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Percorsi per cimentarsi nell'esplorazione o nell'osservazione della Natura. Avventure educative per i più piccoli, ma anche Birdwatching, Orienteeering ed altri divertimenti per i più grandi: il contatto con la Natura, se vissuto con rispettosa attenzione per i suoi abitanti, è assai gratificante...

Itinerari

CMSB – Tappa 08 – Variante - verso La Punta e La Tonnara - (Itinerario in bicicletta)

Preso il Traghetto da Portovesme, dopo appena 40/45 min. di traversata si attracca a Carloforte dove inizia la Tappa 08.

All’arrivo al porto, la Via Cavour con i suoi edifici in stile liberty e i grandi e centenari alberi di Ficus, accolgono il turista e scesi dalla nave si percorre questa via fino ad uscire nella parte settentrionale dell’abitato.

Svoltato a sinistra e presa Via Pertini, ci si addentra nella zona interna dell’isola e, seguendo il prolungamento della via su strada asfaltata, si arriva al bivio che ci immette nel primo vai e vieni che si percorre seguendo il naturale prolungamento della strada senza svoltare a sinistra.

Seguendo quindi la strada si inizia a scendere verso la Spiaggia di Cantagallina e, superata la piccola insenatura, si arriva presso gli edifici riqualificati che erano in passato il rimessaggio della Bilancelle che condotte dai Galanzieri facevano la spola tra Carloforte e le cale della costa sarda dove venivano caricati i minerali coltivati nelle diverse miniere per essere portati al porto di Carloforte e caricati sui bastimenti diretti verso la penisola italiana.

Da qui volendo è possibile raggiungere la rinomata spiaggia di Tacca Rossa.

Ritornando in salita al bivio intrapreso per iniziare il vai e vieni si svolta a destra e si continua a salire, arrivando dopo circa 1,1 Km al bivio con la prima Variante di questo percorso che come tutte le varianti contemplate per questa tappa si configura come un lungo vai e vieni.

 

VARIANTE 1 - VAI E VIENI LA PUNTA (Tonnara PIAM)

Al bivio precedentemente richiamato si svolta a sinistra e si comincia a scendere verso la costa.

Poco prima di arrivare alla scogliera di La Punta (estremo settentrionale dell’isola di San Pietro) si incontrano sulla sinistra le particolari formazioni geologiche a globoidi e successivamente, sulla destra, le rovine della vecchia tonnara e subito dopo gli edifici della nuova tonnara privata, le Tonnare PIAM.

 

L’inizio dell’attività di questa tonnara risale alla seconda metà del 1600 quando i primi locali e successivamente lo stabilimento per la lavorazione vennero costruiti all’Isola Piana piccola isola situata a meno di un miglio dalla località “La Punta”.

Dal 1711 la proprietà fu ceduta al Marchese Francesco Pes di Villamarina e successivamente restò di proprietà dei Marchesi Pes di Villamarina i quali affittarono l’attività a diversi commercianti genovesi.

Nel 1898 il Marchese Salvatore Pes di Villamarina e d’Azeglio diresse direttamente l’attività di pesca e nel 1966 tutte le attrezzature e i vascelli vennero trasferiti nell’attuale posizione in località “La Punta”. Dal 1880 a oggi la tonnara di Carloforte è di proprietà di una società familiare, la famiglia Greco.

I tonni rossi, pescati durante la mattanza e nella stagione detta della “Corsa” (durante la sua migrazione che avviene tra aprile e giugno), vengono immediatamente  trasformati in conserve sottolio direttamente negli stabilimenti della Tonnara. Caratteristica peculiare è l’adozione di scatole metalliche rettangolari (bauletti) confezionate manualmente, con olio d’oliva e sale marino. Questo prodotto rappresenta un’eccellenza alimentare sarda.

Arrivati alla scogliera si apprezza il bel panorama che spazia dalla vicina Isola Piana (isola privata) fino a Capo Altano.

Ripreso il percorso questa volta in salita con pendenza media del 3% dai 5 m (slm) della scogliera si ritorna ai 69m (slm) del bivio che girando a destra ci ricongiunge alla Tappa.

 

Dal bivio per le Tonnare, preso girando a destra per fare la variante, si procede verso Nord per poche decine di metri, poi la strada piega a Ovest e dopo circa 1,3 Km si incrocia lo stradello che, girando a sinistra, volge a Nord iniziando la seconda Variante proposta che ci porta a Punta delle Oche.

Per chi non avesse intenzione di percorrere la variante, il percorso che prosegue sulla strada principale, continua a salire e, arrivando a quota 185 m, incontra il ritorno della variante e prosegue fino ad arrivare alla Loc. Gioia.

In prossimità di questa zona la strada percorsa presenta un bivio dove, girando a destra si inizia la terza variante proposta, mentre svoltando a sinistra si prosegue sulla tappa, evitando il lungo vai e vieni per Capo Sandalo.

Ripreso il percorso della Tappa presso la Loc. Gioia si prosegue verso Carloforte, arrivando nella zona più meridionale delle Saline dopo aver superato i due siti archeologici della Piramide (di origine nuragica) e del Nuraghe Laveria dove il Mastio del nuraghe è parzialmente integrato con le strutture diroccate della vecchia laveria.

Nei pressi delle Saline svoltando a sinistra è possibile accorciare il percorso rientrando subito a Carloforte dal percorso in Salina, mentre svoltando a destra si prosegue verso Sud-Ovest per intersecare la SP 03 e arrivare alla spiaggia La Caletta.

Il percorso poi procede percorrendo le strade che portano alle diverse spiagge, cale e scogliere, passando per il punto panoramico di Cala Mezzaluna, per la scogliera di Punta delle Colonne, per la spiaggia di La Bobba, per la spiaggia Guidi, per la spiaggia di Punta Nera, per la spiaggia di Girin e rientrando alla zona delle Saline per la spiaggia del Giunco.

Superato il cimitero e seguendo la strada asfaltata che lambisce la parte Nord Occidentale delle saline, si arriva all’ingresso del percorso dentro l’argine esterno delle Saline e, fatto questo percorso, si arriva direttamente sulla parte meridionale del Porto presso il centro abitato.

Da qui è possibile svoltare a sinistra e procedere verso la Torre di San Vittorio dove è ospitato un piccolo ma suggestivo Museo archeologico dell’isola.

Dopo la visita al museo (previo controllo di orari ed eventuale prenotazione), si ritorna al porto e si ritorna al molo di partenza dei traghetti.

Per chi volesse visitare Carloforte è opportuno puntualizzare che è un'isola linguistica ligure in quanto l'isola di San Pietro fu colonizzata, dopo secoli di abbandono, nel 1738 da genovesi provenienti da Tabarka, isola oggi collegata alla costa tunisina.

Il tessuto urbano caratterizzato dai carrugi tipici genovesi è assai apprezzato dai turisti che presso queste anguste viuzze trovano vari punti di ristoro dove è possibile gustare piatti a base di pesce ed in particolare di tonno.

Presso il porto è possibile ammirare la particolare struttura del Teatro Cavallera , mentre nel centro è possibile visitare il museo etnografico della Casa del Duca, dove una buona parte dell’esposizione è dedicata alla tradizione legata alla pesca del tonno (di particolare pregio in queste acque).

Nella parte più alta del paese sono ancora ben visibili le mura di cinta e la Porta del Leone. Finito il giro turistico di Carloforte che si apprezza meglio fatto a piedi, ci si imbarca per ritornare a Portoscuso.

 

Credits: CMSB

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,5 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 690 m / - 688 m

Pendenza max: 15,1% / -15,3%

Pendio medio: +2,9% / -3,5%

Partenza traghetto da PORTOVESME durata 40 min. circa

Partenza CARLOFORTE (Sbarco Traghetto) h: 0 m (slm).

Arrivo CARLOFORTE (Imbarco Traghetto) h: 0 m (slm).

Punto più Alto: (presso Loc. Guardia dei Mori) h: 185 m (slm).

Punto più Basso: (Porto di Carloforte): h: 0 m (slm).

 

VARIANTE 1 - VAI E VIENI LA PUNTA (Tonnara PIAM)

Lunghezza Variante: 4,4 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 39,0 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 744 m / - 741 m

Pendenza max: 14,2% / -14,7%

Pendio medio: +2,9% / -3,3%

Innesto e Uscita Variante (su strada per Loc. Guardia dei Mori) al Km 5,3 della Tappa

Punto più basso (La Punta) h: 4 m (slm).


Credits: CMSB

Lenght 4.500 m

Collegamenti

tappa-08-variante-punta tonnara.gpx

Dislivello totale 66 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB – Tappa 08 – Variante verso Punta delle Oche (Itinerario in bicicletta)

Preso il Traghetto da Portovesme, dopo appena 40/45 min. di traversata si attracca a Carloforte dove inizia la Tappa 08.

All’arrivo al porto, la Via Cavour con i suoi edifici in stile liberty e i grandi e centenari alberi di Ficus, accolgono il turista e scesi dalla nave si percorre questa via fino ad uscire nella parte settentrionale dell’abitato.

Svoltato a sinistra e presa Via Pertini, ci si addentra nella zona interna dell’isola e, seguendo il prolungamento della via su strada asfaltata, si arriva al bivio che ci immette nel primo vai e vieni che si percorre seguendo il naturale prolungamento della strada senza svoltare a sinistra.

Seguendo quindi la strada si inizia a scendere verso la Spiaggia di Cantagallina e, superata la piccola insenatura, si arriva presso gli edifici riqualificati che erano in passato il rimessaggio della Bilancelle che condotte dai Galanzieri facevano la spola tra Carloforte e le cale della costa sarda dove venivano caricati i minerali coltivati nelle diverse miniere per essere portati al porto di Carloforte e caricati sui bastimenti diretti verso la penisola italiana.

Da qui volendo è possibile raggiungere la rinomata spiaggia di Tacca Rossa.

Ritornando in salita al bivio intrapreso per iniziare il vai e vieni si svolta a destra e si continua a salire, arrivando dopo circa 1,1 Km al bivio con la prima Variante di questo percorso che come tutte le varianti contemplate per questa tappa si configura come un lungo vai e vieni.

 

 

Dal bivio per le Tonnare, preso girando a destra per fare la variante, si procede verso Nord per poche decine di metri, poi la strada piega a Ovest e dopo circa 1,3 Km si incrocia lo stradello che, girando a sinistra, volge a Nord iniziando la seconda Variante proposta che ci porta a Punta delle Oche.

 

VARIANTE 2 - VAI E VIENI PUNTA DELLE OCHE

Imboccato lo stradello si procede in discesa e dopo circa 3 Km, superata la roccia del Fungo che si può intravedere sulla destra del percorso, si raggiunge la zona della Punta delle Oche che rimane a picco sul mare.

Nei pressi dello slargo presso la scogliera è visibile un’antica tomba punica e alla base della scogliera è presente una grotta marina, meta ambita dei patiti di immersioni.

Proseguendo lungo lo stradello si inizia la salita che da quota 45 m (slm) ci porta a 185 m (slm) in poco più di 3 km di percorso, con una pendenza media del 4,6%.

Finita la salita si ritrova il percorso della Tappa sulla strada che in discesa prosegue verso Ovest.

Per chi non avesse intenzione di percorrere la variante, il percorso che prosegue sulla strada principale, continua a salire e, arrivando a quota 185 m, incontra il ritorno della variante e prosegue fino ad arrivare alla Loc. Gioia.

In prossimità di questa zona la strada percorsa presenta un bivio dove, girando a destra si inizia la terza variante proposta, mentre svoltando a sinistra si prosegue sulla tappa, evitando il lungo vai e vieni per Capo Sandalo.

Ripreso il percorso della Tappa presso la Loc. Gioia si prosegue verso Carloforte, arrivando nella zona più meridionale delle Saline dopo aver superato i due siti archeologici della Piramide (di origine nuragica) e del Nuraghe Laveria dove il Mastio del nuraghe è parzialmente integrato con le strutture diroccate della vecchia laveria.

Nei pressi delle Saline svoltando a sinistra è possibile accorciare il percorso rientrando subito a Carloforte dal percorso in Salina, mentre svoltando a destra si prosegue verso Sud-Ovest per intersecare la SP 03 e arrivare alla spiaggia La Caletta.

Il percorso poi procede percorrendo le strade che portano alle diverse spiagge, cale e scogliere, passando per il punto panoramico di Cala Mezzaluna, per la scogliera di Punta delle Colonne, per la spiaggia di La Bobba, per la spiaggia Guidi, per la spiaggia di Punta Nera, per la spiaggia di Girin e rientrando alla zona delle Saline per la spiaggia del Giunco.

Superato il cimitero e seguendo la strada asfaltata che lambisce la parte Nord Occidentale delle saline, si arriva all’ingresso del percorso dentro l’argine esterno delle Saline e, fatto questo percorso, si arriva direttamente sulla parte meridionale del Porto presso il centro abitato.

Da qui è possibile svoltare a sinistra e procedere verso la Torre di San Vittorio dove è ospitato un piccolo ma suggestivo Museo archeologico dell’isola.

Dopo la visita al museo (previo controllo di orari ed eventuale prenotazione), si ritorna al porto e si ritorna al molo di partenza dei traghetti.

Per chi volesse visitare Carloforte è opportuno puntualizzare che è un'isola linguistica ligure in quanto l'isola di San Pietro fu colonizzata, dopo secoli di abbandono, nel 1738 da genovesi provenienti da Tabarka, isola oggi collegata alla costa tunisina.

Il tessuto urbano caratterizzato dai carrugi tipici genovesi è assai apprezzato dai turisti che presso queste anguste viuzze trovano vari punti di ristoro dove è possibile gustare piatti a base di pesce ed in particolare di tonno.

Presso il porto è possibile ammirare la particolare struttura del Teatro Cavallera , mentre nel centro è possibile visitare il museo etnografico della Casa del Duca, dove una buona parte dell’esposizione è dedicata alla tradizione legata alla pesca del tonno (di particolare pregio in queste acque).

Nella parte più alta del paese sono ancora ben visibili le mura di cinta e la Porta del Leone. Finito il giro turistico di Carloforte che si apprezza meglio fatto a piedi, ci si imbarca per ritornare a Portoscuso.

 

Credits: CMSB

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,5 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 690 m / - 688 m

Pendenza max: 15,1% / -15,3%

Pendio medio: +2,9% / -3,5%

Partenza traghetto da PORTOVESME durata 40 min. circa

Partenza CARLOFORTE (Sbarco Traghetto) h: 0 m (slm).

Arrivo CARLOFORTE (Imbarco Traghetto) h: 0 m (slm).

Punto più Alto: (presso Loc. Guardia dei Mori) h: 185 m (slm).

Punto più Basso: (Porto di Carloforte): h: 0 m (slm).

 

VARIANTE 2 - VAI E VIENI PUNTA DELLE OCHE

Lunghezza Variante: 5,7 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 40,2 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 768 m / - 765 m

Pendenza max: 14,7% / -14,9%

Pendio medio: +3,0% / -3,4%

Innesto Variante (su strada per salire alla Loc. Guardia dei Mori) al Km 6,3 della Tappa

Uscita Variante (su strada per scendere dalla Loc. Guardia dei Mori) al Km 7,7 della Tappa

Punto più basso (Punta delle Oche - Parcheggio) h: 45 m(slm).


Credits: CMSB

Lenght 5.700 m

Collegamenti

tappa-08-variante PUNTA OCHE.gpx

Dislivello totale 176 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 09 – Variante da Bindua a Monteponi Scalo - (Itinerario in bicicletta)

Rientrati da Carloforte e sbarcati a Portovesme si ritorna alla Piazza antistante la Tonnara Su Pranu e da qui iniziamo l’ultima tappa del Cammino.

Il percorso procede ripercorrendo per la prima parte il tratto del vai e vieni per Capo Altano (vedi Tappa 7), imboccando Via Grazia Deledda e uscendo da Portoscuso. Successivamente, girando a destra, si prende Viale delle Regioni e, superata la pineta, si arriva ad un crocevia dove si gira a sinistra imboccando Viale Sardegna. Su questa via, alla prima traversa si svolta a sinistra, si percorre Via Valle D’Aosta e si procede in direzione Nord-Est su Via Santa Barbara.

Dopo circa 700 m su Via Santa Barbara si trova l’edicola di San Francesco, dove si può effettuare una piccola sosta, per poi prendere la strada interpoderale denominata Strada Romana.

Dalla partenza della tappa fino alla curva a gomito che si effettua seguendo lo sviluppo di questa strada interpoderale, il percorso mostra una pendenza pressoché costante del 2,3% circa, partendo da quota 9 m (slm) - Tonnara di Su Pranu - e arrivando alla curva sulla strada interpoderale Strada Romana a quota 95 m.

Dopo la curva a gomito e scendendo verso Ovest, si entra nella pineta e attraversando l’area oggetto di rimboschimento si prende infine la provinciale e si svolta a sinistra per procedere verso Nord.

Percorsi sulla provinciale 750 m circa, la Tappa prosegue girando a destra su una strada industriale che dopo poco diventa sterrata mentre rimanendo sulla provinciale si procede sul percorso della prima Variante di questo tracciato, che propone di proseguire sulla SP 108, piuttosto che addentrarsi e procedere verso la Loc. Ghilotta.

