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Dalla chiesa de La Solitudine al Redentore

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Nuoro vista dal monte Ortobene
Nuoro vista dal monte Ortobene
Foto di
Casula Giuseppe

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Funtana 'e Milianu, tappa sentiero Ortobene
Funtana 'e Milianu, tappa sentiero Ortobene
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Casula Giuseppe

Su Monte Orthobene, panoramica verso l'Ortobene.jpg

Su Monte Orthobene, panoramica verso l'Ortobene
Su Monte Orthobene, panoramica verso l'Ortobene
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Palmas Gavino

Con partenza dalla chiesa de La Solitudine, il sentiero 101 consente di raggiungere, in costante ma non difficile salita, la statua del Redentore, attraverso incantevoli lembi di foresta, tra massi granitici dalle forme inconsuete e antiche tracce dell’uomo. Il percorso rappresentava la principale via d’accesso alle parti più alte del Monte prima della realizzazione dell’attuale strada asfaltata.   Le croci di ferro infisse sulla roccia che si incontrano lungo il cammino ci ricordano l’itinerario seguito dai pellegrini che nel 1901 accompagnarono in processione la statua del Redentore sino all’attuale posizione con vista panoramica sulla città.  Il sentiero interseca in più punti la strada provinciale, consentendo di percorrere anche solo singole sezioni del tracciato: in tali attraversamenti occorrerà prestare particolare attenzione al traffico automobilistico, generalmente a bassa intensità.

Informazioni utili

L’Ortobene (Orthobene) è una montagna granitica estesa circa 1600 ettari, in parte di proprietà del Comune di Nuoro in parte di privati. Circa 860 ettari sono gestiti a vario titolo dall’Ente Foreste della Sardegna.  Il “Monte” (comunemente chiamato dai nuoresi Su Monte) presenta forme suggestive, caratteristiche del granito quali conche, tafoni etc...
La vetta più alta è il Cuccuru Nigheddu, 955 metri s.l.m.. Dalle pendici alla sommità l’escursione altimetrica è di circa 800 metri, questo fa sì che la vegetazione sia ricca e varia: vi troviamo fitti boschi di leccio con inserti di  roverella, sughera e sporadici agrifogli, ma anche garighe e macchie, sviluppatesi a seguito degli incendi e composte prevalentemente da cisti, ginestre, artemisia arborea, erica, corbezzolo e lentisco. I prati e le chiarie ospitano un interessantissimo contingente di orchidee mentre il sottobosco è colorato da ciclamini, pungitopo, felci, e, nelle stagioni favorevoli, da numerose tipologie di funghi. Le superbe fustaie di leccio presenti sino all’800 sono andate distrutte nella loro quasi totalità dal susseguirsi di tagli indiscriminati ed incendi, culminati con l’evento catastrofico del 1971 che ha distrutto oltre 600 ettari di bosco e macchia. Piccoli corsi d’acqua a carattere prevalentemente stagionale, con vegetazione ripariale a salici, pioppi e localmente ontani e frassini sono presenti, insieme a numerose le sorgenti che, pur avendo portate ridotte, hanno acque di qualità apprezzabile.
Alcune aree, rimaste spoglie, sono state interessate, a partire dagli anni ‘30 del secolo scorso, da interventi di rimboschimento realizzati con diverse specie forestali, in prevalenza conifere.
Anche la fauna è piuttosto ricca ed include tra i mammiferi: cinghiale, gatto selvatico, lepre sarda, martora, volpe, donnola, topo quercino ed altri. Tra gli uccelli si annoverano rapaci quali: l’astore sardo, lo sparviere, la poiana e, proveniente dall’adiacente foresta di Jacu Piu, la superba aquila reale; ed ancora ghiandaie, pernici, tortore e passeracei di vario tipo.

Dalla toponomastica si evince la presenza, nel passato, di specie non più presenti, quali cervo, muflone e avvoltoi (Corra chervina, Sa gurturjera e Vadde de mugrones).
Il Monte Ortobene è ricco anche di siti archeologici che testimoniano la presenza dell’uomo fin dai tempi più remoti, quali le Domus de janas di Sas Vrighines, Maria Vrunza e Janna Ventosa. Testimonianze più recenti sono rappresentate dai ruderi delle chiese di Sa Itria e Santu Jacu.

Il percorso
Roadbook

Il sentiero, lasciata la chiesa de La Solitudine, raggiunge il primo punto-tappa di Su Murrone dopo circa 500m di moderata salita, arrivando a quota 630 m slm. Sono visibili alcuni tratti del selciato (s’impredau) dell’antica carrarecccia. Nei rocciai sovrastanti una delle 10 croci che accompagnano il percorso.  A circa metà strada lungo questo tratto, si incontrano i primi incantevoli rocciai e massi di granito scolpiti in forme zoomorfe dalla lenta e continua azione erosiva dovuta alla combinazione di clima ed agenti naturali...

Dopo ulteriori 900 metri di percorso si incontra il secondo punto-tappa (Sa conca 'e sos prades) con un'altimetria pressochè invariata (670 metri s.l.m.).

Con ulteriori 500 metri si giunge alla località Sa 'e sos frores, che dista circa 40' dalla partenza. Qui si attraversa una pineta (gli alti pini e cedri sono quanto rimane della pineta impiantata tra gli anni ‘30 e ’50, andata in gran parte distrutta nel disastroso incendio del 26 agosto 1971).  La località ( Sa 'e sos Frores) prende il nome dalla famiglia Floris proprietaria dell’area.  Sono ancora visibili le tracce del lavoro dei picapedreris (taglia-pietre) che spaccavano e lavoravano la roccia per ricavarne blocchi e lastre usati nella costruzione delle case e per lastricare le strade della città... 

Altri 550 m di percorso, sempre in leggera salita (alla quota ancora intorno a 740 m slm) conducono dopo ulteriori 15' al punto-tappa denominato Funtana 'e Milianu: dalla sorgente dedicata a Sant’Emiliano ha origine il ruscello Ribu ‘e Seuna. L’attuale sistemazione risale agli anni ‘30....pare che qui sorgesse il nucleo primitivo della città. Attorno al 1000 d.C. gli abitanti scesero a valle per dare origine al quartiere di Seuna. 

La penultima tappa, lungo un tratto di circa 750 metri in cui la pendenza aumenta leggermente, conduce con ulteriori 25' di cammino alla località Solotti: qui sorgeva la colonia estiva nata negli anni ‘20 come struttura ricreativa destinata agli orfani di guerra, poi caduta in abbandono. Nel fabbricato principale ha oggi sede un Centro di Educazione Ambientale. Da vedere la Sughera monumentale: questo esemplare, in prossimità di Solotti,  certamente ultracentenario, in un sito attualmente piuttosto ombroso, testimonia la sussistenza in passato di condizioni ecologiche differenti, ed in particolare di una vegetazione più bassa e rada.

Infine, percorrendo i restanti 550 metri circa, con una pendenza media che si porta quasi al 30%, si raggiunge la fine del percorso, dirigendosi verso la statua del Redentore, da cui è possibile ammirare uno splendido panorama con un punto di osservazione vantaggioso grazie alla quota che supera i 920metri s.l.m. 

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Dati

Attività
Da fare in famiglia
Passeggiate e Nordic Walk
Trekking
Sentieri di montagna
Difficoltà
TrekkingEscursionistico
Tipo di fondo
Sentiero
Strada sterrata
3.740 m
2 ore a piedi

Stato di Validazione

Dettagli Tecnici

Codice CAI
101
Quota minima
540 metri
Quota massima
920 metri
Dislivello totale in salita
415 metri

Progetto cofinanziato con il Fondo Europeo per lo Sviluppo RegionaleLa Cooperazione al cuore del MediterraneoLogo COREMLogo Agenzia Forestas (italiano/sardo)Logo comune di Sassari