Scala Vetza (Ilodei Malu) - Orgosolo (B-444)
Il sentiero
Informazioni utili
Descrizione tappe (roadbook)
Si parte in località Scala Vetza, alle spalle degli edifici che oggi sono occupati dalla sede del complesso forestale. Si risale leggermente uscendo dal bosco con un bel panorama e cominciando a percorrere un evidente sentiero su striscia frangifuoco, percorso anche dal bestiame manso e saltuariamente da qualche muflone. A sinistra si tiene un muretto a secco che delimita una vasta area adibita a rimboschimento, popolata prevalentemente da conifere, mentre a destra si apre una magnifica vista sul Supramonte e sulle cime di Monte Novu Santu Juanne e Monte Fumai.
Dopo una breve discesa si arriva in località Usana: qui si attraversa la strada asfaltata che porta alla caserma di Ilodei Malu e si prosegue su una larga sterrata, tenendo a destra un caseggiato abbandonato e procedendo in leggera salita, mirando a Vruncu Su Calavrige che si raggiunge il leggera salita, lasciando sulla destra il bivio con il sentiero 444A. Qui, ai margini di una radura circondata dall’erica, si trova un belvedere eccezionale sulla vallata del Cedrino. Si riprende il sentiero scendendo leggermente ed arrivando presso un ovile in località Costa ‘e Turre, dove il sentiero 444A ritorna sul principale.
Il sentiero cambia ora completamente volto, immergendosi per una antica mulattiera di carbonai in un bosco fitto ed umido, lasciandosi alle spalle gli ericeti ariosi. Ogni tanto, tra le chiome dei lecci, un vertiginoso panorama sulle vallate lascia errare lo sguardo per qualche secondo, mentre spesso il volo dell’aquila affascina gli escursionisti. I ripidi costoni di Iseri sono tagliati con maestria dal sentiero che evita sempre i punti più difficoltosi, scendendo però gradualmente di quota. Si supera la sorgente di Iseri e poi, con un ultimo lungo tratto sotto grossi lecci, si raggiunge una strada sterrata presso la sorgente di Cafiedda.
Si risale leggermente fino ad un ampio valico in località Ventosu dove si incontra un grosso bivio tra strade sterrate presso una tomba dei giganti difficilmente riconoscibile. Qui si trova anche un piccolo laghetto artificiale di grande fascino. Si prosegue a destra in leggera salita verso grossi lecci ed un’area attrezzata, proseguendo poi tra bassi pulvini di Genista corsica e scenografiche rocce di granito.
Alcuni slarghi tra le rocce sono occasione per ammirare una splendida vista in direzione delle più alte vette del Supramonte: si distinguono le rocce più scure del Corrasi e, a destra, la sagoma isolata di Punta Solitta e la dorsale, lunga e candida, di Sa Pruna, Lolloine, Sos Cuzos e Gantinarvu, la più meridionale delle vette orgolesi tra quelle che appartengono al massiccio montuoso.
Una lieve salita porta ad un varco nell’altopiano: sulla destra, in pochi passi, si arriverebbe alla necropoli neolitica di Oreharva che comprende almeno 19 vani di domus de janas, di cui alcune di grande interesse archeologico. Poco distante dall’incrocio, posto in località Guturu Oreharva, si trova un grande esemplare di Quercus x morisii, ibrido tra leccio e sughera: non è molto frequente incontrarne esemplari di queste dimensioni.
Ancora una breve salita tra alberi e rocce porta ad un vasto spiazzo dove giunge una sterrata rovinata, quasi irriconoscibile: si è in località Sirilò e poco distante, in direzione nordovest, si trova il vasto insediamento preistorico che comprende numerose domus de janas ed un villaggio successivo, dominato da un rilievo isolato e panoramico, su cui svettano i resti di numerose strutture e, forse, di un nuraghe. È un luogo di grande fascino e raggiungerlo vale ogni minuto impiegato. Sulla sinistra, inoltre, si incontra anche il bivio con il sentiero 444B che reca alla strada provinciale e, in seguito, alla chiesa dei SS. Egidio ed Anania. Questo sentiero potrebbe essere utilizzato per compiere un bell’itinerario ad anello tra il paese di Orgosolo, Sirilò e la chiesa appena menzionata.
Proseguendo sul sentiero si lasciano invece alle spalle gli incroci e si comincia a scendere su una antica carraia, superando la sorgente di Usturuthai e perdendo decisamente quota affiancati da un costone granitico e grossi lecci. Durante la lunga discesa la carraia diviene gradualmente una sterrata in brutte condizioni. Si raggiunge un vasto incrocio in località Su Laheddu: qui, sulla sinistra, si potrebbe ritornare in caso di necessità alla strada provinciale. Si prende invece a destra, perdendo ancora quota sulla sterrata e raggiungendo un vasto slargo in località Murtinitò: qui, sulla sinistra, si stacca il sentiero 444C che reca alla chiesa di San Marco e potrebbe essere utile per effettuare l’itinerario ad anello già citato. Si prende quindi a destra, ritrovandosi ben presto nella cresta panoramica ed ariosa che sale verso la punta di Lisorgoni, dove si trova anche una vedetta antincendio.
Una lunga e facile discesa contraddistingue ora l’ultima parte del sentiero: si scende in ambiente aperto, fronteggiando l’ampia vallata del Cedrino, con le cime del Supramonte a destra e, più lontane, le vette granitiche della Barbagia. A metà costa, in posizione dominante, si incontra la bella chiesetta di San Michele. È segno che il paese è vicino e già si scorgono le prime case di Orgosolo. Si raggiunge l’abitato ancora in discesa, muovendosi per gli stretti vicoli del centro fino ad una ampia piazza dove il sentiero ha termine.
Dati catastali e altimetrici
Galleria fotografica
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Opinioni
Recensioni
Calaresu
Un percorso spettacolare, finalmente il collegamento del paese con il suo Supramonte