Presa la strada industriale che sale per circa 1,5 Km con una pendenza del 4,3% e seguendo poi la stessa che scende verso la Necropoli Ghillotta, sulla sinistra del percorso è possibile scorgere la Miniera di Seruci (ancora parzialmente attiva data la sua recente conversione sperimentale - vedi Tappa 7 - Carbosulcis ). Proseguendo su questa sterrata si giunge nei pressi del nuraghe Ghillotta dove poco dopo si trova l’incrocio con la SP 82 che si prende svoltando a sinistra. Dopo poco più di 1,5 Km sulla provinciale, si arriva ad un crocevia dove girando a sinistra si prende la strada che porta all’ingresso della Miniera di Seruci.

Arrivati in prossimità dei cancelli del sito minerario si svolta a destra su una strada sterrata e, seguendo lo sviluppo di questa, si giunge all’ingresso del sito Archeologico di Nuraghe Seruci e del Villaggio nuragico dove previa prenotazione è possibile fare un’interessante visita guidata.

Il complesso di Seruci costituito da un nuraghe complesso antemurale, un esteso villaggio di capanne e una tomba dei Giganti si estende per ben sei ettari. Il nuraghe complesso, penta o esalobato, originario del Bronzo recente (fine XIV secolo a.C.) rimase attivo sino al X a.C., nel Bronzo finale. Il mastio (torre centrale) a cupola aggettante era composto in origine da tre celle sovrapposte con  un diametro di base di circa 60 metri elevandosi per circa 15 metri di altezza, circondato da un antemurale a cinque (o sei) torri, alcune in buono stato di conservazione.

Attorno al nuraghe si sviluppa uno dei più vasti villaggi nuragici della Sardegna, con circa un centinaio di capanne raggruppate in zone abitative divise e da vie interne al villaggio. Le capanne hanno forma circolare e in alcune di esse si nota l'utilizzo di soluzioni architettoniche che raramente si riscontrano in altri villaggi nuragici come ad esempio l'utilizzo di muri divisori con l'aggiunta di altri ambienti. All'interno del villaggio, nelle vicinanze del nuraghe, si trova una capanna dalle vaste dimensioni (denominata Capanna del Capo) che probabilmente doveva avere la funzione di riunire la comunità o una parte di essa.

Finita la visita si scende sulla strada acciottolata e poi asfaltata che incrocia la SP 108 e si prosegue su quest’ultima, svoltando a sinistra.

Si prosegue sulla provinciale fino ad incontrare l’incrocio che, girando a destra, ci porta sulla SS 126 in direzione Bacu Abis.

Passando sulla Statale dopo poco è possibile vedere sulla destra i ruderi della Chiesa Campestre di San Rocco (protettore dei pellegrini) e proseguendo si arriva alla rotonda che ci permette di cambiare direzione e prendere la strada che ci porta a Bacu Abis, passando prima presso il sito di Pozzo Castoldi.

Pozzo Castoldi realizzato nel 1929 fu attivo dal 1931 al 1941, la struttura era corredata da un castello, la cabina dell’argano e le gallerie. Rivestito in muratura, grazie alle sue dimensioni (m 3,50 x 1,50) permetteva il transito di due gabbie. Il castello, a traliccio in ferro, misurava 22 metri. L'attività estrattiva interrotta nel 1941 per l'esaurimento del filone fece sì che il pozzo venisse riqualificato come galleria di collegamento con la miniera di Cortigiana. La sua dismissione totale risale alla seconda metà degli anni '50 dello scorso secolo. Ad oggi l’unico elemento di archeologia industriale che è stato oggetto di restauro è l’argano di estrazione, azionato da un motore elettrico protetto dalle intemperie da una costruzione chiamata “la casa dell’argano”. Oltre all’argano, presso il piazzale antistante il pozzo sono esposte a cielo aperto delle centine e alcuni vagoncini per il trasporto del carbone.

Entrati a Bacu Abis si percorrono le principali vie dell’abitato per arrivare presso la piazza antistante la Chiesa di Santa Barbara da dove ogni anno parte la processione dedicata alla Santa.

Dalla piazza della chiesa si prende Vicolo Pietro Micca e finite le abitazioni si svolta a sinistra per scendere e prendere la sterrata che ricalca il tracciato della ferrovia e prosegue in direzione Nord per arrivare a Gonnesa.

La sterrata dopo poco finisce incrociando Corso Giacomo Matteotti che si percorre svoltando a sinistra e proseguendo verso l’abitato di Gonnesa all’altezza di Via della Repubblica.

Percorrendo questa via nei pressi del centro di Gonnesa, dopo circa 100 m si incrocia Via S. Andrea dove si innesta il tratto in Variante per Monte Onixeddu e Sa Macchina Beccia, comune sia alla Variante 2 che alla Variante 4.

 

Il Villaggio Asproni fu fondato nel periodo d’oro della miniera di Seddas Moddizzis, ed era abitato dalla famiglia Asproni e dai dipendenti della miniera.  Il villaggio è costituito da alcune case, uno spaccio, la chiesa di San Giorgio, gli uffici della Direzione, la villa dell’ingegnere, la scuola e altri piccoli edifici.

Fu abbandonato dalla prima metà del ‘900, quando iniziò la crisi della miniera, ed è rimasto per lungo tempo in stato di abbandono, e usato prevalentemente come ricovero per animali. Di recente, come precedentemente detto, il villaggio è stato acquistato da privati con l’intento di riqualificarlo e musealizzarlo.  In quanto luogo fantasma, il Villaggio, secondo alcuni racconti popolari è frequentato dallo spettro del Cavalier Toro, personaggio importante di Gonnesa nei primi del Novecento.

Rimanendo sulla Tappa e non svoltando sulla Via Sant’Andrea (Gonnesa) per proseguire verso i ruderi della Miniera di Monte Onixeddu, si prosegue su Via della Repubblica e si gira a sinistra per prendere Via Gramsci e passare nei pressi della Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo. Si scende, poi, verso l’edificio diroccato della vecchia stazione per poi andare verso la zona del cimitero e del campo sportivo di Gonnesa.

Arrivati al campo sportivo, la Tappa prosegue sul percorso che ricalca il tracciato della vecchia ferrovia, recentemente riqualificata come percorso ciclo pedonale del Cammino dalla Fondazione CMSB.

Il percorso che porta fino a Bindua (Frazione di Iglesias) è stato oggetto di varie lavorazioni che hanno riguardato la sistemazione del fondo, reso ora adatto al transito di persone e bike, la segnaletica, sia direzionale che informativa e la messa in sicurezza.

In particolare per la messa in sicurezza sono state realizzate delle staccionate in legno a protezione del passaggio sui rilevati ferroviari, mentre sui manufatti murari a sbalzo, sono stati disposti dei parapetti in acciaio corten a protezione delle cadute dall’alto.

Infine va segnalato che alcuni manufatti ferroviari di pregio, come il ponte a quattro campate sul Rio San Giorgio e la Galleria Is Ollastus, sono stati messi in sicurezza e adeguati per il transito di bici e pellegrini, avendo munito il ponte di parapetti in acciaio corten e avendo messo in sicurezza la corona della galleria e attrezzando il suo interno con un sistema di illuminazione e videosorveglianza interamente alimentati con energie rinnovabili.

Arrivati a Bindua la Tappa prosegue percorrendo il sottopassaggio che bypassa l’attraversamento della SS 126 arrivando direttamente all’ingresso dell’ex complesso minerario della Miniera di San Giovanni.

Per chi volesse evitare il passaggio al complesso dell’ex-miniera di San Giovanni, da Bindua si può prendere direttamente la Statale e proseguire verso Iglesias facendo la Variante 3.

 

VARIANTE 3 – TRATTO SU STRADA STATALE SS 126 DA BINDUA A STERRATA PER VECCHIA CENTRALE ELETTRICA.

La variante propone di percorrere un tratto della Statale di circa 1,7 Km in salita con pendenza media di circa il 3,5%.

Questo tratto di strada  passa tra i Fanghi Rossi, residuo della flottazione della Miniera di Monteponi, che stanno a monte della Statale e i ruderi degli imponenti stabili industriali, che si sviluppano nei pressi dell’ex stazione ferroviaria di Monteponi Scalo a valle del percorso, e, superato il moncone del grande piano inclinato, gira a destra per prendere la sterrata che scende fino alla strada presso la centrale elettrica, ricongiungendosi alla Tappa.

Rimanendo sulla Tappa, invece, si entra dentro il complesso Minerario di San Giovanni e,  girando subito a sinistra, si inizia a salire verso i ruderi della grande Laveria meccanica Keller e proseguendo in salita si arriva al vasto spiazzo dove sulla sinistra è presente la reception per la visita alla Grotta di Santa Barbara (che si consiglia vivamente di visitare, previa prenotazione e controllo degli orari di ingresso).

La grotta di Santa Barbara infatti è una cavità naturale nel cuore della montagna che presenta la peculiarità di essere tappezzata con cristalli tabulari di barite bruno scuro che si apre tra lo strato roccioso di calcare ceroide e la dolomia gialla silicizzata, formazioni risalenti al Cambrico inferiore e pertanto molto antiche (circa 500 milioni di anni fa).

Questo particolare sito di Interesse, unico nel suo genere, è raggiungibile attraverso gallerie sotterranee rese fruibili per mezzo di un trenino che, dopo un percorso di 700 metri, conduce a un ascensore che sale lungo un pozzo, per spalancarsi dentro la cavità.

Dopo aver visitato la Grotta, si consiglia di scendere sulla strada fatta per raggiungere il piazzale e svoltare a sinistra per visitare il Villaggio Normann (ancora parzialmente Abitato) dove sono ancora intatte le case residenziali del complesso minerario e al centro del sistema abitativo si possono ammirare la facciata e i resti della Villa Stefani, la palazzina dell’allora direttore della miniera, e il parchetto tra i pini secolari che risulta antistante questa singolare abitazione.

Il Villaggio Normann ospitava i dipendenti della vicina miniera di San Giovanni, un’antica miniera già conosciuta addirittura in epoca romana, dove dal 1867 in poi si iniziò a scavare una vena argentifera. La miniera rimase in attività, fino agli anni ’80 del Novecento, quando venne definitivamente abbandonata. A Normann oggi abitano una settantina di persone dove tra case riqualificate e abitate si trovano ruderi di abitazioni ormai abbandonate che ricordano il passato minerario. Come già menzionato gli edifici di interesse storico sono soprattutto la villa Stefani, la villa Pintus, il rudere della chiesa di San Giovanni all’entrata del paese e lo spaccio aziendale.

Ripreso il percorso e risaliti sul piazzale, si prende lo stradello sterrato che scende dentro la pineta realizzata come copertura finale della discarica mineraria nei pressi della Laveria e si arriva poi con una ripida discesa (che si consiglia di fare smontando dalla bici) sul piano che ospita il percorso della vecchia ferrovia dismessa.

Seguendo il percorso della ferrovia e superando il ponticello sul Rio San Giorgio, si arriva alla stazione ferroviaria dismessa di Monteponi Scalo dove oltre agli imponenti edifici e impianti Minerari spiccano i resti degli edifici in stile Liberty, di servizio alla stazione passeggeri.

Nella seconda metà dell'Ottocento lo sviluppo dell'attività estrattiva (piombo e zinco) a  Monteponi, portò la società proprietaria della miniera a dotarsi di una propria ferrovia privata a scartamento ridotto che fu inaugurata tra il 1871 e il 1876 al fine di portare i minerali estratti, al porto di Portovesme. Tale tratta non contemplava inizialmente il collegamento con la vicina stazione di Iglesias ed era esclusivamente adibita al trasporto del minerale.

Solo nell'ultimo decennio dell'Ottocento la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde costruì la breve linea di collegamento a scartamento ordinario tra Iglesias e Monteponi e il 1º ottobre 1898 fu aperta la nuova stazione di Monteponi delle Ferrovie Reali al traffico di passeggeri e merci. L'entrata in servizio della ferrovia permise quindi di ottimizzare il sistema di trasporto della zona, in particolar modo per quanto riguarda l'inoltro dei minerali estratti a Monteponi verso il resto dell'isola, oltre alla creazione di un collegamento su rotaia per merci e persone. Nel 1920 la stazione, come l'intera rete delle Ferrovie Reali, passò sotto la gestione delle Ferrovie dello Stato. L'attività nella stazione si incrementò con il progetto di una rete ferroviaria pubblica a scartamento ridotto per il Sulcis-Iglesiente e il 3 aprile 1926 il Regio Decreto 668 stabilì la cessione della linea mineraria. Questo comportò la sostituzione totale dell'armamento, col passaggio dai binari a 1435 mm delle FS a quelli a 950 mm delle FMS, perdendo inoltre la caratteristica di scalo di testa avuta sino a quel momento.

Nel 1969 il parziale crollo di una galleria tra gli scali di Cabitza e Iglesias, portò alla sospensione dell'esercizio lungo il tronco di ferrovia tra la stazione di Monteponi e quella di Iglesias e il 1º settembre 1974 l’attività ferroviaria terminò in modo definitivo e la stazione FMS di Monteponi fu abbandonata.

Prendendo la sterrata in salita che si trova a destra, si arriva ad una sbarra che, qualora si trovasse chiusa, va aperta e richiusa dopo il passaggio, questo manufatto è in prossimità dell’incrocio con la strada che scende dalla SS 126, fatta per la Variante 3, vicino alla vecchia Centrale Elettrica.

Salendo ancora si raggiunge la parte asfaltata dove si ritrova il sottopasso della SS 130, punto di incontro con la Variante 4, superato il quale, si imbocca una sterrata che dopo 1,6 Km circa, nei pressi della Miniera di Campo Pisano, incontra una deviazione che si prende svoltando a sinistra e piegando verso Nord.

La sterrata che parte da questo incrocio risulta essere il prolungamento della Via Amelia Melis de Villa e percorrendola tutta si arriva alla periferia di Iglesias dove, girando a sinistra in Via Fratelli Cairoli, si raggiungono le mura che racchiudono la Caserma Trieste (scuola allievi carabinieri).

Proseguendo su Via Fratelli Cairoli si arriva ad incrociare Via Indipendenza, che si prende svoltando a destra e poi girando a sinistra, ci si immette in via XX Settembre, arrivando all’incrocio con Via Garibaldi in prossimità della Stazione dei Treni.

Poco dopo la stazione, girando a sinistra si entra in Via Antas di fronte allo Stadio Monteponi e infine girando a sinistra si percorre Via Val Verde per ritornare alla Piazza Quintino Sella dove finisce la Tappa 09 e con lei la Ciclovia del Cammino di Santa Barbara.

 

Credits: CMSB

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,8 km.

Guadagno/Perdita in elevazione: + 821 m / - 641 m.

Pendenza max: 28,0% / -26,2%.

Pendio medio: +3,2% / -3,1%.

Partenza PORTOSCUSO h: 11 m (slm).

Arrivo IGLESIAS h: 189 m (slm).

Punto più Alto: (Iglesias - Via Fratelli Cairoli) h: 196 m (slm).

Punto più Basso: (Portoscuso - Piazza antistante ingresso Vecchia Tonnara Su Pranu): h: 10 m (slm).

 

 

VARIANTE 3 – TRATTO SU STRADA STATALE SS 126 DA BINDUA A STERRATA PER VECCHIA CENTRALE ELETTRICA.

Lunghezza Variante: 1,7 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 33,2 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 740 m / - 561 m.

Pendenza max: 27,9% / -26,6%.

Pendio medio: +3,0% / -2,9%.

Innesto Variante (incrocio Via dei Forni con SS 126 Abitato di Bindua) al Km 26,7 della Tappa

Uscita Variante (Incrocio Strada Loc. San Marco periferia di Iglesias) al Km 31,1 della Tappa

Punto più alto (Su SS 126 Incrocio Strada Sterrata per Monteponi Scalo) h: 138 m (slm).

 

Credits: CMSB
 

Lenght 1.700 m

Collegamenti

tappa-09-variante-da-bindua-a-monteponi-scalo (1).gpx

Dislivello totale 68 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 09 – Variante da Sa Macchina Beccia a Monteponi Scalo - (Itinerario in bicicletta)

Rientrati da Carloforte e sbarcati a Portovesme si ritorna alla Piazza antistante la Tonnara Su Pranu e da qui iniziamo l’ultima tappa del Cammino.

Il percorso procede ripercorrendo per la prima parte il tratto del vai e vieni per Capo Altano (vedi Tappa 7), imboccando Via Grazia Deledda e uscendo da Portoscuso. Successivamente, girando a destra, si prende Viale delle Regioni e, superata la pineta, si arriva ad un crocevia dove si gira a sinistra imboccando Viale Sardegna. Su questa via, alla prima traversa si svolta a sinistra, si percorre Via Valle D’Aosta e si procede in direzione Nord-Est su Via Santa Barbara.

Dopo circa 700 m su Via Santa Barbara si trova l’edicola di San Francesco, dove si può effettuare una piccola sosta, per poi prendere la strada interpoderale denominata Strada Romana.

Dalla partenza della tappa fino alla curva a gomito che si effettua seguendo lo sviluppo di questa strada interpoderale, il percorso mostra una pendenza pressoché costante del 2,3% circa, partendo da quota 9 m (slm) - Tonnara di Su Pranu - e arrivando alla curva sulla strada interpoderale Strada Romana a quota 95 m.

Dopo la curva a gomito e scendendo verso Ovest, si entra nella pineta e attraversando l’area oggetto di rimboschimento si prende infine la provinciale e si svolta a sinistra per procedere verso Nord.

Percorsi sulla provinciale 750 m circa, la Tappa prosegue girando a destra su una strada industriale che dopo poco diventa sterrata mentre rimanendo sulla provinciale si procede sul percorso della prima Variante di questo tracciato, che propone di proseguire sulla SP 108, piuttosto che addentrarsi e procedere verso la Loc. Ghilotta.

 

Presa la strada industriale che sale per circa 1,5 Km con una pendenza del 4,3% e seguendo poi la stessa che scende verso la Necropoli Ghillotta, sulla sinistra del percorso è possibile scorgere la Miniera di Seruci (ancora parzialmente attiva data la sua recente conversione sperimentale - vedi Tappa 7 - Carbosulcis ). Proseguendo su questa sterrata si giunge nei pressi del nuraghe Ghillotta dove poco dopo si trova l’incrocio con la SP 82 che si prende svoltando a sinistra. Dopo poco più di 1,5 Km sulla provinciale, si arriva ad un crocevia dove girando a sinistra si prende la strada che porta all’ingresso della Miniera di Seruci.

Arrivati in prossimità dei cancelli del sito minerario si svolta a destra su una strada sterrata e, seguendo lo sviluppo di questa, si giunge all’ingresso del sito Archeologico di Nuraghe Seruci e del Villaggio nuragico dove previa prenotazione è possibile fare un’interessante visita guidata.

Il complesso di Seruci costituito da un nuraghe complesso antemurale, un esteso villaggio di capanne e una tomba dei Giganti si estende per ben sei ettari. Il nuraghe complesso, penta o esalobato, originario del Bronzo recente (fine XIV secolo a.C.) rimase attivo sino al X a.C., nel Bronzo finale. Il mastio (torre centrale) a cupola aggettante era composto in origine da tre celle sovrapposte con  un diametro di base di circa 60 metri elevandosi per circa 15 metri di altezza, circondato da un antemurale a cinque (o sei) torri, alcune in buono stato di conservazione.

Attorno al nuraghe si sviluppa uno dei più vasti villaggi nuragici della Sardegna, con circa un centinaio di capanne raggruppate in zone abitative divise e da vie interne al villaggio. Le capanne hanno forma circolare e in alcune di esse si nota l'utilizzo di soluzioni architettoniche che raramente si riscontrano in altri villaggi nuragici come ad esempio l'utilizzo di muri divisori con l'aggiunta di altri ambienti. All'interno del villaggio, nelle vicinanze del nuraghe, si trova una capanna dalle vaste dimensioni (denominata Capanna del Capo) che probabilmente doveva avere la funzione di riunire la comunità o una parte di essa.

Finita la visita si scende sulla strada acciottolata e poi asfaltata che incrocia la SP 108 e si prosegue su quest’ultima, svoltando a sinistra.

Si prosegue sulla provinciale fino ad incontrare l’incrocio che, girando a destra, ci porta sulla SS 126 in direzione Bacu Abis.

Passando sulla Statale dopo poco è possibile vedere sulla destra i ruderi della Chiesa Campestre di San Rocco (protettore dei pellegrini) e proseguendo si arriva alla rotonda che ci permette di cambiare direzione e prendere la strada che ci porta a Bacu Abis, passando prima presso il sito di Pozzo Castoldi.

Pozzo Castoldi realizzato nel 1929 fu attivo dal 1931 al 1941, la struttura era corredata da un castello, la cabina dell’argano e le gallerie. Rivestito in muratura, grazie alle sue dimensioni (m 3,50 x 1,50) permetteva il transito di due gabbie. Il castello, a traliccio in ferro, misurava 22 metri. L'attività estrattiva interrotta nel 1941 per l'esaurimento del filone fece sì che il pozzo venisse riqualificato come galleria di collegamento con la miniera di Cortigiana. La sua dismissione totale risale alla seconda metà degli anni '50 dello scorso secolo. Ad oggi l’unico elemento di archeologia industriale che è stato oggetto di restauro è l’argano di estrazione, azionato da un motore elettrico protetto dalle intemperie da una costruzione chiamata “la casa dell’argano”. Oltre all’argano, presso il piazzale antistante il pozzo sono esposte a cielo aperto delle centine e alcuni vagoncini per il trasporto del carbone.

Entrati a Bacu Abis si percorrono le principali vie dell’abitato per arrivare presso la piazza antistante la Chiesa di Santa Barbara da dove ogni anno parte la processione dedicata alla Santa.

Dalla piazza della chiesa si prende Vicolo Pietro Micca e finite le abitazioni si svolta a sinistra per scendere e prendere la sterrata che ricalca il tracciato della ferrovia e prosegue in direzione Nord per arrivare a Gonnesa.

La sterrata dopo poco finisce incrociando Corso Giacomo Matteotti che si percorre svoltando a sinistra e proseguendo verso l’abitato di Gonnesa all’altezza di Via della Repubblica.

Percorrendo questa via nei pressi del centro di Gonnesa, dopo circa 100 m si incrocia Via S. Andrea dove si innesta il tratto in Variante per Monte Onixeddu e Sa Macchina Beccia, comune sia alla Variante 2 che alla Variante 4.

Il Villaggio Asproni fu fondato nel periodo d’oro della miniera di Seddas Moddizzis, ed era abitato dalla famiglia Asproni e dai dipendenti della miniera.  Il villaggio è costituito da alcune case, uno spaccio, la chiesa di San Giorgio, gli uffici della Direzione, la villa dell’ingegnere, la scuola e altri piccoli edifici.

Fu abbandonato dalla prima metà del ‘900, quando iniziò la crisi della miniera, ed è rimasto per lungo tempo in stato di abbandono, e usato prevalentemente come ricovero per animali. Di recente, come precedentemente detto, il villaggio è stato acquistato da privati con l’intento di riqualificarlo e musealizzarlo.  In quanto luogo fantasma, il Villaggio, secondo alcuni racconti popolari è frequentato dallo spettro del Cavalier Toro, personaggio importante di Gonnesa nei primi del Novecento.

 

VARIANTE 4 – MINIERA DI MONTE ONIXEDDU – SA MACCHINA BECCIA (Castello di San Giorgio) – SOTTOPASSO SS 130

La variante 4, segue la sterrata che dopo lo spiazzo antistante Sa Macchina Beccia scende verso valle, arrivando nei pressi del bacino fanghi di San Giorgio e proseguendo arriva all’altezza del sottopasso della SS 130. Il percorso in discesa propone una pendenza media del 5,3% circa e pertanto risulta più semplice rispetto a quello che scende alla Miniera di San Giovanni (15% di pendenza - vedi Variante 3).

Volendo includere in questa variante anche la visita all’ex Villaggio Minerario Asproni, evitando l’impegnativa discesa verso la Miniera di San Giovanni, è sufficiente effettuare un breve vai e vieni dallo spiazzo di Sa Macchina Beccia.

Arrivati al sottopasso della SS 130, questa variante si riconnette alla tappa.

 

Rimanendo sulla Tappa e non svoltando sulla Via Sant’Andrea (Gonnesa) per proseguire verso i ruderi della Miniera di Monte Onixeddu, si prosegue su Via della Repubblica e si gira a sinistra per prendere Via Gramsci e passare nei pressi della Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo. Si scende, poi, verso l’edificio diroccato della vecchia stazione per poi andare verso la zona del cimitero e del campo sportivo di Gonnesa.

Arrivati al campo sportivo, la Tappa prosegue sul percorso che ricalca il tracciato della vecchia ferrovia, recentemente riqualificata come percorso ciclo pedonale del Cammino dalla Fondazione CMSB.

Il percorso che porta fino a Bindua (Frazione di Iglesias) è stato oggetto di varie lavorazioni che hanno riguardato la sistemazione del fondo, reso ora adatto al transito di persone e bike, la segnaletica, sia direzionale che informativa e la messa in sicurezza.

In particolare per la messa in sicurezza sono state realizzate delle staccionate in legno a protezione del passaggio sui rilevati ferroviari, mentre sui manufatti murari a sbalzo, sono stati disposti dei parapetti in acciaio corten a protezione delle cadute dall’alto.

Infine va segnalato che alcuni manufatti ferroviari di pregio, come il ponte a quattro campate sul Rio San Giorgio e la Galleria Is Ollastus, sono stati messi in sicurezza e adeguati per il transito di bici e pellegrini, avendo munito il ponte di parapetti in acciaio corten e avendo messo in sicurezza la corona della galleria e attrezzando il suo interno con un sistema di illuminazione e videosorveglianza interamente alimentati con energie rinnovabili.

Arrivati a Bindua la Tappa prosegue percorrendo il sottopassaggio che bypassa l’attraversamento della SS 126 arrivando direttamente all’ingresso dell’ex complesso minerario della Miniera di San Giovanni.

Per chi volesse evitare il passaggio al complesso dell’ex-miniera di San Giovanni, da Bindua si può prendere direttamente la Statale e proseguire verso Iglesias facendo la Variante 3.

Rimanendo sulla Tappa, invece, si entra dentro il complesso Minerario di San Giovanni e,  girando subito a sinistra, si inizia a salire verso i ruderi della grande Laveria meccanica Keller e proseguendo in salita si arriva al vasto spiazzo dove sulla sinistra è presente la reception per la visita alla Grotta di Santa Barbara (che si consiglia vivamente di visitare, previa prenotazione e controllo degli orari di ingresso).

La grotta di Santa Barbara infatti è una cavità naturale nel cuore della montagna che presenta la peculiarità di essere tappezzata con cristalli tabulari di barite bruno scuro che si apre tra lo strato roccioso di calcare ceroide e la dolomia gialla silicizzata, formazioni risalenti al Cambrico inferiore e pertanto molto antiche (circa 500 milioni di anni fa).

Questo particolare sito di Interesse, unico nel suo genere, è raggiungibile attraverso gallerie sotterranee rese fruibili per mezzo di un trenino che, dopo un percorso di 700 metri, conduce a un ascensore che sale lungo un pozzo, per spalancarsi dentro la cavità.

Dopo aver visitato la Grotta, si consiglia di scendere sulla strada fatta per raggiungere il piazzale e svoltare a sinistra per visitare il Villaggio Normann (ancora parzialmente Abitato) dove sono ancora intatte le case residenziali del complesso minerario e al centro del sistema abitativo si possono ammirare la facciata e i resti della Villa Stefani, la palazzina dell’allora direttore della miniera, e il parchetto tra i pini secolari che risulta antistante questa singolare abitazione.

Il Villaggio Normann ospitava i dipendenti della vicina miniera di San Giovanni, un’antica miniera già conosciuta addirittura in epoca romana, dove dal 1867 in poi si iniziò a scavare una vena argentifera. La miniera rimase in attività, fino agli anni ’80 del Novecento, quando venne definitivamente abbandonata. A Normann oggi abitano una settantina di persone dove tra case riqualificate e abitate si trovano ruderi di abitazioni ormai abbandonate che ricordano il passato minerario. Come già menzionato gli edifici di interesse storico sono soprattutto la villa Stefani, la villa Pintus, il rudere della chiesa di San Giovanni all’entrata del paese e lo spaccio aziendale.

Ripreso il percorso e risaliti sul piazzale, si prende lo stradello sterrato che scende dentro la pineta realizzata come copertura finale della discarica mineraria nei pressi della Laveria e si arriva poi con una ripida discesa (che si consiglia di fare smontando dalla bici) sul piano che ospita il percorso della vecchia ferrovia dismessa.

Seguendo il percorso della ferrovia e superando il ponticello sul Rio San Giorgio, si arriva alla stazione ferroviaria dismessa di Monteponi Scalo dove oltre agli imponenti edifici e impianti Minerari spiccano i resti degli edifici in stile Liberty, di servizio alla stazione passeggeri.

Nella seconda metà dell'Ottocento lo sviluppo dell'attività estrattiva (piombo e zinco) a  Monteponi, portò la società proprietaria della miniera a dotarsi di una propria ferrovia privata a scartamento ridotto che fu inaugurata tra il 1871 e il 1876 al fine di portare i minerali estratti, al porto di Portovesme. Tale tratta non contemplava inizialmente il collegamento con la vicina stazione di Iglesias ed era esclusivamente adibita al trasporto del minerale.

Solo nell'ultimo decennio dell'Ottocento la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde costruì la breve linea di collegamento a scartamento ordinario tra Iglesias e Monteponi e il 1º ottobre 1898 fu aperta la nuova stazione di Monteponi delle Ferrovie Reali al traffico di passeggeri e merci. L'entrata in servizio della ferrovia permise quindi di ottimizzare il sistema di trasporto della zona, in particolar modo per quanto riguarda l'inoltro dei minerali estratti a Monteponi verso il resto dell'isola, oltre alla creazione di un collegamento su rotaia per merci e persone. Nel 1920 la stazione, come l'intera rete delle Ferrovie Reali, passò sotto la gestione delle Ferrovie dello Stato. L'attività nella stazione si incrementò con il progetto di una rete ferroviaria pubblica a scartamento ridotto per il Sulcis-Iglesiente e il 3 aprile 1926 il Regio Decreto 668 stabilì la cessione della linea mineraria. Questo comportò la sostituzione totale dell'armamento, col passaggio dai binari a 1435 mm delle FS a quelli a 950 mm delle FMS, perdendo inoltre la caratteristica di scalo di testa avuta sino a quel momento.

Nel 1969 il parziale crollo di una galleria tra gli scali di Cabitza e Iglesias, portò alla sospensione dell'esercizio lungo il tronco di ferrovia tra la stazione di Monteponi e quella di Iglesias e il 1º settembre 1974 l’attività ferroviaria terminò in modo definitivo e la stazione FMS di Monteponi fu abbandonata.

Prendendo la sterrata in salita che si trova a destra, si arriva ad una sbarra che, qualora si trovasse chiusa, va aperta e richiusa dopo il passaggio, questo manufatto è in prossimità dell’incrocio con la strada che scende dalla SS 126, fatta per la Variante 3, vicino alla vecchia Centrale Elettrica.

Salendo ancora si raggiunge la parte asfaltata dove si ritrova il sottopasso della SS 130, punto di incontro con la Variante 4, superato il quale, si imbocca una sterrata che dopo 1,6 Km circa, nei pressi della Miniera di Campo Pisano, incontra una deviazione che si prende svoltando a sinistra e piegando verso Nord.

La sterrata che parte da questo incrocio risulta essere il prolungamento della Via Amelia Melis de Villa e percorrendola tutta si arriva alla periferia di Iglesias dove, girando a sinistra in Via Fratelli Cairoli, si raggiungono le mura che racchiudono la Caserma Trieste (scuola allievi carabinieri).

Proseguendo su Via Fratelli Cairoli si arriva ad incrociare Via Indipendenza, che si prende svoltando a destra e poi girando a sinistra, ci si immette in via XX Settembre, arrivando all’incrocio con Via Garibaldi in prossimità della Stazione dei Treni.

Poco dopo la stazione, girando a sinistra si entra in Via Antas di fronte allo Stadio Monteponi e infine girando a sinistra si percorre Via Val Verde per ritornare alla Piazza Quintino Sella dove finisce la Tappa 09 e con lei la Ciclovia del Cammino di Santa Barbara.

 

Credits: CMSB

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,8 km.

Guadagno/Perdita in elevazione: + 821 m / - 641 m.

Pendenza max: 28,0% / -26,2%.

Pendio medio: +3,2% / -3,1%.

Partenza PORTOSCUSO h: 11 m (slm).

Arrivo IGLESIAS h: 189 m (slm).

Punto più Alto: (Iglesias - Via Fratelli Cairoli) h: 196 m (slm).

Punto più Basso: (Portoscuso - Piazza antistante ingresso Vecchia Tonnara Su Pranu): h: 10 m (slm).

 

VARIANTE 4 – MINIERA DI MONTE ONIXEDDU – SA MACCHINA BECCIA (Castello di San Giorgio) – SOTTOPASSO SS 130

Lunghezza Variante:12,36 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 38 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 859 m / - 680 m.

Pendenza max: 18,9% / -17,3%.

Pendio medio: +3,2% / -3,4%.

Innesto Variante (Via S. Andrea abitato di Gonnesa) al Km 21,7 della Tappa

Uscita Variante (Presso sottopasso SS 130 – periferia di Iglesias) al Km 30,4 della Tappa

Punto più alto (Presso Castello di San Giorgio – Sa Macchina Beccia) h: 296 m (slm).


Credits: CMSB

Lenght 13.600 m

Collegamenti

tappa-09-variante-da-sa-macchina-beccia-a-monteponi-scalo (1).gpx

Dislivello totale 420 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB – Tappa 09 - Variante - sulla Panoramica (Itinerario in bicicletta)

Rientrati da Carloforte e sbarcati a Portovesme si ritorna alla Piazza antistante la Tonnara Su Pranu e da qui iniziamo l’ultima tappa del Cammino.

Il percorso procede ripercorrendo per la prima parte il tratto del vai e vieni per Capo Altano (vedi Tappa 7), imboccando Via Grazia Deledda e uscendo da Portoscuso. Successivamente, girando a destra, si prende Viale delle Regioni e, superata la pineta, si arriva ad un crocevia dove si gira a sinistra imboccando Viale Sardegna. Su questa via, alla prima traversa si svolta a sinistra, si percorre Via Valle D’Aosta e si procede in direzione Nord-Est su Via Santa Barbara.

Dopo circa 700 m su Via Santa Barbara si trova l’edicola di San Francesco, dove si può effettuare una piccola sosta, per poi prendere la strada interpoderale denominata Strada Romana.

Dalla partenza della tappa fino alla curva a gomito che si effettua seguendo lo sviluppo di questa strada interpoderale, il percorso mostra una pendenza pressoché costante del 2,3% circa, partendo da quota 9 m (slm) - Tonnara di Su Pranu - e arrivando alla curva sulla strada interpoderale Strada Romana a quota 95 m.

Dopo la curva a gomito e scendendo verso Ovest, si entra nella pineta e attraversando l’area oggetto di rimboschimento si prende infine la provinciale e si svolta a sinistra per procedere verso Nord.

Percorsi sulla provinciale 750 m circa, la Tappa prosegue girando a destra su una strada industriale che dopo poco diventa sterrata mentre rimanendo sulla provinciale si procede sul percorso della prima Variante di questo tracciato, che propone di proseguire sulla SP 108, piuttosto che addentrarsi e procedere verso la Loc. Ghilotta.

 

VARIANTE 1 – PASSAGGIO SU STRADA PROVINCIALE PANORAMICA SP 108

Proseguendo sulla Provinciale che piega a Nord-Est dopo l’incrocio che ci fa proseguire sulla tappa, è possibile, sfruttando le diverse banchine di sosta, soffermarsi per ammirare il panorama che spazia su tutto il Golfo del Leone, dove sullo sfondo si staglia lo scoglio di Pan di Zucchero.

La strada arroccata sulla scogliera supera la discarica bonificata e stabilizzata di Acqua Sa Canna arrivando al bivio che svoltando a destra ci porta al sito Archeologico di Nuraghe Seruci.

In corrispondenza di questo bivio la Variante si ricongiunge al percorso della Tappa.

 

Presa la strada industriale che sale per circa 1,5 Km con una pendenza del 4,3% e seguendo poi la stessa che scende verso la Necropoli Ghillotta, sulla sinistra del percorso è possibile scorgere la Miniera di Seruci (ancora parzialmente attiva data la sua recente conversione sperimentale - vedi Tappa 7 - Carbosulcis ). Proseguendo su questa sterrata si giunge nei pressi del nuraghe Ghillotta dove poco dopo si trova l’incrocio con la SP 82 che si prende svoltando a sinistra. Dopo poco più di 1,5 Km sulla provinciale, si arriva ad un crocevia dove girando a sinistra si prende la strada che porta all’ingresso della Miniera di Seruci.

Arrivati in prossimità dei cancelli del sito minerario si svolta a destra su una strada sterrata e, seguendo lo sviluppo di questa, si giunge all’ingresso del sito Archeologico di Nuraghe Seruci e del Villaggio nuragico dove previa prenotazione è possibile fare un’interessante visita guidata.

Il complesso di Seruci costituito da un nuraghe complesso antemurale, un esteso villaggio di capanne e una tomba dei Giganti si estende per ben sei ettari. Il nuraghe complesso, penta o esalobato, originario del Bronzo recente (fine XIV secolo a.C.) rimase attivo sino al X a.C., nel Bronzo finale. Il mastio (torre centrale) a cupola aggettante era composto in origine da tre celle sovrapposte con  un diametro di base di circa 60 metri elevandosi per circa 15 metri di altezza, circondato da un antemurale a cinque (o sei) torri, alcune in buono stato di conservazione.

Attorno al nuraghe si sviluppa uno dei più vasti villaggi nuragici della Sardegna, con circa un centinaio di capanne raggruppate in zone abitative divise e da vie interne al villaggio. Le capanne hanno forma circolare e in alcune di esse si nota l'utilizzo di soluzioni architettoniche che raramente si riscontrano in altri villaggi nuragici come ad esempio l'utilizzo di muri divisori con l'aggiunta di altri ambienti. All'interno del villaggio, nelle vicinanze del nuraghe, si trova una capanna dalle vaste dimensioni (denominata Capanna del Capo) che probabilmente doveva avere la funzione di riunire la comunità o una parte di essa.

Finita la visita si scende sulla strada acciottolata e poi asfaltata che incrocia la SP 108 e si prosegue su quest’ultima, svoltando a sinistra.

Si prosegue sulla provinciale fino ad incontrare l’incrocio che, girando a destra, ci porta sulla SS 126 in direzione Bacu Abis.

Passando sulla Statale dopo poco è possibile vedere sulla destra i ruderi della Chiesa Campestre di San Rocco (protettore dei pellegrini) e proseguendo si arriva alla rotonda che ci permette di cambiare direzione e prendere la strada che ci porta a Bacu Abis, passando prima presso il sito di Pozzo Castoldi.

Pozzo Castoldi realizzato nel 1929 fu attivo dal 1931 al 1941, la struttura era corredata da un castello, la cabina dell’argano e le gallerie. Rivestito in muratura, grazie alle sue dimensioni (m 3,50 x 1,50) permetteva il transito di due gabbie. Il castello, a traliccio in ferro, misurava 22 metri. L'attività estrattiva interrotta nel 1941 per l'esaurimento del filone fece sì che il pozzo venisse riqualificato come galleria di collegamento con la miniera di Cortigiana. La sua dismissione totale risale alla seconda metà degli anni '50 dello scorso secolo. Ad oggi l’unico elemento di archeologia industriale che è stato oggetto di restauro è l’argano di estrazione, azionato da un motore elettrico protetto dalle intemperie da una costruzione chiamata “la casa dell’argano”. Oltre all’argano, presso il piazzale antistante il pozzo sono esposte a cielo aperto delle centine e alcuni vagoncini per il trasporto del carbone.

Entrati a Bacu Abis si percorrono le principali vie dell’abitato per arrivare presso la piazza antistante la Chiesa di Santa Barbara da dove ogni anno parte la processione dedicata alla Santa.

Dalla piazza della chiesa si prende Vicolo Pietro Micca e finite le abitazioni si svolta a sinistra per scendere e prendere la sterrata che ricalca il tracciato della ferrovia e prosegue in direzione Nord per arrivare a Gonnesa.

La sterrata dopo poco finisce incrociando Corso Giacomo Matteotti che si percorre svoltando a sinistra e proseguendo verso l’abitato di Gonnesa all’altezza di Via della Repubblica.

Percorrendo questa via nei pressi del centro di Gonnesa, dopo circa 100 m si incrocia Via S. Andrea dove si innesta il tratto in Variante per Monte Onixeddu e Sa Macchina Beccia, comune sia alla Variante 2 che alla Variante 4.

Il Villaggio Asproni fu fondato nel periodo d’oro della miniera di Seddas Moddizzis, ed era abitato dalla famiglia Asproni e dai dipendenti della miniera.  Il villaggio è costituito da alcune case, uno spaccio, la chiesa di San Giorgio, gli uffici della Direzione, la villa dell’ingegnere, la scuola e altri piccoli edifici.

Fu abbandonato dalla prima metà del ‘900, quando iniziò la crisi della miniera, ed è rimasto per lungo tempo in stato di abbandono, e usato prevalentemente come ricovero per animali. Di recente, come precedentemente detto, il villaggio è stato acquistato da privati con l’intento di riqualificarlo e musealizzarlo.  In quanto luogo fantasma, il Villaggio, secondo alcuni racconti popolari è frequentato dallo spettro del Cavalier Toro, personaggio importante di Gonnesa nei primi del Novecento.

Rimanendo sulla Tappa e non svoltando sulla Via Sant’Andrea (Gonnesa) per proseguire verso i ruderi della Miniera di Monte Onixeddu, si prosegue su Via della Repubblica e si gira a sinistra per prendere Via Gramsci e passare nei pressi della Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo. Si scende, poi, verso l’edificio diroccato della vecchia stazione per poi andare verso la zona del cimitero e del campo sportivo di Gonnesa.

Arrivati al campo sportivo, la Tappa prosegue sul percorso che ricalca il tracciato della vecchia ferrovia, recentemente riqualificata come percorso ciclo pedonale del Cammino dalla Fondazione CMSB.

Il percorso che porta fino a Bindua (Frazione di Iglesias) è stato oggetto di varie lavorazioni che hanno riguardato la sistemazione del fondo, reso ora adatto al transito di persone e bike, la segnaletica, sia direzionale che informativa e la messa in sicurezza.

In particolare per la messa in sicurezza sono state realizzate delle staccionate in legno a protezione del passaggio sui rilevati ferroviari, mentre sui manufatti murari a sbalzo, sono stati disposti dei parapetti in acciaio corten a protezione delle cadute dall’alto.

Infine va segnalato che alcuni manufatti ferroviari di pregio, come il ponte a quattro campate sul Rio San Giorgio e la Galleria Is Ollastus, sono stati messi in sicurezza e adeguati per il transito di bici e pellegrini, avendo munito il ponte di parapetti in acciaio corten e avendo messo in sicurezza la corona della galleria e attrezzando il suo interno con un sistema di illuminazione e videosorveglianza interamente alimentati con energie rinnovabili.

Arrivati a Bindua la Tappa prosegue percorrendo il sottopassaggio che bypassa l’attraversamento della SS 126 arrivando direttamente all’ingresso dell’ex complesso minerario della Miniera di San Giovanni.

Per chi volesse evitare il passaggio al complesso dell’ex-miniera di San Giovanni, da Bindua si può prendere direttamente la Statale e proseguire verso Iglesias facendo la Variante 3.

Rimanendo sulla Tappa, invece, si entra dentro il complesso Minerario di San Giovanni e,  girando subito a sinistra, si inizia a salire verso i ruderi della grande Laveria meccanica Keller e proseguendo in salita si arriva al vasto spiazzo dove sulla sinistra è presente la reception per la visita alla Grotta di Santa Barbara (che si consiglia vivamente di visitare, previa prenotazione e controllo degli orari di ingresso).

La grotta di Santa Barbara infatti è una cavità naturale nel cuore della montagna che presenta la peculiarità di essere tappezzata con cristalli tabulari di barite bruno scuro che si apre tra lo strato roccioso di calcare ceroide e la dolomia gialla silicizzata, formazioni risalenti al Cambrico inferiore e pertanto molto antiche (circa 500 milioni di anni fa).

Questo particolare sito di Interesse, unico nel suo genere, è raggiungibile attraverso gallerie sotterranee rese fruibili per mezzo di un trenino che, dopo un percorso di 700 metri, conduce a un ascensore che sale lungo un pozzo, per spalancarsi dentro la cavità.

Dopo aver visitato la Grotta, si consiglia di scendere sulla strada fatta per raggiungere il piazzale e svoltare a sinistra per visitare il Villaggio Normann (ancora parzialmente Abitato) dove sono ancora intatte le case residenziali del complesso minerario e al centro del sistema abitativo si possono ammirare la facciata e i resti della Villa Stefani, la palazzina dell’allora direttore della miniera, e il parchetto tra i pini secolari che risulta antistante questa singolare abitazione.

Il Villaggio Normann ospitava i dipendenti della vicina miniera di San Giovanni, un’antica miniera già conosciuta addirittura in epoca romana, dove dal 1867 in poi si iniziò a scavare una vena argentifera. La miniera rimase in attività, fino agli anni ’80 del Novecento, quando venne definitivamente abbandonata. A Normann oggi abitano una settantina di persone dove tra case riqualificate e abitate si trovano ruderi di abitazioni ormai abbandonate che ricordano il passato minerario. Come già menzionato gli edifici di interesse storico sono soprattutto la villa Stefani, la villa Pintus, il rudere della chiesa di San Giovanni all’entrata del paese e lo spaccio aziendale.

Ripreso il percorso e risaliti sul piazzale, si prende lo stradello sterrato che scende dentro la pineta realizzata come copertura finale della discarica mineraria nei pressi della Laveria e si arriva poi con una ripida discesa (che si consiglia di fare smontando dalla bici) sul piano che ospita il percorso della vecchia ferrovia dismessa.

Seguendo il percorso della ferrovia e superando il ponticello sul Rio San Giorgio, si arriva alla stazione ferroviaria dismessa di Monteponi Scalo dove oltre agli imponenti edifici e impianti Minerari spiccano i resti degli edifici in stile Liberty, di servizio alla stazione passeggeri.

Nella seconda metà dell'Ottocento lo sviluppo dell'attività estrattiva (piombo e zinco) a  Monteponi, portò la società proprietaria della miniera a dotarsi di una propria ferrovia privata a scartamento ridotto che fu inaugurata tra il 1871 e il 1876 al fine di portare i minerali estratti, al porto di Portovesme. Tale tratta non contemplava inizialmente il collegamento con la vicina stazione di Iglesias ed era esclusivamente adibita al trasporto del minerale.

Solo nell'ultimo decennio dell'Ottocento la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde costruì la breve linea di collegamento a scartamento ordinario tra Iglesias e Monteponi e il 1º ottobre 1898 fu aperta la nuova stazione di Monteponi delle Ferrovie Reali al traffico di passeggeri e merci. L'entrata in servizio della ferrovia permise quindi di ottimizzare il sistema di trasporto della zona, in particolar modo per quanto riguarda l'inoltro dei minerali estratti a Monteponi verso il resto dell'isola, oltre alla creazione di un collegamento su rotaia per merci e persone. Nel 1920 la stazione, come l'intera rete delle Ferrovie Reali, passò sotto la gestione delle Ferrovie dello Stato. L'attività nella stazione si incrementò con il progetto di una rete ferroviaria pubblica a scartamento ridotto per il Sulcis-Iglesiente e il 3 aprile 1926 il Regio Decreto 668 stabilì la cessione della linea mineraria. Questo comportò la sostituzione totale dell'armamento, col passaggio dai binari a 1435 mm delle FS a quelli a 950 mm delle FMS, perdendo inoltre la caratteristica di scalo di testa avuta sino a quel momento.

Nel 1969 il parziale crollo di una galleria tra gli scali di Cabitza e Iglesias, portò alla sospensione dell'esercizio lungo il tronco di ferrovia tra la stazione di Monteponi e quella di Iglesias e il 1º settembre 1974 l’attività ferroviaria terminò in modo definitivo e la stazione FMS di Monteponi fu abbandonata.

Prendendo la sterrata in salita che si trova a destra, si arriva ad una sbarra che, qualora si trovasse chiusa, va aperta e richiusa dopo il passaggio, questo manufatto è in prossimità dell’incrocio con la strada che scende dalla SS 126, fatta per la Variante 3, vicino alla vecchia Centrale Elettrica.

Salendo ancora si raggiunge la parte asfaltata dove si ritrova il sottopasso della SS 130, punto di incontro con la Variante 4, superato il quale, si imbocca una sterrata che dopo 1,6 Km circa, nei pressi della Miniera di Campo Pisano, incontra una deviazione che si prende svoltando a sinistra e piegando verso Nord.

La sterrata che parte da questo incrocio risulta essere il prolungamento della Via Amelia Melis de Villa e percorrendola tutta si arriva alla periferia di Iglesias dove, girando a sinistra in Via Fratelli Cairoli, si raggiungono le mura che racchiudono la Caserma Trieste (scuola allievi carabinieri).

Proseguendo su Via Fratelli Cairoli si arriva ad incrociare Via Indipendenza, che si prende svoltando a destra e poi girando a sinistra, ci si immette in via XX Settembre, arrivando all’incrocio con Via Garibaldi in prossimità della Stazione dei Treni.

Poco dopo la stazione, girando a sinistra si entra in Via Antas di fronte allo Stadio Monteponi e infine girando a sinistra si percorre Via Val Verde per ritornare alla Piazza Quintino Sella dove finisce la Tappa 09 e con lei la Ciclovia del Cammino di Santa Barbara.

 

 

Credits: CMSB

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,8 km.

Guadagno/Perdita in elevazione: + 821 m / - 641 m.

Pendenza max: 28,0% / -26,2%.

Pendio medio: +3,2% / -3,1%.

Partenza PORTOSCUSO h: 11 m (slm).

Arrivo IGLESIAS h: 189 m (slm).

Punto più Alto: (Iglesias - Via Fratelli Cairoli) h: 196 m (slm).

Punto più Basso: (Portoscuso - Piazza antistante ingresso Vecchia Tonnara Su Pranu): h: 10 m (slm).

 

VARIANTE 1 – PASSAGGIO SU STRADA PROVINCIALE PANORAMICA SP 108

Lunghezza Variante: 3,9 Km.

Lunghezza Tappa con Variante: 31,6 Km.

Guadagno/Perdita in elevazione: + 754 m / - 575 m.

Pendenza max: 29,6% / -27,3%.

Pendio medio: +3,1% / -3,3%.

Innesto Variante (su strada Provinciale SP 108) al Km 6,15 della Tappa

Uscita Variante (su strada Provinciale SP 108 – incrocio strada per Nuraghe Seruci) al Km 13,3 della Tappa

Punto più alto (Incrocio strada Nuraghe Seruci con SP108) h: 130 m (slm).


Credits: CMSB

Lenght 4.000 m

Collegamenti

tappa-09-variante-panoramica (1).gpx

Dislivello totale 160 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento