante, il percorso, dopo aver affiancato le spiagge, ci porta al bivio per Portixeddu, che preso a sinistra ci fa arrivare al crocevia dove, girando a destra, si prosegue sulla Tappa su strada sterrata, mentre svoltando in sinistra si può percorrere il VAI e VIENI per visitare la piccola frazione di Portixeddu (Fluminimaggiore).

VAI E VIENI PORTIXEDDU

Imboccata la strada per Portixeddu, si arriva subito alla piazzetta che domina la sottostante spiaggia e propone un bel colpo d’occhio su tutta la costa.

Ritornando al crocevia, si imbocca la sterrata per riprendere la Tappa.

Imboccata la sterrata si prosegue su una strada parzialmente asfaltata che passando dalle campagne riparie, nei pressi di Portixeddu, arriva fino alla Loc. Fighezia, e poco dopo interseca la SS 126, che, svoltando a destra, ci porta fino a Fluminimaggiore.

Presso l’abitato di Fluminimaggiore, caratterizzato dalla presenza del Riu Mannu, è possibile visitare il Mulino Zurru Licheri dove è stato allestito il Museo Etnografico e la Chiesa di Sant’Antonio da Padova.

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 49,3 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1212 m / - 1340 m

Pendenza max: 20,1% / -16.1%

Pendio medio: +4,3% / -4,4%

Partenza IGLESIAS h: 188 m (slm)

Arrivo FLUMINIMAGGIORE h: 64 m (slm)

Punto più Alto: Passo Monte Cani (Iglesias-Masua): h: 437 m (slm)

Punto più Basso: (su Vai e Vieni Cala Domestica): h: 6 m (slm)

Lunghezza Tappa compresi i vai e vieni 62,6 Km

VAI E VIENI MONTEPONI

Lunghezza: 4,4 Km

Punto inizio/fine Vai e Vieni (spiazzo Palazzina direzione, Villa Bella Vista): h 190 m (slm).

Punto più Alto: Parcheggi Scavo Cungiaus: h 320 m (slm).

VAI E VIENI MASUA

Lunghezza: 7,25 Km

Punto inizio/fine Vai e Vieni (Bivio SS 126 Masua): h: 133 m (slm).

Punto più Basso (Parcheggio Masua) h: 16 m (slm).

VAI E VIENI CALA DOMESTICA

Lunghezza: 3,3 Km

Punto Inizio (incrocio SP 83 con ex ferrovia Scalittas): h: 41 m (slm).

Punto fine (incrocio strada Cala Domestica con SP 83): h: 27 m (slm).

Punto più Basso (Spiaggia di Cala Domestica): h: 6 m (slm).

VAI E VIENI EX-VILLAGGIO MINERARIO PRANU SARTU (Solo per MB)

Lunghezza: 1,1 Km

Punto Inizio/fine (bivio su sterrata): h: 119 m (slm).

Punto più basso (panoramica sul litorale sopra Galleria Henry): h: 113 m (slm).

VAI E VIENI PORTIXEDDU

Lunghezza: 695 m

Punto inizio/fine (Bivio strada per Fighezia/Portixeddu): h: 15 m (slm)

Punto più basso (Piazzetta sotto Via degli Asfodeli): h: 8 m (slm).

VARIANTE PISCINA MORTA

Lunghezza Tappa-Variante: 53,9 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1395 m / - 1524 m

Pendenza max: +18,3% / -16,1%

Pendio medio: +4,8% / -4,6%

Lunghezza Tappa-Variante e vai e vieni: 66 Km

Punto di innesto Variante (Bivio strada per San Nicolò) al 35esimo Km della Tappa

Punto di rientro della Variante al 41 esimo Km della Tappa

Punto più alto Variante (su sterrata verso Piscina Morta) h: 217 m (slm).

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Lenght 65.600 m

Collegamenti

MTB Tappa 01 costiera da Iglesias a Fluminimaggiore.gpx

Dislivello totale 2 250 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 01 montana - da Iglesias a Fluminimaggiore (Itinerario in Bicicletta)

Si parte da Iglesias, presso la Piazza Quintino Sella in prossimità al monumento dedicato al famoso statista e andando a sinistra si percorre Via Eleonora (SS 126) dove è possibile vedere le mura Pisane, in prossimità di una delle torri di avvistamento e difesa, e proseguendo si esce dalla città.

Si procede in leggera salita fino alla fine dell’abitato per poi fare i tornanti che ci permettono di arrivare nei pressi dell’ex ospedale Crobu (287 m slm), una struttura che in passato ospitava il reparto per i malati di microcitemia (prevalentemente bambini).

Arrivati all’ingresso dell’ospedale si inizia a scendere e, dopo una serie di tornanti tra i boschi di questa zona, si passa il ponte sulla SS 126 che attraversa un ramo del Lago Corsi per poi salire in direzione Nord.

Dopo aver percorso 4,5 km circa dal punto di partenza, la SS 126 presenta sulla destra il bivio (267 m slm) per San Benedetto (Iglesias), dove inizia la variante proposta per questo percorso.

VARIANTE BAUEDDU-ARENAS

Presa la strada che porta a San Benedetto (Iglesias) si inizia a salire e, dopo aver affrontato alcuni tornanti, si arriva presso il borgo minerario, dove poco prima dell’ingresso al borgo è presente una fonte d’acqua.

All’inizio dell’abitato, sulla destra del percorso, nell’edificio di maggior presenza che mostra i fregi della società mineraria Vieille Montagne (società belga che nel 1872 prese la concessione mineraria), si trova la Posada della Fondazione CMSB dove volendo, previa prenotazione, si può soggiornare.

Il borgo minerario di San Benedetto che, con la realizzazione della scuola nel 1907 assunse la caratteristica di centro moderno, è ancora parzialmente abitato e manifesta ben visibili gli elementi dei trascorsi minerari come il mirabile Pozzo Zimmermann e i ruderi di alcuni edifici industriali tra cui la grande laveria, e al centro la chiesa di Santa Barbara

Prendendo la sterrata dalla periferia occidentale di San Benedetto, superato il campo sportivo, si inizia a salire sui monti che dominano a Nord il piccolo borgo minerario e, dopo aver passato il sito che ospita una piccola necropoli a Domus de Janas non visitabile perché di proprietà privata, si aprono degli scenari sulla vallata sottostante e sul lato opposto del versante dove si notano ancora gli elementi connotativi del trascorso minerario della zona ed in particolare risalta la stazione sospesa della decauville dove oggi si vedono ancora i vagoncini arrugginiti.

La sterrata sale per circa 3,7 Km dai 380 m (slm) di quota del borgo di san Benedetto fino a circa 625 m (slm) con una pendenza media del 6,5%. Dal punto più elevato si domina la valle sottostante e, tramite un passaggio a Nord, si scende sull’altro versante verso il sistema minerario abbandonato di Malacalzetta, incontrando prima i ruderi degli edifici industriali e la piccola laveria con i suoi archi di pietra e dopo, sulla piccola valle montana, i resti delle diverse abitazioni.

Si procede poi sempre su sterrata alla volta della zona di Baueddu dove il bivio propone due strade, una che sale verso il borgo minerario di Arenas e l’altra che invece scende verso il sito archeologico di Antas.

VAI E VIENI BAUEDDU – ARENAS -BAUEDDU

Per chi volesse proseguire da Baueddu verso il borgo minerario di Arenas, la strada sempre su sterrata scende e risale snodandosi fra i boschi di leccio e querce, arrivando ad Arenas dove, oltre la piccola chiesa in stile alpino dedicata a Santa Barbara, si trova anche la Posada della Fondazione CMSB e poco prima di arrivare al borgo è ancora ben visibile il castello del Pozzo Lheraud.

Ritornando indietro sulla strada fatta, si ritorna all’incrocio di Baueddu per poi proseguire in discesa su sterrata, alla volta della zona archeologica di Antas.

Ripreso il percorso della Variante, da Baueddu si scende verso Antas, dove al finire della sterrata si trova l’ampio spiazzo asfaltato dei parcheggi che servono il sito archeologico del tempio di Antas e del vicino Villaggio Nuragico, visitabili.

Il tempio di Antas è un tempio punico-romano dedicato all'adorazione del dio eponimo dei sardi Sardus Pater Babai (Sid Addir per i cartaginesi). Il sito archeologico comprende anche un villaggio e una necropoli nuragica, un tempio punico, un tempio romano e delle cave romane.

Proseguendo sulla strada asfaltata che passa ai bordi di una pregevole vallata contraddistinta da alcuni olmi centenari, si arriva al bivio che ci immette sulla SS 126, riprendendo il percorso della tappa in direzione Fluminimaggiore.

Non volendo intraprendere la variante, è possibile proseguire sulla SS 126 che dal bivio di San Benedetto prosegue pressoché in costante salita per circa 6,10 Km fino ad arrivare al passo di Genna Bogai (557 m slm) con una pendenza media del 4,8%.

Superato il passo, si inizia a scendere e dopo svariati tornanti si supera prima il Borgo Montano di Sant’Angelo (Frazione di Fluminimaggiore) e poi il bivio per Antas, punto di arrivo della Variante, fino ad arrivare all’incrocio e al sottopassaggio per le Grotte di Su Mannau.

Le grotte di Su Mannau sono un complesso carsico di circa 8 Km che si articola in due tronconi principali originati da due corsi d’acqua distinti, il Rio Placido e il Rio Rapido.

Solo in parte visitabile, nelle sale aperte alla fruizione è possibile ammirare concrezioni, stalattiti e stalagmiti (la più alta misura 11 metri), colonne che si innalzano fino a 15 m, cristalli di aragonite, laghi sotterranei. E’ importante anche per gli aspetti archeologici, al suo interno sono stati rinvenuti i resti di alcune lucerne votive ad olio, di origine nuragica e manufatti di epoca fenicia e romana. È assai probabile che anticamente (circa 3000 anni fa) il sito fosse un tempio ipogeico dove sacerdoti nuragici praticavano antichi riti legati all'acqua sacra.

Preso il bivio a sinistra, si passa sotto la statale per arrivare al sito attrezzato di Su Mannau dove, previo controllo degli orari e dei periodi di chiusura, si può visitare la grotta, che oltre a presentare particolari concrezioni carsiche (i fiori di grotta in particolare) presenta anche un’importante parte archeologica.

Usciti dalla grotta, il percorso prosegue prendendo la sterrata che porta da qui alla miniera di Su Zurfuru, un bell’esempio di recupero museale che, previa prenotazione, è possibile visitare.

Ripreso il percorso si procede in leggera salita sulla sterrata panoramica che arriva alla grande sorgente di Pubusinu e alla casa dell’Ing. Carlo Marx (in Sardegna dal 1875 e morto nel 1900, lo studioso che per primo capì la stretta correlazione tra le formazioni dell’anello metallifero dell’iglesiente e dei relativi giacimenti di galena argentifera e piombo e che fu l'artefice della introduzione dei processi meccanici nelle laverie della Sardegna), ora rinomato agriturismo.

Ristorati presso la fonte si scende percorrendo la sterrata sul versante opposto a quello fatto per salire a Pubusinu e si scende alla volta di Fluminimaggiore dove finisce la Tappa montana.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,3 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1078 m / - 1207 m

Pendenza max: 13,8% / -16,2%

Pendio medio: +4,0% -4,3%

Partenza IGLESIAS h: 188 m (slm).

Arrivo FLUMINIMAGGIORE h: 61 m (slm).

Punto più Alto: Passo Genna Bogai (Iglesias): h: 554 m (slm).

Punto più Basso: (Fluminimaggiore): h: 61 m (slm).

VARIANTE BAUEDDU-ARENAS

Lunghezza Tappa con Variante: 47,5 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1405 m / - 1533 m

Pendenza max: 15,1% / -15,5%

Pendio medio: +4,6% -3,9%

Innesto Variante (Bivio San Benedetto su SS 126) al Km 4,58 della Tappa

Uscita Variante (Bivio Tempio di Antas su SS 126) al Km 14,8 della Tappa

Punto più alto (su sterrata San Benedetto – Malacalzetta): h: 625 m (slm).

VAI E VIENI BAUEDDU – ARENAS -BAUEDDU

Lunghezza VAI e vieni: 7,9 Km

Punto inizio/fine (Baueddu): h: 512 m (slm).

Punto più alto (Arenas chiesa di Santa Barbara): h: 578 m (slm).

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Lenght 35.100 m

Collegamenti

CMSB MTB Tappa 01 montana da Iglesias a Fluminimaggiore.gpx

Dislivello totale 1 494 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 02 - da Fluminimaggiore a Guspini (Itinerario in Bicicletta)

Riprendendo la strada che dal percorso costiero della prima Tappa ha portato a Fluminimaggiore, prima da un tratto della SS 126 e poi dalla strada interpoderale in località Fighezia, si arriva dopo circa, 7,8 Km ad un incrocio, che si prende in destra per iniziare la sterrata sabbiosa che porta a Scivu.

Da questo incrocio si può anche scegliere di proseguire dritti per fare il vai e vieni per Portixeddu (già descritto precedentemente) oppure fare il vai e vieni per Capo Pecora.

VAI E VIENI CAPO PECORA

Dal bivio in località Fighezia, procedendo dritti, si arriva al crocevia che preso in destra inizia la salita di circa 2.2 Km con pendenza media 5% che poi scende a Capo Pecora (13 m). Dopo aver ammirato il panorama e la particolare spiaggia con i ciottoli perfettamente sferici si ritorna sui propri passi per ritornare al bivio per Fighezia e riprendere la tappa alla volta di Scivu.

 

Al bivio di Fighezia la Tappa procede verso settentrione, iniziando la salita con pendenza media del 6%, su sterrata sabbiosa che ci porta alla piccola sella (238 m slm) tra Punta Genn’e Carru e Monte Rana.

Raggiunta la sella si inizia a scendere, sempre su strada sterrata e sabbiosa, fino ad incrociare la strada asfaltata di Scivu. Presa questa strada, svoltando a destra dopo poco si raggiunge l’incrocio con la strada che porta al parcheggio della mirabile spiaggia, dove nel periodo estivo un chiosco presente in tale area permette di trovare acqua e ristoro.

Proseguendo sulla strada asfaltata in leggera salita, si arriva infine ad un incrocio dove a sinistra si arriva all’ingresso della Colonia Penale di Is Arenas, mentre preso in destra ci immette sulla strada che inizia a salire con pendenza media del 4,1% per superare il vasto sistema dunale di Piscinas.

Al chilometro 35,8 della Tappa, sulla salita che dal bivio per Is Arenas ci porta fino ai ruderi del villaggio della vecchia miniera di Gennamari, si trova in sinistra l’attacco per una sterrata da cui inizia la variante proposta per questa tappa.

Proseguendo su asfalto, invece, il percorso continua a salire e arriva dopo poco ad incrociare la SS 126 che si prende svoltando sulla sinistra.

Dopo circa 4,8 Km sulla statale si trova il bivio per Pitzinurri che si prende svoltando a sinistra e prendendo la SP 04.

Imboccata la strada per Pitzinurri si inizia a scendere incontrando prima la Posada della Fondazione, la sterrata che conclude la variante, entrando infine ad Ingurtosu, passando davanti alla chiesa dedicata a Santa Barbara.

Proseguendo sulla strada si entra nel Villaggio minerario, ancora parzialmente abitato e si passa per il “Castello”, il palazzo della direzione dell’ex Miniera di Ingurtosu chiamato così per lo spiccato stile teutonico della sua architettura.

L’elegante costruzione in granito era anche centro di vita culturale dei notabili della società, che sotto la direzione dell’Ingegnere Hoffmann aspirava a far diventare Ingurtosu uno dei centri minerari più importanti a livello mondiale.

Passata la palazzina della direzione si arriva ad un bivio, che preso in sinistra ci porta sul percorso del vai e vieni che porta fino alla spiaggia di Piscinas, andando dritti invece ci fa proseguire la tappa.

VAI E VIENI PISCINAS

Con una discesa di circa 7,8 Km e una salita di pari lunghezza con pendenza del 3,5% questo lungo vai e vieni ci porta ad incontrare numerosi elementi della trascorsa attività minerari.

Lasciato il villaggio di Ingurtosu, dopo poco, sulla sinistra si incontra Pozzo Gal, che prende il nome da Paul Gal,  Presidente del Consiglio di Amministrazione della Penarroya, multinazionale francese che possedeva le miniere della Pertusola in Italia negli anni venti del secolo scorso. Il pozzo, situato nel Cantiere Harold, raggiunge una profondità di circa 200 m ed entrò in servizio nel 1923.  Pozzo Gal era finalizzata alla coltivazione in sotterraneo delle mineralizzazioni blendose del filone Brassey trattate nella vicina laveria per  flottazione e fu utilizzato dal 1926.

Oggi il Cantiere minerario è stato recuperato e convertito nel museo multimediale “della memoria mineraria” visitabile previa prenotazione.

Alla fine della strada asfaltata si incontrano le rovine di Pozzo Lamberti e i resti del villaggio minerario di Naracauli.

Dopo poco, scendendo sulla sterrata, si può ammirare l’imponente rudere della Laveria Brassey che mostra ancora la cura architettonica riservata agli edifici industriali dei primi del 900’. Situata nel villaggio abbandonato di Naracauli prende il nome del proprietario della Miniera, l’inglese Lord Thomas Allnutt Brassey ed entrò in funzione nei primi mesi del 1900. Destinata specialmente al trattamento dei materiali blendosi da cui si estrae prevalentemente lo zinco, l’impianto era servito da vari pozzi vicini, da cui si faceva arrivare il minerale alla laveria tramite funicolari, e ferrovie a scartamento ridotto. L’impianto serviva a separare le parti mineralizzate dalla ganga quarzosa ed è stato per anni tra i più importanti impianti idrogravimetrici della Sardegna. Smantellata negli anni settanta, oggi rappresenta una delle più suggestive e significative icone del patrimonio architettonico minerario della Sardegna.

Proseguendo sulla sterrata si arriva al parcheggio della spiaggia di Piscinas nei pressi del monumento dell’Ara del Sole opera dello scultore Pietro Casella.

Arrivati alla spiaggia si deve riprendere la strada fatta in discesa e risalire fino ad Ingurtosu per riprendere il percorso.

 

Proseguendo sulla tappa, si inizia a salire e percorre una sterrata ricchissima di emergenze minerarie che testimoniano la fervida attività passata di tutto questo comprensorio.

Poco dopo la salita si scende alla volta di pozzo Casargiu, per poi salire alla volta di Pozzo Fais dal quale continuano a fluire le acque ricche di solfuri che da qui in poi colorano di un rosso intenso le acque del Rio Irvi, proseguendo si incontra il grande pozzo Amsicora fino a salire all’altezza della diga e relativo bacino di Donegani.

Proseguendo sulla sterrata si passa il cantiere e il Pozzo Sanna, passando sotto il particolarissimo arco in cemento armato e arrivando all’Albergo Sartori poco fuori al borgo minerario di Montevecchio.

Prima di arrivare a Montevecchio, sul lato sinistro della strada è possibile osservare il cantiere Asuni e le rovine del dormitorio delle cernitrici (le donne preposte alla separazione manuale delle pietre ricche in minerale da quelle sterili) dove il 4 maggio 1871, trovarono la morte 11 operaie, donne e bambine, che perirono tragicamente per il cedimento di un serbatoio d'acqua posto sopra questi locali.

Infine, superata Piazza dei Cervi si arriva al borgo minerario di Montevecchio, ancora parzialmente abitato dove è possibile, previa prenotazione, visitare la Palazzina della Direzione (arredata ancora con mobilio del periodo).

Progettato ed edificato per volontà di Giovanni Antonio Sanna tra il 1870 e il 1877, il palazzo della direzione era il cuore pulsante degli stabilimenti minerari di Montevecchio e avrebbe dovuto ospitare gli uffici amministrativi, la propria abitazione e una piccola chiesa. Negli anni, la Palazzina, perse la funzione abitativa e venne quasi interamente destinata ad ospitare gli uffici.

Costruito su una pianta rettangolare, l'edificio presenta forme classicheggianti e neorinascimentali. Alle spalle dell'ingresso principale si trova la piccola chiesa dedicata a Santa Barbara, patrona dei minatori.

Sulla piazza centrale del borgo, dove sorge la palazzina della direzione, si trova oltre la strada anche l’edificio dell’ospedale e prendendo la SP66 si scende, costeggiando tutta la zona degli impianti minerari di Levante.

Si arriva nei pressi dell’ingresso del piazzale di Piccalinna dove una serie di edifici, tutti con muratura in pietra faccia a vista, decori in laterizi, costituiscono quello che in passato era il nucleo operativo di questo cantiere minerario: il pozzo San Giovanni e la lampisteria, la sala argano, la sala compressori e la cabina elettrica, la laveria Piccalinna, gli uffici e la forgia.

Dallo spiazzo della miniera è possibile inoltre notare le rovine della Laveria Principe Tommaso e poco oltre il Pozzo Sartori con i suoi caratteristici bacini d’acqua.

Uscendo dal cancello del comparto minerario si riprende la provinciale, che scende fino al Villaggio Sciria e la vicina birreria artigianale e dopo poco si gira a sinistra per imboccare la sterrata che fù il percorso dell’ex ferrovia, in direzione Guspini.

Si procede su questo tracciato fino ad incontrare la vecchia stazione di posta n. 8, Stazione Nurraci, (al Km 77,9 della tappa compresi i vai e vieni o al 52,7 Km della tappa senza i VAI e vieni proposti) e da qui si prende la sterrata che volge verso l’abitato di Guspini diventando via a. Gramsci.

A Guspini si arriva alla chiesa di San Nicola di Mira dove finisce la tappa e si consiglia vivamente di visitare il sito geologico dei Basalti Colonnari.

I Basalti Colonnari sono una rarissima formazione geologica che si presenta come una parete di prismi basaltici verticali, alti venti metri, accostati fra loro con forma di ‘canne d’organo’. Questo sito situato in pieno centro abitato di Guspini, deriva da un piccolo cono vulcanico la cui lava raffreddandosi in modo lento e graduale ha creato fessure verticali a foggia di colonna, che delimitano prismi a sezione poligonale, ed è oggi dichiarato monumento naturale.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

 


 

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 55,1 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1345 m / - 1278 m

Pendenza max: 13,7% / -11,9%

Pendio medio: +4,3% / -3,9%

Partenza FLUMINIMAGGIORE h: 61 m (slm)

Arrivo GUSPINI h: 130 m (slm)

Punto più Alto: Passo Biderbi e Genna Sartania: h: 464 m (slm)

Punto più Basso: (su VAI e Vieni Portixeddu): h: 8 m (slm)

Lunghezza Tappa compresi i vai e vieni 80,2 Km

 

VAI E VIENI PORTIXEDDU

Lunghezza: 695 m

Punto inizio/fine (Bivio strada per Fighezia / Portixeddu): h: 15 m (slm)

Punto più basso (Piazzetta sotto via degli asfodeli): h: 8 m (slm).

 

VAI E VIENI CAPO PECORA

Lunghezza: 8,32 Km

Punto inizio/fine (Bivio strada per Fighezia / Portixeddu): h: 15 m (slm)

Punto più basso (Piazzetta sotto via degli asfodeli): h: 13 m (slm).

Punto più alto (su strada per Capo Pecora): h: 120 m (slm)

 

VAI E VIENI PISCINAS

Lunghezza: 15,62 Km

Punto inizio/fine (Bivio per Spiaggia di Piscinas Uscita da Ingurtosu): h: 258 m (slm)

Punto più basso (inizio arenile Spiaggia di Piscinas): h: 15 m (slm).

 

VARIANTE SU STRADA STERRATA GENNAMARI – VILLA IDINA

Lunghezza Tappa con Variante: 50,0 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1215 m / - 1147 m

Pendenza max: 13,6% / -13,1%

Pendio medio: +4,2% / -3,8%

 

Innesto Variante (Sterrata per ex-villaggio minerario di Gannamari) al Km 35,8 della Tappa

Uscita Variante (Subito dopo Posada di Pitzinurri – Discesa sterrata per Villa Idina) al Km 45,1 della Tappa

Punto più alto (su sterrata Gennamari – Villa Idina presso P.ta Lorenzeddu): h: 415 m (slm).

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Lenght 83.900 m

Collegamenti

CMSB tappa-02-bici.gpx

Dislivello totale 2 446 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 03 - da Guspini a Domusnovas (Itinerario in Bicicletta)

Partendo dalla chiesa di San Nicola di Mira a Guspini e passando nei pressi del sito geologico dei Basalti Colonnari, si procede tagliando il centro urbano imboccando la salita di Via Carbonia per arrivare alla zona di Sa Tella, dove poco distante dal percorso si trova l’omonima fonte nella zona presso il Tennis Club.

Si prende poi lo stradello inizialmente asfaltato che dopo poco diventa sterrato procedendo prima verso sud, poi verso sud-ovest, sale progressivamente da 194 m (slm) (agriturismo Sa Tella) a 322 m (slm) con una pendenza media del 6% in Loc. Conca Su Bentu, da cui inizia la discesa verso Arbus.

Superato il primo pezzo della discesa, non troppo comodo e leggermente dissestato (potrebbe essere il caso per i meno esperti di scendere dalla bici e percorrere questo breve tratto a piedi), si arriva alla periferia meridionale del centro abitato di Arbus e dopo aver superato la pineta, si sale e si arriva nella zona centrale dove è possibile visitare la chiesa di San Sebastiano, il vicino Museo archeologico del Mare e il Museo del Coltello per poi iniziare a scendere e passare presso la Chiesa della B.V. Maria Regina.

Dalla chiesa si procede verso sud e, usciti dall’urbano, si arriva al bivio con la zona industriale dove si gira a sinistra per arrivare alla strada interpoderale che si imbocca svoltando a sinistra alla fine della strada della zona industriale la che scende verso valle.

Questo stradello, solo in parte asfaltato, arriva nei pressi della Tomba dei Giganti di San Cosimo dove poco dopo si innestala variante per superare il Rio Terramaistus, consigliata solo in caso di inagibilità del successivo guado.

La Tomba dei Giganti di San Cosimo è una delle maggiori costruzioni megalitiche dell’Isola, ha restituito un manufatto che potrebbe essere la più antica importazione micenea rinvenuta in un sito archeologico sardo. L’area ospita un vero e proprio parco archeologico, in cui trovano posto anche un’altra sepoltura dello stesso tipo, più piccola, e due nuraghi. Nota anche come sa grutta de santu Giuanni, realizzata in granito e con misure imponenti (è lunga trenta metri e la sua esedra è larga 26) la sepoltura fu considerata da Giovanni Lilliu la più grande tomba di Giganti fino ad allora conosciuta.

Se il Rio è in magra  è possibile proseguire sulla tappa imboccando la sterrata che gira a sud per poi fare il guado, altrimenti è necessario proseguire dritti, e immettersi sulla SP 04 per fare poco più di 1 Km e, svoltando a sinistra, riprendere il percorso su sterrato.

Proseguendo sulle strade interpoderali si arriva all’abitato di Gonnosfanadiga dove dopo aver visitato la Chiesa di Santa Barbara e passati con una deviazione a visitare la suggestiva chiesetta campestre di Santa Severa è possibile proseguire sulla tappa oppure intraprendere il vai e vieni che porta al Parco di Perd’e Pibera e alla vecchia Miniera restaurata.

VAI E VIENI PERD’E PIBERA

Poco fuori del centro abitato di Gonnosfanadiga presso la periferia meridionale, inizia la salita alla volta del Parco di Perd’e Pibera che comprende gli edifici restaurati della vecchia miniera.

Con una salita di circa 4,5 Km con una pendenza media del 5,4%, si raggiunge la casa del direttore della ex-miniera di Perd’e Pibera, parte terminale del piccolo borgo minerario, immerso tra i fitti boschi del Parco.

La Miniera di Perd’e Pibera (detta anche Riu Planu is Castangias) a Gonnosfanadiga, è nota per l’estrazione di un raro minerale, la Molibdenite (MoS2), un bisolfuro di Molibdeno. Questo minerale richiestissimo dalle industrie siderurgiche europee sin dal 1790, è utilizzato nelle leghe metalliche e nell’indurimento degli acciai resistenti alle alte temperature, nonché per la produzione di elettrodi e catalizzatori; reso in polvere impalpabile si trasformava in un importantissimo lubrificante. Oggi il compendio è diventato il parco più vasto del Medio Campidano.

Tra i vari edifici riqualificati nei primi anni 90’ c’è anche quello della chiesetta di Santa Barbara e della Laveria. Attualmente il complesso risulta comunque disabitato e senza particolari attività.

Finito il giro nel piccolo ma significativo sistema minerario si scende verso il paese e si riprende la tappa da dove si era lasciata.

La tappa prosegue sulle strade nella periferia sud orientale di Gonnosfanadiga, in parte sterrate, fino ad arrivare all’incrocio con la SS 196 e percorre un piccolo tratto di circa 2 Km sulla statale per poi rientrare nelle strade interpoderali della zona.

Dato lo stato di queste strade intercomunali, dopo il primo passaggio sulla statale è stato opportuno ripetere questo passaggio per poi imboccare una sterrata continua che essendo in ottime condizioni di percorribilità permette di proseguire lasciando la SS 196.

La strada interpoderale presa inizia a salire alla volta del suggestivo sito, immerso nel verde, delle cascate e della fonte di Sa Spendula e dopo poco entra nella periferia settentrionale di Villacidro arrivando inizialmente al punto panoramico della Croce Seddanus.

Dal punto panoramico inizia la discesa tra le vie del paese, arrivando alla Chiesa di Santa Barbara e passando presso il particolare lavatoio pubblico in stile Liberty.

La struttura del famoso Lavatoio di Villacidro inaugurato nel 1893, si presenta come una grande tettoia di stile Liberty sorretta da sei colonne di ghisa adorne di ghirigori e di pigne, una decina di vasche con rubinetti e tubi di scarico e il serbatoio simile a quello degli abbeveratoi. In passato le massaie per lavare i panni non erano più costrette a recarsi al fiume ma potevano usufruire di questo spazio pubblico, coperto e riparato, che divenne luogo di ritrovo e aggregazione sociale.

Proseguendo verso sud e presa la Via G. Garibaldi anche oltre l’abitato, superata la piccola Piazza Launeddas dopo la curva si arriva ad un bivio, che preso in sinistra ci fa proseguire sulla tappa, preso in destra invece ci immette sulla Variante che ci porta a Montimannu.

Ripreso l’asfalto si procede verso est fino ad incrociare e prendere sulla destra la SS 196, che si segue per  3,9 Km, fino ad incrociare sulla destra una sterrata che ci permette di prendere una lunga e comoda sterrata che proseguendo a Sud-Ovest ci immette in agro di Vallermosa.

Entrando dalla periferia settentrionale di Vallermosa, il percorso procede dentro il paese e arriva alla Chiesa di San Lucifero e alla piazzetta antistante. Da qui, svoltando a sinistra, si prende, per un piccolo tratto, la SS 293 e, sorpassato il ponte sul Rio Cannas sul primo bivio, si svolta a sinistra per prendere la SP 89 che si segue fino ad arrivare alla periferia orientale di Domusnovas.

Seguendo la provinciale, nei pressi di Domusnovas, si arriva alla rotonda d'ingresso al paese, qui la tappa invece che entrare nell’abitato procede dritta e in salita per circa 5 Km con una pendenza media del 3,2% in direzione nord, arrivando presso un’area parcheggio per escursionisti.

Dall’area parcheggio si cambia direzione, svoltando subito a destra e procedendo sulla sterrata in direzione sud e arrivando all’imbocco settentrionale delle Grotte di San Giovanni, uno dei Tunnel naturali carrabili più lunghi d’Europa, e dopo aver pagato l’ingresso ed eventualmente la visita guidata che approfondisce anche i numerosi aspetti legati all’archeologia di questo sito, si percorrono i circa 850 m (slm) sotto la montagna ammirando le concrezioni carsiche presenti.

La grotta è stata l'unica in Italia ad essere attraversata da una strada carrabile, lunga 850 metri è la più lunga tra le sette grotte naturali al mondo ed è stata riconosciuta monumento naturale, istituito ai sensi della L.R. n. 31/1989 con determinazione D.G. n. 2777/1999 dell'Assessorato alla Difesa dell'Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna. A partire dal Giugno 2020 diventa la prima grotta al mondo interamente allacciata ad una connessione internet e coperta dal segnale Wi-Fi.

La genesi della grotta è un esempio del fenomeno carsico specifico dovuto allo scorrere di un fiume sotterraneo che nel tempo provocò il cedimento di una massa calcarea rocciosa creando questa grande cavità. Oltre al ramo principale la grotta si sviluppa su altri due livelli, (accessibili solo agli esperti), rendendo la grotta lunga 2000 metri. Usata come rifugio, in antichità, mostra ancora i resti delle possenti mura preistoriche, che avevano lo scopo di fortificare gli ingressi nord e sud.

Oggi la strada e l'impianto di illuminazione rinnovato, rendono la grotta interamente percorribile a piedi e in bicicletta.

All’uscita dalle Grotte è possibile rifocillarsi al chiosco presente, per poi proseguire lasciando subito la strada principale e passando il piccolo ponticello che si trova sulla destra della strada, da cui inizia la strada che sale alla piccola chiesa campestre di San Giovanni poco distante.

Dallo spiazzo antistante la chiesetta, si prende la strada che scende verso il paese passando nei pressi dell'area archeologica di Sa Dom’e S’Orcu, visitabile previo prenotazione, dominata dal grande nuraghe polilobato.

Il Nuraghe di Sa Domu’e s’Orcu è un nuraghe complesso che si caratterizza per l’elevato numero di torri, ben nove, compreso il mastio. Formato da una torre centrale circondata da un bastione trilobato, che racchiude il cortile, attorno al quale a sua volta corre un antemurale con altre cinque torri. Per erigere il monumento è stata usata la pietra calcarea proveniente dal massiccio del Marganai.

Da qui, proseguendo la discesa in direzione Sud, si arriva alla periferia occidentale di Domusnovas e  imboccata Via Cagliari si entra in paese dove, arrivando all’antica chiesa di Santa Barbara, si conclude la tappa.

La chiesa di Santa Barbara di Domusnovas fu edificata intorno alla fine del XIII secolo, centro dell'antico nucleo del villaggio fortificato di Domusnovas, facente parte del sistema difensivo creato dai Pisani, con funzione protettrice di Villa di Chiesa (oggi Iglesias) e del bacino minerario dell'Iglesiente, risulta una delle più antiche chiese votate alla Santa protettrice dei minatori dell’Isola.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 75,1 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1448 m / - 1425 m

Pendenza max: 32,7% / -37,8%

Pendio medio: +3,3% / -3,0%

Partenza GUSPINI h: 130 m (slm)

Arrivo DOMUSNOVAS h: 148 m (slm)

Punto più Alto: (subito dopo passaggio Riu Cea – Domusnovas) h: 326 m (slm) o su VAI e VIENI per Perd’e Pibera h: 449 m (slm)

Punto più Basso: (uscita centro urbano di Vallermosa): h: 49,4 m (slm).

Lunghezza Tappa compresi i VAI e vieni 87,3 Km

VAI E VIENI PERD’E PIBERA

Lunghezza: 9,0 Km

Punto inizio/fine (inizio salita per Perd’e Pibera loc. Costa Perdu Cau): h: 214 m (slm)

Punto più alto (ex-villaggio minerario di Perd’e Pibera poco dopo lo stabile del direttore): h: 449 m (slm).

VAI E VIENI SAN SISINNIO

Lunghezza: 4,8 Km

Punto Iniziale (Strada comunale Paurras) h: 181 m (slm)

Punto Finale (Strada comunale Bangiu) h 179m (slm)

Punto più alto (San Sisinnio) h: 230 m (slm)

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara
 

Lenght 89.600 m

Collegamenti

tappa-03-bici.gpx

Dislivello totale 1 995 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 04 - da Domusnovas a Piscinas (Itinerario in Bicicletta)

Dalla chiesa di Santa Barbara di Domusnovas, si prende Via Foscolo, e usciti dall’abitato si passa il sottopassaggio alla SS 130, per girare subito a sinistra sulla sterrata che affianca la statale.

Si arriva così al bivio sulla SP 87 che si prende svoltando a destra per arrivare subito alla periferia settentrionale di Musei.

Entrati a Musei, si arriva al parco ETFAS, con i sui caratteristici Silos, che testimoniano la natura agricola del paese, si arriva alla chiesa di Sant’Ignazio dove nei pressi è possibile ammirare Su Congiu de Omu, che risulta essere il più antico edificio costruito in ladiri (metodo costruttivo con mattoni di fango e paglia) della Sardegna.

Attraversato il paese in direzione ovest, ci si immette sulla SP 87 per arrivare alla stazione ferroviaria di Villamassargia e percorrendo il cavalcavia ci si immette direttamente nella strada per il centro abitato di Villamassargia in direzione sud, superando il ponte sulla SP 87. Dopo circa 1,7 Km si arriva alla rotonda all’ingresso di Villamassargia dove proseguendo dritti in direzione sud, si entra nel centro abitato.

Qui percorsa la via Roma si raggiunge la Piazza Pilar, dove sorge la chiesa romanica di San Ranieri e, proseguendo, si arriva presso l’area sportiva nella periferia meridionale del paese.

Presa Via dello Sport, si esce da Villamassargia proseguendo verso Est e, inoltrandoci nelle campagne, si arriva all’altezza del rilievo che ospita il Castello di Gioiosa Guardia che si può ammirare alla destra del percorso.

Il castello venne probabilmente costruito per volere dei Della Gherardesca che divennero padroni del sud-ovest sardo dopo la spartizione del Giudicato di Cagliari avvenuta nel 1258, tuttavia secondo un'altra ipotesi la sua costruzione sarebbe databile al XII secolo, durante il regno di Guglielmo I Salusio IV.

Proseguendo sulla sterrata si arriva poco dopo all’ingresso dell’Oasi Naturale di S’Ortu Mannu, un uliveto che ospita piante secolari tra cui spicca “Sa Reina” un ulivo che ha oltre 16 m di diametro e che si stima abbia oltre 800 anni.

Dopo aver visitato questo particolare sito si continua a est sempre sulla sterrata fino ad arrivare molto vicino alla SP 02. Da qui, proseguendo sulla sterrata che volge verso sud si resta sulla tappa, invece svoltando a destra e dirigendoci verso Nord è possibile iniziare la Variante che ci porta a Siliqua.

Il sito di Sa Marchesa è un sito unico per la sua tipologia e comprende un’area museale, un parco geominerario naturalistico e una grotta, facilmente visitabile, previa prenotazione. Nello specifico la grotta, denominata Su Montixeddu, ha la profondità di 27 metri e si sviluppa principalmente nei calcari paleozoici del Cambriano medio, tipici del Sulcis. L’interesse dominante per questa cavità è di natura archeologica infatti al suo interno sono stati rinvenuti frammenti di ceramiche preistoriche le quali tappezzano tutto il fondo e gli scavi, periodicamente attivi, sono visitabili.

In prossimità della grotta sono stati rinvenuti  insediamenti di epoca nuragica.

Non volendo percorrere questa variante come abbiamo già indicato in precedenza, al bivio nei pressi della SP 02, si procede verso Sud iniziando la salita di 7,7 Km, con una pendenza media del 3% che ci porta all’ex villaggio minerario di Orbai in agro di Villamassargia.

Il villaggio di Orbai sorge nel mezzo di un rigoglioso bosco con uno splendido panorama sulla valle del fiume Cixerri e fu abitato per circa 80 anni.

La miniera iniziò a funzionare, per la produzione di misti piombozinciferi, attorno al 1872 ad opera della "Società degli Orbi" da cui avrebbe poi preso il nome anche il villaggio.

Già da subito emersero le difficoltà connesse al trasporto delle produzioni dovute alla mancanza di collegamenti stradali con i porti.

Dopo la fine del conflitto mondiale, d'intesa con la Monteponi, sarebbero dovuti riprendere i lavori di estrazioine come Società della Miniera di Orbai, ma anche in questa occasione i risultati non furono soddisfacenti e dopo pochi anni (attorno alla metà degli anni '50) la miniera venne definitivamente chiusa e la concessione revocata.

Visitato l’ex-Villaggio minerario di Orbai, attualmente disabitato nonostante i lavori di riqualificazione attuati nei primi anni novanta, e saliti fino alla sua sommità da cui è possibile godere di una pregevole vista su tutta la valle del Cixerri, si procede, sempre su sterrata, alla volta dell’ex-Villaggio minerario di Rosas.

 

La miniera di Rosas già sfruttata ai tempi dei Romani e poi dei Pisani, è la seconda concessione mineraria più antica della Sardegna.

Concessa nel 1851 per lo sfruttamento della galena alla Società Anonima dell'Unione Miniere Sulcis e Sarrabus, nel 1900 la concessione fu estesa allo zinco e ai minerali di rame, lo sfruttamento minerario cessò nel 1979.

In questo sito, nel 1908, fu scoperta dal prof. Domenico Lovisato la rosasite, un carbonato di zinco e rame che è stato riconosciuto come minerale identitario definito come specie-tipo della Sardegna. La Rosasite prende appunto il nome dalla miniera di Rosas dove è stato rinvenuto per la prima volta.

Il sito minerario ristrutturato e riqualificato per l’ospitalità turistica, si presenta come un “museo a cielo aperto”, dove tutti gli edifici industriali sono stati restaurati e resi accessibili alla fruizione e le vecchie unità abitative sono state riqualificate per l'ospitalità turistica.

Di recente, a seguito di problemi gestionali, il sito non è momentaneamente funzionante.

In questo tratto si sale alla quota massima della tappa (482 m) con una pendenza media del 6,2%, per poi scendere a quota 250 m (slm) del Villaggio di Rosas.

Arrivati presso la piazzetta del villaggio minerario, riqualificato a struttura alberghiera, si può scegliere se intraprendere la seconda variante del percorso oppure procedere sulla tappa.

Nel primo caso si procede alla volta di Narcao, mentre se si continua sulla tappa si va verso Nuxis e Santadi.

Usciti da Rosas rimanendo sulla tappa e prendendo la sterrata che volge a destra, prima di arrivare alla piazza dell’ex villaggio, si inizia un percorso in sterrata con diversi saliscendi. Questo percorso inizialmente sui monti arriva poi presso le campagne di Nuxis ed infine interseca la SP 78 che si prende svoltando a sinistra per arrivare al bivio per il sito di Sa Marchesa.

Visitato il sito Geo Speleo Archeologico, dove si riconnette la prima variante per Siliqua, si ripercorre la sterrata fino a ritornare alla SP 78 e continuare in asfalto per arrivare alla frazione di Acquacadda (Nuxis).

Superato il piccolo centro abitato si procede su una strada interpoderale per prendere per un brevissimo tratto la SS 293 e arrivare infine a Nuxis dalla periferia settentrionale del paese.

Procedendo internamente all’abitato e imboccata Via Santadi, si esce dal paese e, proseguendo sulla prosecuzione di questa strada, si arriva al piccolo vai e vieni che ci permette di visitare il pozzo Sacro di Tattinu e poco dopo, con un ulteriore piccolo vai e vieni, la Chiesetta Bizantina di Sant’Elia.

Il pozzo sacro di Tattinu si differenzia dalle altre strutture simili della Sardegna poiché rimane privo di strutture a vista e del vestibolo. La scala (28-29 gradini) e il vano d'acqua che formano insieme un vuoto rettangolare, la sezione "a bottiglia" del pozzo, ellittico in pianta, lo diversifica dai templi a pozzo della Sardegna.

La chiesa campestre di Sant'Elia di epoca bizantina, edificata tra il IX e il XII secolo con pietre non squadrate e di piccole dimensioni, presenta la tipica pianta a croce greca, con volte a botte e cupola centrale troncoconica.

Visitati questi due importanti siti di interesse, si procede sempre sullo stradello intrapreso e si arriva a Santadi presso la chiesa di San Nicolò dove si sviluppa la parte alta del paese.

La chiesa di San Nicolò risalente al XV secolo e ricostruita nell’Ottocento, rappresenta il centro di Santadi e nei pressi di questo sito è possibile avere un esempio delle usanze sulcitane nella casa-museo sa Domu Antiga. Va inoltre segnalato che ad inizio agosto è possibile assistere alla manifestazione dal Matrimonio Mauritano, con un cerimoniale improntato ad antiche tradizioni rurali.

Sempre in centro è possibile visitare il Museo Archeologico dove sono in mostra alcuni interessanti reperti del vicino sito di Pani Loriga e di altri siti archeologici della zona. Riprendendo il percorso e attraversato il paese, si imbocca Via Giardini proseguendo per il suo prolungamento su via Oristano e si esce da Santadi.

Si percorre la sterrata parallela alla Via Cagliari fino a superare la zona commerciale di Santadi, poi svoltando a sinistra si rientra su via Cagliari e dopo poco si supera la rotonda lasciando sulla sinistra lo stabilimento della rinomata Cantina Sociale di Santadi e si procede alla volta di Villaperuccio.

Entrati a Villaperuccio, dopo poco si prende, svoltando a sinistra in Via Eleonora D’arborea, passando nella periferia meridionale del paese, per uscire dallo stesso imboccando Via Santa Lucia e andare verso Sud alla volta della piccola frazione di Terrazzu.

Arrivati presso la zona abitata, sulla sinistra è possibile vedere l’imponente Menhir Luxia Arrabiosa (uno dei più alti della Sardegna) megalite eretto in epoca neolitica.

Proseguendo sulla strada, si arriva dopo poco ad un bivio dove, svoltando a sinistra e proseguendo su questo percorso, si procede su sterrata e dopo poco si percorre il vecchio tracciato ferroviario e si arriva nei pressi dell’area parcheggio asservente l’area archeologica di Pani Loriga (visitabile previo prenotazione e controllo degli orari di apertura).

Proseguendo sulle sterrate dell’area a sud dell’area archeologica, tra i vigneti della zona, si arriva al piccolo borgo di Barrua de Basciu e qui all’incrocio con la SP 70 se si gira a sinistra sulla sterrata è possibile accorciare la tappa arrivando direttamente a Piscinas.

Proseguendo sulla SS 70 invece si arriva alla zona di Su Benatzu dove presso il piccolo borgo è presente ancora lo scavo della miniera di barite. Proseguendo sulla provinciale si arriva dopo poco all’ingresso delle Grotte di Is Zuddas, visitabili previa prenotazione e controllo degli orari.

Lungo il percorso turistico che si sviluppa per circa 500 m si possono ammirare imponenti stalattiti e stalagmiti, passando per le colate e le cannule fino alle rare eccentriche di aragonite che caratterizzano questo complesso carsico. All’ingresso sono ancora visibili le tracce del prolagus sardus, roditore estinto, che ha abitato la Sardegna e la Corsica.

Visitate le grotte e ripreso il percorso a ritroso per circa 500 m (slm) sulla provinciale si svolta a sinistra per prendere una sterrata che passa nei pressi di piccoli insediamenti rurali spesso unifamiliari per riprendere la SP 70 nella zona di Is Carillus.

Superato questa fattoria, si svolta a sinistra e si inizia a salire con una pendenza media del 3,6% arrivando nei pressi di una serie di insediamenti unifamiliari come i precedenti che in questa zona sono chiamati con l’appellativo Masoni.

Arrivati nei pressi della Tomba dei giganti di S’Arcu’e su Re, in terreno privato, si scende verso il Nuraghe de Frois e dopo poco si raggiunge il villaggio abbandonato di Su Rai.

Superato il desolato borgo e superato il ponticello sul Riu Piscinas si prosegue su sterrata per avvicinarsi all’abitato di Piscinas da sud e passando nei pressi del nuraghe Corongiu Logus prima e vicino alla necropoli Cungiau de sa Tutti, si entra nell’abitato di Piscinas da ovest.

All’ingresso di Piscinas, è possibile visitare l’arabeggiante Villa Salasar per poi entrare nel paese e arrivare presso l’ex stazione ferroviaria dove si trova la Posada della Fondazione CMSB (presto attiva come HUB della Ciclovia) e finisce questa lunga tappa.

Progettata dall'arch. Giorgio Asproni, figlio dell'omonimo deputato sardo, ed edificata alla fine dell'800 per la famiglia Salasar di Iglesias, è un'elegante villa di campagna chiamata anche Villa Bice; nel 2002 l'Amministrazione comunale l’ha acquistata per ristrutturarla e destinarla a struttura culturale polivalente. L'edificio, inserito in un pregevole parco ricco di piante anche secolari ed essenze arboree rare, è dotato di numerosi ambienti ed è realizzato su pianta a U.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 93 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1564 m / - 1649 m

Pendenza max: 15,8% / -15,6%

Pendio medio: +3,0% / -2,8%

Partenza DOMUSNOVAS h: 148 m (slm)

Arrivo PISCINAS h: 66m (slm)

Punto più Alto: (su sterrata dall’ex villaggio minerario di Orbai a quello di Rosas) h: 483 m (slm)

Punto più Basso: (uscita centro urbano di Villaperuccio, direzione frazione di Terrazu): h: 64 m (slm).

Lunghezza Tappa compresi i vai e vieni 94,4 Km

VAI E VIENI PER IL SITO MINERARIO E SPELEO ARCHEOLOGICO DI SA MARCHESA (Nuxis)

Lunghezza vai e vieni: 2,6 Km

Punto inizio/fine (su SP 78 poco dopo ingresso a frazione di Acquacadda): h: 177 m (slm)

Punto più alto (sito di Sa Marchesa): h: 221 m (slm).

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Lenght 99.900 m

Collegamenti

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Dislivello totale 1 961 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento