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A piedi o in bici, scoprirai un altro piccolo, suggestivo continente all'interno dell'Isola: è il primo Parco Geominerario Storico-Ambientale del mondo, emblema di una rete mondiale di Geositi/Geoparchi istituita dall'UNESCO. Sentieri che attraversano doline, cascate e kanyon, luoghi del carsismo e dell'attività minearia: tra questi i sentieri dell'Ossidiana (monte Arci), l'area di Sos Enattos (Orani), le miniere di Funtana Raminosa (Barbagia) e dei cervi di Montevecchio (Guspini-Arbus), tra mare, boschi e miniere (Sulcis-Iglesiente) e la via dell'Argento (Sarrabus-Gerrei).

Itinerari

CMSB - Tappa 05 - da Piscinas a Sant'Antioco (Itinerario in Bicicletta)

Dalla Posada dell’ex casello ferroviario di Piscinas si procede in direzione Ovest sulla strada che procede verso Giba.

Nei pressi del secondo incrocio si prende la sterrata in sinistra per procedere parallelamente alla SS 293 e arrivare alla periferia occidentale di Giba ed entrare in Via Principe di Piemonte (SS 293) per giungere al centro del paese.

Presso il Comune si gira a sinistra e, superata la Piazza, si prende Via Eleonora d’Arborea e, superato il campo sportivo, si esce dal centro abitato.

Subito dopo lo stadio si gira a sinistra e si procede sullo stradello che va al Parco di Is Muras dove al primo bivio si gira a sinistra per riconnettersi alla SS 125 ed entrare a Masainas.

Seguendo lo sviluppo della statale all’interno del paese, si attraversa tutto il centro abitato passando di fronte alla particolare chiesa di San Giovanni Battista che si trova sulla sinistra del percorso, arrivando poi alla fine dell’abitato.

Da qui, si gira sulla destra e si lascia la statale per percorrere una strada interpoderale che attraversa gli orti e le carciofaie della zona.

Fatti 1.65 Km circa si arriva ad un crocevia dove si svolta a sinistra per poi prendere in sinistra la strada interpoderale che ci fa arrivare fino alla piccola frazione di Panesiu poco a nord di Sant’Anna Arresi.

Imboccata via Piave in direzione Sud-Ovest, si entra nel paese in corrispondenza di Via Italia (SS 195) e si attraversa tutto l’abitato girando per Via Torino e arrivare al centro della piazza Martiri dove, affianco alla vecchia chiesa parrocchiale di Sant’Anna, troneggia l’imponente Nuraghe Arresi.

 

Il nuraghe Arresi risalente al XV-XIV secolo a.C. (Bronzo medio) fu costruito su un insediamento più antico abitato fin dal Neolitico Recente e nel primo Eneolitico (3200-2600 a.C.), a est e ovest della struttura sono presenti due fontane nuragiche. La principale peculiarità di questo Nuraghe sta nel fatto che sorge tra due chiese la ‘vecchia’ e nuova parrocchia dedicate alla santa patrona del paese.

Attorno al Nuraghe e alla chiesa vecchia è sorto il primo nucleo abitativo del paese.

Usciti dalla piazza e presa via Piercy si esce dal paese arrivando direttamente alla rotonda del cimitero dalla quale si imbocca la ciclabile che porta fino a Porto Pino.

Sul percorso ciclabile, superata la successiva rotonda, è possibile fermarsi per visitare il sito archeologico del Villaggio Nuragico di Coi Casu.

Risalente all’Età del Bronzo in pieno sviluppo della Civiltà Nuragica (circa 1600-600 a.C.) questo Villaggio si sviluppa nell’intorno di un nuraghe complesso. Il nucleo più importante dell’antico abitato sorge attorno ad una depressione circolare che probabilmente fungeva da piccolo bacino di raccolta dell’acqua piovana.

Agli inizi dell’età del Ferro (XI-X secolo a.C.) il villaggio fu abbandonato e solo dopo alcuni secoli l’insediamento riprese a vivere a partire dall’età tardo-punica (III-II secolo a.C.) sino a quella bizantina (VIVII secolo d.C.).

Entrati a porto Pino dopo aver attraversato l’istmo tra gli stagni salmastri di Maestrale a nord e De Brebeis a Sud, si arriva presso il porto canale e alla vasta area parcheggio da dove, volendo, è possibile vedere la bella spiaggia.

Ripreso il percorso, si arriva nei pressi della pineta che dà il nome al paese e, procedendo sulla sterrata via Candiani, si può percorrere il vai e vieni che ci permette di visitare i resti della batteria di difesa della seconda guerra mondiale di Candiani, realizzata a guardia del golfo di Palmas.

Entrata in servizio nel corpo della Regia Marina il 4 giugno 1935, la batteria antinave  "Ammiraglio Camillo Candiani" nasce in vista di un conflitto su vasta scala al fine di impedire possibili sbarchi e a protezione del porto di S.Antioco, da cui veniva imbarcato il carbone del Sulcis e i minerali e metalli estratti dalle miniere dell’iglesiente.

Con la la batteria gemella "Antonio Sogliuzzo" impostata su Capo Sperone (sul lato diametralmente opposto) costituiva la linea di difesa che sbarrava l’accesso al golfo di Palmas. Era armata da 4 grossi cannoni navali (adatti anche al tiro contraerei) da 2 mitragliere e da una Breda per la difesa dell'installazione stessa. Il personale era composto da un centinaio di marinai comandati da 3 ufficiali.

Nei pressi del sito dove sono stati restaurati gli edifici delle caserme a servizio della batteria, oltre ad un bar immerso nella pineta dove si può trovare ristoro prima di ripartire, qui si trova anche la Posada della Fondazione CMSB (non ancora attiva).

Ripreso il percorso e usciti dalla pineta, si imbocca la strada sterrata indicata come via delle vigne in direzione nord che prosegue avendo sulla destra lo stagno di Maestrale e sulla sinistra i vigneti della zona.

Arrivati alla parte più settentrionale del lago e presa la prosecuzione di via delle vigne che attraversa parzialmente la laguna, si arriva alla strada sterrata che costeggia il canale salmastro che alimenta lo stagno di Maestrale e si segue questa strada per tutto il suo sviluppo, fino ad arrivare all’altezza di Nuraghe Sarri (in proprietà privata) dove si gira a sinistra e subito dopo a destra prendendo la sterrata che costeggia lo stagno Baiocca.

Al margine settentrionale dello stagno si trova un bivio e prendendo la destra si supera il ponticello sul canale di alimentazione dello stagno di Maestrale e si percorre il l’istmo settentrionale dello stagno Baiocca per arrivare nei pressi della frazione di Is Solinas.

Procedendo sempre in direzione nord si arriva al ponticello che ci porta all’altro lato del canale che alimenta lo stagno di Porto Botte e, girando subito dopo a sinistra, si fiancheggia lo stesso canale che, percorso nel suo argine di sinistra idraulica, ci permette di arrivare sulla sterrata che costeggia la spiaggia di Porto Botte.

Proseguendo verso nord sulla sterrata, si arriva alla fine dell’arenile dove un ponte carrabile che troviamo sulla destra, ci permette di superare il canale e ci immette nella strada in leggera salita, che ci porta fino al nuraghe di Villarios (in proprietà privata) e subito dopo incrocia la SS 195.

Svoltando a destra si prende la Statale per poco più di 200 m e dopo si svolta a sinistra per prendere la sterrata che, svoltando subito a destra, ci porta nella zona rurale a ovest di Giba.

La sterrata prosegue con asse nord-est e va ad incrociare la SP 74, dopo l’attraversamento si prosegue nella stessa direzione per altri 1,7 Km fino ad incrociare il vecchio tracciato della ferrovia dismessa che si prende svoltando a sinistra.

Il percorso della vecchia ferrovia, facilmente individuabile per la presenza dei ruderi dei vecchi caselli e per piccoli passaggi in trincea, ci porta, dopo aver superato il nuraghe Meurras, presso la diga del Rio Palmas che forma il lago di Monte Pranu.

Da qui inizia la pista ciclabile di Tratalias che si percorre fino ad incrociare via sobborghi dove girando a sinistra e poi prendendo via degli Angeli si arriva al suggestivo borgo antico di Tratalias Vecchia dove, presso la pregevole piazzetta centrale, si trova la chiesa romanica di Santa Maria di Monserrato che, eretta tra il 1213’ e il 1282’, fu cattedrale e sede della diocesi di Iglesias fino al 1503’.

Proseguendo su via degli Angeli, che taglia il piccolo borgo antico, si arriva alla rotonda poco fuori e qui prendendo la SP 74 in direzione sud si prosegue la tappa oppure girando in destra alla prima svolta della rotonda e proseguendo a nord si percorre la Variante proposta per questa tappa.

Alla rotonda di Via degli Angeli, volendo restare sulla tappa, si procede prendendo per pochi metri la SP 74 e immettendosi subito dopo nella strada interpoderale che prosegue verso sud-est per raggiungere il ponticello sul Rio Palmas.

Dopo il ponticello si prosegue su sterrata per circa 950 m (slm) fino ad arrivare ad un crocevia e qui prendendo la sterrata sulla sinistra si entra nella strada interpoderale Palmas Vecchia che ci porta nei pressi del vecchio centro di Palmas e vicino alla chiesetta romanica di Santa Maria di Palmas.

Tra le costruzioni della prima fase dell’architettura romanica in Sardegna ascrivibile al primo ventennio del XII secolo, la chiesetta sorge al centro del vecchio villaggio di Palma, prima che tutto il borgo venisse trasferito. I documenti storici citano questa struttura per la prima volta nel 1066 dove con atto di donazione la struttura veniva ceduta a Montecassino da Orzocco-Torcotorio I de Lacon-Gunale, giudice di Cagliari.

Realizzata in cantoni calcarei e trachitici di media pezzatura, ha una sola navata con abside orientata a Nord-Est, la facciata è a capanna mentre la parte terminale è caratterizzata da un campanile a vela.

Proseguendo sulla sterrata si incontra dopo poco la SS 195 e girando a sinistra sulla statale si supera il ponte sul rio Palmas per poi girare subito dopo a sinistra e immettersi su una sterrata che passando su strade campestri ci porta dopo poco ad incontrare la strada asfaltata che porta all’ingresso delle Saline.

Fatto il lungo viale che ci porta all’ingresso delle Saline e superato il cancello e il ponticello si segue il percorso concordato che si snoda tra gli argini delle vasche salanti.

Lungo questo percorso è severamente vietato uscire dal percorso segnalato dato che il sito delle saline è di fatto un cantiere in produzione e il movimento di mezzi d’opera non deve essere intralciato dalla presenza di ciclisti e di pellegrini.

Usciti dal comprensorio delle Saline ci si ritrova presso il Faro della marina Militare dove come abbiamo già detto la tappa ritrova il percorso della variante proseguendo prima sulla banchina del porto e poi sulla rampa che ci permette di prendere la SS 126 in prossimità del Ponte che connette Sant’Antioco alla Sardegna.

Nella zona della rampa di connessione alla SS 126 fa bella mostra di sé il ponte costruito in epoca romana che fungeva da connessione tra le due isole.

Entrati a Sant’Antioco la tappa prosegue tra le vie del paese seguendo lo sviluppo in urbano dell’asse della SS 126, percorrendo quindi Via Nazionale e dopo Via Roma arrivando in Piazza Umberto.

Da qui la tappa segue lo sviluppo di Via Azuni, sulla sinistra della piazza fino ad arrivare alla Basilica di Sant'Antioco Martire (visitabile previo controllo degli orari di apertura) con le sue catacombe paleocristiane dove finisce la tappa.

Le Catacombe della necropoli di Sant’Antioco è una delle testimonianze più antiche del cristianesimo in Sardegna. Il sito funerario fu ricavato mettendo in comunicazione camere funerarie puniche del V secolo a.C., affinché i primi membri della neo comunità cristiana potessero essere sepolti il più vicino possibile alla tomba del Santo.

Alla catacomba si accede dalla chiesa e si compone di un primo ambiente con abside la cui volta è sorretta da sei colonne dove al centro si trova un sarcofago ove sarebbero state custodite le spoglie del martire.

Il Bisso Marino, noto anche come seta del mare è una fibra tessile di origine animale, una sorta di seta naturale marina ottenuta dai filamenti secreti da una specie di molluschi bivalvi marini (Pinna nobilis) endemica del Mediterraneo e volgarmente nota come nacchera o penna.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

ATTENZIONE: Nella salina di Sant'Antioco vi troverete davanti ad un cancello basso da scavalcare, al più presto partiranno i lavori per risolvere il problema.

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 57,2 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 505 m / - 535 m

Pendenza max: 9,2% / -12,1%

Pendio medio: +1,1% / -1,1%

Partenza PISCINAS h: 66 m (slm)

Arrivo SANT’ANTIOCO h: 39 m (slm)

Punto più Alto: (Abitato di Sant’Anna Arresi, Piazza Martiri) h: 94 m (slm)

Punto più Basso: (Argini Stagno di Porto Botte): h: 0 m (slm).

Lunghezza Tappa compresi i VAI e vieni 59,5 Km

VAI E VIENI BATTERIA CANDIANI

Lunghezza VAI e vieni: 2,35 Km

Punto inizio/fine (Via Candiani, incrocio via Pescatori Via Porto Pineddu e Via del Mare – Porto Pino): h: 15 m (slm).

Punto più alto (Fortini Batteria Candiani): h: 35 m (slm).

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Lenght 60.200 m

Collegamenti

Tappa 05 bici - da Piscinas a Sant Antioco.gpx

Dislivello totale 357 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 06 - da Sant'Antioco a Carbonia (Itinerario in Bicicletta)

Prima di lasciare Sant'Antioco si consiglia di visitare i numerosi siti archeologici, presenti in questo suggestivo paese affacciato sul mare, in particolare la visita alla Necropoli Punica di Sulchi, al Tophet (area sacra a cielo dove venivano deposte le urne che contenevano i resti incinerati di infanti nati morti o deceduti prematuramente) al Museo Archeologico Ferruccio Barrecca e all’Arena Fenicia.

La Necropoli punica di Sulky, unica nel suo genere, è estesa per circa 10 ettari e presenta circa migliaia di sepolcri scavati nel banco roccioso.

Le sepolture erano riservate a gruppi familiari, nel rispetto di precisi codici rituali. Le sepolture sono formate da un angusto corridoio, denominato “dromos”, costituito da una scala e da un pianerottolo e da un portello d’accesso alle camera funeraria molto semplici e di forma quadrangolare, spesso dotate di tramezzo divisorio. La salma veniva inserita all’interno di un sarcofago ligneo ed era accompagnata da preziosi corredi funerari.  In questa necropoli sono stati fatti rinvenimenti importanti riportando alla luce sculture uniche.

Il Tophet fenicio punico di Sant’Antioco è il santuario a cielo aperto destinato ad accogliere le  ceneri dei bambini nati morti o deceduti in tenerissima età. Risalente alla prima metà dell’VIII sec. a.C., risulta sulla parte sommitale e di versante di un rilievo trachitico caratterizzato dove spicca una grande roccia lavorata (associata in origine a rituali di sacrificio degli infanti), della quale a oggi non si è stabilita l’esatta funzione. Composto da una serie di recinti realizzati in pietra e malta di fango, si presenta come un vero e proprio campo di urne che venivano poste nelle naturali crepe della roccia. Le urne individuate, oltre 2000, si riportano cronologicamente al periodo compreso tra il 750 e il 525 a.C. Tra quelle più arcaiche la maggior parte si riferisce a urne di matrice fenicia. Tre urne, datate tra la metà dell’VIII e il VII secolo a.C., testimoniano la commistione tra la componente fenicia e quella nuragica. Tra le oltre 1750 stele rinvenute nel tofet diverse recano iscrizioni dedicatorie incise o dipinte.

 

Il “Museo Archeologico Ferruccio Barreca” conserva ed espone al suo interno molti dei reperti provenienti dall’isola di Sant’Antioco e dai siti precedentemente raccontati.

La collezione si riferisce in larga parte all’insediamento urbano risalente al VIII sec. a.C. e conosciuto con il nome di Sulky o Sulci.

Visitati questi particolari e suggestivi siti il percorso riparte prendendo la pista ciclabile che, partendo dall’estremità settentrionale del porto turistico, costeggia tutta la parte nord orientale dell’isola di Sant’Antioco, arrivando allo Stagno Salato di Cirdu utilizzato per l’itticoltura e la frazione di Cussorgia (Calasetta) per incrociare infine la SS 126, in prossimità del paese di Calasetta.

Proseguendo verso il centro abitato e prendendo la parallela alla SS 126 che prosegue sulla costa si arriva al Porto Marittimo dove partono i traghetti per Carloforte, arrivati in prossimità del molo si svolta a sinistra e si costeggia il porticciolo turistico per prendere poi Via Tabarchini e arrivare alla Piazza Pietro Belly, centro di Calasetta.

Volendo, soprattutto in estate, dopo una breve sosta ristorativa in uno dei vari bar presenti nella piazza, si riparte prendendo via Savoia che ci immette poi nella Via Sotto Torre che ci porta dopo poco a costeggiare la caratteristica spiaggia di Sotto Torre, praticamente compresa nel sistema urbano.

Proseguendo sul lungomare il percorso, raggiunta la parte più settentrionale dell’isola, volge a sud e arriva prima alla spiaggia La Salina e successivamente, proseguendo sulla strada, si arriva alla spiaggia di Spiaggia Grande sulla costa Ovest.

Seguendo sempre la strada che procede nell’entroterra del litorale sabbioso della spiaggia, si incrocia la strada denominata via Tonnara, che presa svoltando a destra ci riporta sulla costa in prossimità delle rovine della vecchia tonnara di Calasetta.

Seguendo la strada che qui diventa sterrata, si procede verso sud, e passata la scogliera di Mangiabarche si arriva presso la Punta del Nido dei Passeri.

All’altezza del Nido dei Passeri si incontra un bivio dove, girando a sinistra, si prende la strada interna che passando tra gli orti e i campi coltivati ci riporta ad incrociare la strada statale poco più a nord del bivio per Cussorgia.

Imboccata la statale in direzione sud e girato a sinistra per la strada per Cussorgia, si riprende il percorso fatto per arrivare a Calasetta e si ritorna a Sant’Antioco.

Entrati a Sant’Antioco presso la zona del Lido si prosegue sul lungomare superando la Marina e prendendo all’altezza del porticciolo turistico la sterrata sabbiosa che costeggia la zona dei moli fino a rientrare sulla SS 126 poco prima del ponte di connessione tra le due isole.

Superato il ponte sulla SS 126 e usciti subito dopo dalla statale poco prima del Faro, si riprende la ciclabile e si prosegue su questa alla volta di San Giovanni Suergiu ripercorrendo il percorso in variante della Tappa 05.

Prima di arrivare a San Giovanni Suergiu, all’altezza della rotonda sulla SS 126 si innesta il percorso in variante per questa tappa, che propone di lasciare la ciclabile per addentrarsi nelle campagne tra San Giovanni Suergiu e Carbonia.

Per chi volesse proseguire sulla tappa invece di entrare nel sistema campestre di San Giovanni Suergiu prima e di Carbonia poi, si prosegue seguendo la ciclabile.

Questo percorso si presenta molto semplice e attrezzato e propone prima il passaggio presso San Giovanni Suergiu e poi il proseguo verso Nord fino ad arrivare alla periferia meridionale di Carbonia nella zona di Via Aspromonte.

Alla fine di questa via segnata da una piccola rotonda si consiglia di visitare il sito minerario della Grande Miniera di Serbariu che si raggiunge seguendo il percorso a ritroso dell’ultimo tratto della variante, per poi ritornare alla rotonda e proseguire verso il centro di Carbonia.

Percorsa prima Via G. M. Lai e proseguendo su questa direzione su via Giuseppe Mazzini, al campo sportivo si gira a destra e si percorre via G. Maria Angioi arrivando presso la Chiesa Parrocchiale di Cristo Re. Proseguendo su viale Trento (SP78) e girando subito a destra si arriva al Parco Archeologico di Cannas di Sotto, che ospita l’omonima Necropoli a Domus de Janas.

Collegato direttamente al Museo Archeologico Villa Sulcis attraverso un passaggio coperto, il parco archeologico di Cannas di Sotto è interamente compreso nel tessuto urbano. L’area del parco si sviluppa intorno alla necropoli a domus de janas  che risale al Neolitico Finale (dal 3700 a.C. ca. in poi) ed è composta da 26 grotticelle dove si riconoscono architetture diverse, frutto di ampliamenti e rimaneggiamenti di varie epoche.

Visitato il parco si prosegue alla volta di Piazza Roma nel centro di Carbonia dove presso la Chiesa di San Ponziano è possibile visitare il chiostro di Santa Barbara. Proseguendo verso Nord-Ovest, percorrendo Via Gramsci e Via Costituente, si arriva presso Piazza Repubblica dove si trova l’ex edificio di “Accoglienza delle Maestranze" attuale Posada di Carbonia in gestione alla Fondazione CMSB e dove termina la Tappa.

La Posada di Carbonia è realizzata in un edificio che vanta una lunga storia e le cui origini, legate alla miniera lo fanno particolarmente significativo per il Cammino, infatti la struttura sorge tra gli anni 1936-38 ed era adibito come Centro di accoglienza delle maestranze in arrivo in città, per lavorare in miniera.

Dopo la chiusura delle miniere è stato sede dell’Istituto tecnico per Geometri fino al 2010, successivamente ristrutturato è stato allestito dalla Provincia con la doppia funzione di Centro multimediale delle zone umide del Sulcis e come ostello.

Dal luglio 2021 è stato acquisito in comodato d’uso gratuito dalla  Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara che lo ha adibito all’accoglienza dei pellegrini/escursionisti che percorrono il Cammino Minerario di Santa Barbara.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 54,3 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 442 m / - 383 m

Pendenza max: 7,3% / -7,5%

Pendio medio: +0,9% / -1,0%

Partenza SANT’ANTIOCO h: 39 m (slm).

Arrivo CARBONIA h: 91 m (slm).

Punto più Alto: (Abitato di Carbonia, Via Stintino e Viale Gramsci) h: 111 m (slm).

Punto più Basso: (su pista ciclabile passaggio su istmo di Sant’Antioco): h: 0 m (slm).

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Lenght 55.000 m

Collegamenti

tappa-06-da-santantioco-a-carbonia.gpx

Dislivello totale 369 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 07 - da Carbonia a Portoscuso (Itinerario in Bicicletta)

Dalla Posada di Carbonia, la tappa inizia percorrendo via Costituente fino alla rotonda nei pressi del campo sportivo e prendendo Via della Stazione che si trova sulla prima a destra.

Nei pressi della rotonda poco fuori il percorso è possibile arrivare alla Stazione di Carbonia che è collegata direttamente con Cagliari.

La stazione ferroviaria di Carbonia, come quella di Iglesias e Villamassargia, sono connesse sia al Porto di Cagliari che all'aeroporto di Elmas, pertanto nulla vieta iniziare il proprio Cammino in bicicletta da questi snodi, rispettando il percorso ad anello e ritornando quindi al punto di partenza che si è scelto.

Sul percorso, si procede in Via della Stazione superando la zona commerciale di Carbonia e proseguendo verso Nord dove alla fine di Via Dalmazia si gira a sinistra e subito dopo, superata la stazione di servizio si svolta a destra per proseguire a Ovest verso l’incrocio con la SS 126.

All’incrocio, svoltando a destra, si percorre un pezzo della Statale in direzione Nord Nord-Ovest fino a raggiungere la rotonda all’inizio della frazione di Flumentepido.

Fatta la rotonda ed entrati a Flumentepido prendendo Via delle Querce, si arriva presso la chiesetta della Madonna di Flumentepido e proseguendo sulla strada si arriva in prossimità del Depuratore.

Poco prima del Depuratore si gira a destra imboccando la sterrata che costeggia il Rio Flumentepido e si prosegue fino ad arrivare all’incrocio con la SS 126.

Qui, data la pericolosità dell’attraversamento della statale, si consiglia di valutare il passaggio sugli argini del fiume che in questo punto sono cementati e permettono il passaggio sotto la SS 126. Tale passaggio si può fare scendendo dalla bici e solo nel caso in cui il Rio non sia in piena. Qualora invece si ritenesse di attraversare la Statale, si consiglia molta cautela.

Superato questo delicato passaggio, si prosegue su sterrata seguendo il corso del Rio Flumentepido, superando il bivio per Medau Desogus e arrivando fino alla rampa che ci porta alla quota dell’ex tratto ferroviario, in prossimità del vecchio ponte in ferro, che permetteva ai convogli di superare il Rio.

Fatto un breve tratto sul percorso dell’ex ferrovia al primo bivio si prende la sterrata in destra e si procede dritti alla volta del piccolo borgo di Acqua Callentis.

Superato l’abitato si prosegue su asfalto nello stradello che ci porta a superare la chiesetta campestre di Nostra Signora dell’Ausilio, il bivio per il borgo di Caput Acqua e proseguire verso Nord fino a Medau Brau e oltre, superando il piccolo agglomerato di Terra Segada.

Superato quest’ultimo insediamento, dopo circa 500 m, si incrocia la strada che volgendo verso Sud-Ovest, arriva agli edifici dell’ex Miniera di Cortoghiana.

La Miniera di Cortoghiana nasce nel 1889, a seguito della scoperta di un importante giacimento di carbone fossile in loco. Data in concessione alla Ditta Birocchi Filippo con D.R. 31/07/1892, dopo diversi passaggi nel 1934 diventò proprietà della Società Mineraria Carbonifera Sarda, fino alla completa dismissione alla fine degli anni 60, e alla cessione a privati nel 1973.

Il giacimento fu coltivato solo in parte data la presenza di falde acquifere e per gli elevati costi di estrazione e trasporto.

 

Superati gli edifici industriali abbandonati e arrivati alla stele commemorativa dell’incidente che coinvolse diversi minatori, si svolta a sinistra e si arriva al semaforo sulla SS 126, in corrispondenza dell’ingresso a Cortoghiana paese progettato nel 1939 nei pressi dell'omonima miniera e inaugurato il 15 maggio 1942, alla presenza del capo del regime fascista Benito Mussolini.

Attraversato l’incrocio con la Statale, si entra nel paese dove spicca l'organizzazione urbanistica dell'abitato, di stampo razionalista, percorrendo Viale Amedeo di Savoia e arrivando presso Via Irma Bandiera dove spicca la vasta piazza Venezia, tipico esempio di architettura del Ventennio.

Alla fine della piazza, girando a destra per Via M. Grambassi, si arriva alla periferia occidentale del paese e qui è possibile, svoltando a sinistra percorre la Variante, oppure restare sulla tappa che svolta a destra prendendo Viale Amedeo di Savoia.

La miniera di Nuraxi Figus è l’ultimo sito carbonifero attivo d'Italia e di recente è stata oggetto di riconversione per la produzione di energia verde e ricerca.

Interrotta la produzione di carbone la conversione è legata al progetto Aria, che mira a produrre gas rari (ossigeno 18 e argon 40 e isotopi stabili).

Il progetto Aria prevede la costruzione di una torre criogenica per la produzione di isotopi stabili di altissima purezza. L’impianto sarà il primo di questo tipo in Europa e il primo al mondo realizzato con la tecnologia innovativa. Attualmente la Carbosulcis S.p.A. sta lavorando al fine di adeguare l’infrastruttura mineraria per l’installazione dell’impianto nel pozzo Seruci 1.

 

Rimanendo a Cortoghiana e arrivando fino all’ingresso della Pineta, si inizia un percorso su sterrata tra gli alberi e le numerose testimonianze archeologiche di questo sito.

La sterrata infatti procede verso Nord salendo per 2,2 Km da quota 97 m (slm) a quota 159 m (slm) con una pendenza moderata del 2,8%, arrivando presso la Necropoli a Domus de Janas di Serra Maverru.

 

La necropoli, è composta da una decina di domus de janas di varia struttura e tipologia (monocellulari o a pianta circolare con vari loculi), risalenti al neolitico recente (cultura di Ozieri), scavate nella trachite.

Le tombe furono riutilizzate fino all'età del bronzo antico, dati i ritrovamenti di alcune ceramiche e di un cranio umano trapanato.

Nei pressi della necropoli, verso Nuraxi Figus sono ancora visibili i resti di un villaggio e di numerose strutture tra nuraghe, pozzi sacri, circoli megalitici e Tombe dei Giganti che rivelano la presenza di un insediamento nuragico, ben strutturato nel territorio.

Superato questo sito, si inizia a scendere alla volta di Nuraxi Figus e lungo il percorso e nelle vicinanze di esso, sono numerose le emergenze archeologiche che si possono vedere, dal Circolo Megalitico di Murru Moi al Nuraghe di Nuraxi Figus alla Tomba dei Giganti di Su Narboni di Ciccunieddu al nuraghe Arenas, fino ad arrivare preso la periferia orientale di Nuraxi Figus dove si incontra il Pozzo Sacro di Is Arenas.

Arrivati nel paese si svolta a destra per procedere su Via Roma e si raggiungono il Museo etnografico (visitabile previo prenotazione) e la Parrocchia di sant’Isidoro Agricoltore.

Proseguendo su via Roma, dopo circa 250 m (slm) si trova l’incrocio con Via Sandro Pertini, che si prende svoltando a sinistra e alla seconda svolta a sinistra si imbocca la strada che passa fiancheggiando la zona della Miniera di Nuraxi Figus e successivamente attraversa il parco eolico di Portoscuso, fino ad incrociare la SP 02 in prossimità dell’area industriale di Portovesme.

Tra il 1969 e il 1972 per iniziativa pubblica venne realizzato il polo industriale di Portovesme che, nel suo complesso, integrava tutte le lavorazioni dell’alluminio, tramite tre società l'Eurallumina per la lavorazione della bauxite, l'Alsar per la produzione di alluminio primario e la Sardal e la Comsal per le successive lavorazioni.

Inoltre la società pubblica EGAM, oltre a rilevare la gestione delle poche miniere rimaste aperte, realizzò nei primi anni settanta gli impianti per la lavorazione del piombo e dello zinco, poi radicalmente rinnovati dall'Eni negli anni ottanta.

Oltre a queste società, l’Enel installò in questo sito una centrale termoelettrica, alimentata anche con il carbone estratto dalle miniere, la cui produzione di energia era pari al 45% di quella prodotta in tutta la Sardegna. Si stima che gli impianti di Portovesme e San Gavino dessero lavoro, complessivamente, a circa 3.600 persone.

il venir meno di questa realtà produttiva e la progressiva chiusura di tutto il comparto minerario, ha causato ai giorni nostri la profonda crisi occupazionale di tutto il Sulcis Iglesiente.

Attraversata la provinciale ed entrati nella zona industriale si gira a sinistra verso la Frazione di Paringianu e poco prima di arrivare nell’abitato si svolta a destra per prendere la sterrata che si accosta al bacino dei fanghi.

Presa questa sterrata, si va prima in direzione di Sa Punta De S’Aliga e poi si segue il litorale per rientrare nella zona industriale fino al porto industriale e marittimo dove attraccano i traghetti per Carloforte.

Usciti dal Porto e presa la sterrata sabbiosa che volge verso Portoscuso, si supera il Parco Cidano e si arriva all’ingresso del lungomare che si segue superando il porto turistico e prendendo poi via Marco Polo che ci permette di raggiungere la piazza antistante la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria d’Itria e l’ingresso alla Tonnara Su Pranu.

La tonnara “Su Pranu” risalente al XVI secolo, dichiarata bene culturale dal Ministero della Cultura, costituisce la testimonianza più importante dell’antico sistema di strutture per la pesca fissa del Tonno della Sardegna e rappresenta un magnifico esempio di architettura seicentesca di influsso aragonese.

Essa è rappresentativa della storia di Portoscuso, poiché a causa della presenza di tale attività ed intorno ad essa si è sviluppato il centro abitato.

Il complesso si estende per oltre 1 ettaro e comprende una residenza padronale recentemente ristrutturata, gli alloggi dei pescatori, il magazzini per le attrezzature e per la lavorazione del pescato, una chiesa e un imponente arsenale per le imbarcazioni, tutti disposti senza soluzione di continuità attorno al grande cortile aperto sul mare.

In questo punto la Tappa finisce, tuttavia volendo da qui è possibile fare il vai e vieni che arriva a Capo Altano, estremo costiero di particolare pregio, da cui è possibile godere di una mirabile vista che spazia dall’isola di San Pietro al Pan di Zucchero.

 

VAI E VIENI CAPO ALTANO

Dall’ingresso alla Tonnara si procede a Nord sulla pittoresca Via Torre e si arriva alla Torre di Portoscuso, di origine Spagnola che era una delle "torri gagliarde" (difesa pesante, cannoni e spingarde) della Sardegna.

Ripreso il percorso si prende prima via Gramsci e poi si gira a sinistra per via Don Mignioni arrivando ad imboccare sulla destra Via Deledda e fiancheggiare la pineta fino alla zona residenziale del Villaggio del Sole.

Da qui si imbocca la comoda pista ciclabile che ci porta fino alla zona panoramica di Capo Altano a picco sul mare e dopo aver visitato le fortificazioni e ammirato il bel panorama costiero si riprende la strada fatta per tornare alla piazzetta antistante la Tonnara e finire la Tappa.

 

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 36,8 km

Lunghezza Tappa compresi i vai e vieni 43 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 544 m / - 629 m

Pendenza max: 10,0% / -10,4%

Pendio medio: +1,8% / -2,0%

Partenza CARBONIA h: 91m (slm)

Arrivo PORTOSCUSO h: 11 m (slm)

Punto più Alto: (Necropoli di Serra Maverru) h: 159 m (slm)

Punto più Basso: (presso bacino fanghi rossi zona industriale di Portovesme): h: 0 m (slm).

VAI E VIENI CAPO ALTANO

Lunghezza vai e vieni: 7,26 Km

Punto inizio/fine (Piazza antistante ingresso Vecchia Tonnara Su Pranu): h: 10 m (slm)

Punto più alto (Punto panoramico Capo Altano): h: 53 m (slm).

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Lenght 41.100 m

Collegamenti

tappa-07-da-carbonia-a-portoscuso.gpx

Dislivello totale 455 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 08 - Carloforte (Itinerario in Bicicletta)

Preso il Traghetto da Portovesme, dopo appena 40/45 min. di traversata si attracca a Carloforte dove inizia la Tappa 08.

All’arrivo al porto, la Via Cavour con i suoi edifici in stile liberty e i grandi e centenari alberi di Ficus, accolgono il turista e scesi dalla nave si percorre questa via fino ad uscire nella parte settentrionale dell’abitato.

Svoltato a sinistra e presa Via Pertini, ci si addentra nella zona interna dell’isola e, seguendo il prolungamento della via su strada asfaltata, si arriva al bivio che ci immette nel primo vai e vieni che si percorre seguendo il naturale prolungamento della strada senza svoltare a sinistra.

Seguendo quindi la strada si inizia a scendere verso la Spiaggia di Cantagallina e, superata la piccola insenatura, si arriva presso gli edifici riqualificati che erano in passato il rimessaggio della Bilancelle che condotte dai Galanzieri facevano la spola tra Carloforte e le cale della costa sarda dove venivano caricati i minerali coltivati nelle diverse miniere per essere portati al porto di Carloforte e caricati sui bastimenti diretti verso la penisola italiana.

Da qui volendo è possibile raggiungere la rinomata spiaggia di Tacca Rossa.

Ritornando in salita al bivio intrapreso per iniziare il vai e vieni si svolta a destra e si continua a salire, arrivando dopo circa 1,1 Km al bivio con la prima Variante di questo percorso che come tutte le varianti contemplate per questa tappa si configura come un lungo vai e vieni.

Dal bivio per le Tonnare, preso girando a destra per fare la variante, si procede verso Nord per poche decine di metri, poi la strada piega a Ovest e dopo circa 1,3 Km si incrocia lo stradello che, girando a sinistra, volge a Nord iniziando la seconda Variante proposta che ci porta a Punta delle Oche.

Ripreso il percorso della Tappa presso la Loc. Gioia si prosegue verso Carloforte, arrivando nella zona più meridionale delle Saline dopo aver superato i due siti archeologici della Piramide (di origine nuragica) e del Nuraghe Laveria dove il Mastio del nuraghe è parzialmente integrato con le strutture diroccate della vecchia laveria.

Nei pressi delle Saline svoltando a sinistra è possibile accorciare il percorso rientrando subito a Carloforte dal percorso in Salina, mentre svoltando a destra si prosegue verso Sud-Ovest per intersecare la SP 03 e arrivare alla spiaggia La Caletta.

Il percorso poi procede percorrendo le strade che portano alle diverse spiagge, cale e scogliere, passando per il punto panoramico di Cala Mezzaluna, per la scogliera di Punta delle Colonne, per la spiaggia di La Bobba, per la spiaggia Guidi, per la spiaggia di Punta Nera, per la spiaggia di Girin e rientrando alla zona delle Saline per la spiaggia del Giunco.

Superato il cimitero e seguendo la strada asfaltata che lambisce la parte Nord Occidentale delle saline, si arriva all’ingresso del percorso dentro l’argine esterno delle Saline e, fatto questo percorso, si arriva direttamente sulla parte meridionale del Porto presso il centro abitato.

Da qui è possibile svoltare a sinistra e procedere verso la Torre di San Vittorio dove è ospitato un piccolo ma suggestivo Museo archeologico dell’isola.

Dopo la visita al museo (previo controllo di orari ed eventuale prenotazione), si ritorna al porto e si ritorna al molo di partenza dei traghetti.

Per chi volesse visitare Carloforte è opportuno puntualizzare che è un'isola linguistica ligure in quanto l'isola di San Pietro fu colonizzata, dopo secoli di abbandono, nel 1738 da genovesi provenienti da Tabarka, isola oggi collegata alla costa tunisina.

Il tessuto urbano caratterizzato dai carrugi tipici genovesi è assai apprezzato dai turisti che presso queste anguste viuzze trovano vari punti di ristoro dove è possibile gustare piatti a base di pesce ed in particolare di tonno.

Presso il porto è possibile ammirare la particolare struttura del Teatro Cavallera , mentre nel centro è possibile visitare il museo etnografico della Casa del Duca, dove una buona parte dell’esposizione è dedicata alla tradizione legata alla pesca del tonno (di particolare pregio in queste acque).

Nella parte più alta del paese sono ancora ben visibili le mura di cinta e la Porta del Leone. Finito il giro turistico di Carloforte che si apprezza meglio fatto a piedi, ci si imbarca per ritornare a Portoscuso.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,5 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 690 m / - 688 m

Pendenza max: 15,1% / -15,3%

Pendio medio: +2,9% / -3,5%

Partenza traghetto da PORTOVESME durata 40 min. circa

Partenza CARLOFORTE (Sbarco Traghetto) h: 0 m (slm).

Arrivo CARLOFORTE (Imbarco Traghetto) h: 0 m (slm).

Punto più Alto: (presso Loc. Guardia dei Mori) h: 185 m (slm).

Punto più Basso: (Porto di Carloforte): h: 0 m (slm).

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Lenght 34.800 m

Collegamenti

tappa-08-carloforte-bici.gpx

Dislivello totale 554 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 09 - da Portoscuso ad Iglesias (Itinerario in Bicicletta)

Rientrati da Carloforte e sbarcati a Portovesme si ritorna alla Piazza antistante la Tonnara Su Pranu e da qui iniziamo l’ultima tappa del Cammino.

Il percorso procede ripercorrendo per la prima parte il tratto del vai e vieni per Capo Altano (vedi Tappa 7), imboccando Via Grazia Deledda e uscendo da Portoscuso. Successivamente, girando a destra, si prende Viale delle Regioni e, superata la pineta, si arriva ad un crocevia dove si gira a sinistra imboccando Viale Sardegna. Su questa via, alla prima traversa si svolta a sinistra, si percorre Via Valle D’Aosta e si procede in direzione Nord-Est su Via Santa Barbara.

Dopo circa 700 m su Via Santa Barbara si trova l’edicola di San Francesco, dove si può effettuare una piccola sosta, per poi prendere la strada interpoderale denominata Strada Romana.

Dalla partenza della tappa fino alla curva a gomito che si effettua seguendo lo sviluppo di questa strada interpoderale, il percorso mostra una pendenza pressoché costante del 2,3% circa, partendo da quota 9 m (slm) - Tonnara di Su Pranu - e arrivando alla curva sulla strada interpoderale Strada Romana a quota 95 m.

Dopo la curva a gomito e scendendo verso Ovest, si entra nella pineta e attraversando l’area oggetto di rimboschimento si prende infine la provinciale e si svolta a sinistra per procedere verso Nord.

Percorsi sulla provinciale 750 m circa, la Tappa prosegue girando a destra su una strada industriale che dopo poco diventa sterrata mentre rimanendo sulla provinciale si procede sul percorso della prima Variante di questo tracciato, che propone di proseguire sulla SP 108, piuttosto che addentrarsi e procedere verso la Loc. Ghilotta.

Presa la strada industriale che sale per circa 1,5 Km con una pendenza del 4,3% e seguendo poi la stessa che scende verso la Necropoli Ghillotta, sulla sinistra del percorso è possibile scorgere la Miniera di Seruci (ancora parzialmente attiva data la sua recente conversione sperimentale - vedi Tappa 7 - Carbosulcis ). Proseguendo su questa sterrata si giunge nei pressi del nuraghe Ghillotta dove poco dopo si trova l’incrocio con la SP 82 che si prende svoltando a sinistra. Dopo poco più di 1,5 Km sulla provinciale, si arriva ad un crocevia dove girando a sinistra si prende la strada che porta all’ingresso della Miniera di Seruci.

Arrivati in prossimità dei cancelli del sito minerario si svolta a destra su una strada sterrata e, seguendo lo sviluppo di questa, si giunge all’ingresso del sito Archeologico di Nuraghe Seruci e del Villaggio nuragico dove previa prenotazione è possibile fare un’interessante visita guidata.

Il complesso di Seruci costituito da un nuraghe complesso antemurale, un esteso villaggio di capanne e una tomba dei Giganti si estende per ben sei ettari. Il nuraghe complesso, penta o esalobato, originario del Bronzo recente (fine XIV secolo a.C.) rimase attivo sino al X a.C., nel Bronzo finale. Il mastio (torre centrale) a cupola aggettante era composto in origine da tre celle sovrapposte con  un diametro di base di circa 60 metri elevandosi per circa 15 metri di altezza, circondato da un antemurale a cinque (o sei) torri, alcune in buono stato di conservazione.

Attorno al nuraghe si sviluppa uno dei più vasti villaggi nuragici della Sardegna, con circa un centinaio di capanne raggruppate in zone abitative divise e da vie interne al villaggio. Le capanne hanno forma circolare e in alcune di esse si nota l'utilizzo di soluzioni architettoniche che raramente si riscontrano in altri villaggi nuragici come ad esempio l'utilizzo di muri divisori con l'aggiunta di altri ambienti. All'interno del villaggio, nelle vicinanze del nuraghe, si trova una capanna dalle vaste dimensioni (denominata Capanna del Capo) che probabilmente doveva avere la funzione di riunire la comunità o una parte di essa.

Finita la visita si scende sulla strada acciottolata e poi asfaltata che incrocia la SP 108 e si prosegue su quest’ultima, svoltando a sinistra.

Si prosegue sulla provinciale fino ad incontrare l’incrocio che, girando a destra, ci porta sulla SS 126 in direzione Bacu Abis.

Passando sulla Statale dopo poco è possibile vedere sulla destra i ruderi della Chiesa Campestre di San Rocco (protettore dei pellegrini) e proseguendo si arriva alla rotonda che ci permette di cambiare direzione e prendere la strada che ci porta a Bacu Abis, passando prima presso il sito di Pozzo Castoldi.

Pozzo Castoldi realizzato nel 1929 fu attivo dal 1931 al 1941, la struttura era corredata da un castello, la cabina dell’argano e le gallerie. Rivestito in muratura, grazie alle sue dimensioni (m 3,50 x 1,50) permetteva il transito di due gabbie. Il castello, a traliccio in ferro, misurava 22 metri. L'attività estrattiva interrotta nel 1941 per l'esaurimento del filone fece sì che il pozzo venisse riqualificato come galleria di collegamento con la miniera di Cortigiana. La sua dismissione totale risale alla seconda metà degli anni '50 dello scorso secolo. Ad oggi l’unico elemento di archeologia industriale che è stato oggetto di restauro è l’argano di estrazione, azionato da un motore elettrico protetto dalle intemperie da una costruzione chiamata “la casa dell’argano”. Oltre all’argano, presso il piazzale antistante il pozzo sono esposte a cielo aperto delle centine e alcuni vagoncini per il trasporto del carbone.

Entrati a Bacu Abis si percorrono le principali vie dell’abitato per arrivare presso la piazza antistante la Chiesa di Santa Barbara da dove ogni anno parte la processione dedicata alla Santa.

Dalla piazza della chiesa si prende Vicolo Pietro Micca e finite le abitazioni si svolta a sinistra per scendere e prendere la sterrata che ricalca il tracciato della ferrovia e prosegue in direzione Nord per arrivare a Gonnesa.

La sterrata dopo poco finisce incrociando Corso Giacomo Matteotti che si percorre svoltando a sinistra e proseguendo verso l’abitato di Gonnesa all’altezza di Via della Repubblica.

Percorrendo questa via nei pressi del centro di Gonnesa, dopo circa 100 m si incrocia Via S. Andrea dove si innesta il tratto in Variante per Monte Onixeddu e Sa Macchina Beccia, comune sia alla Variante 2 che alla Variante 4.

 

 

Il Villaggio Asproni fu fondato nel periodo d’oro della miniera di Seddas Moddizzis, ed era abitato dalla famiglia Asproni e dai dipendenti della miniera.  Il villaggio è costituito da alcune case, uno spaccio, la chiesa di San Giorgio, gli uffici della Direzione, la villa dell’ingegnere, la scuola e altri piccoli edifici.

Fu abbandonato dalla prima metà del ‘900, quando iniziò la crisi della miniera, ed è rimasto per lungo tempo in stato di abbandono, e usato prevalentemente come ricovero per animali. Di recente, come precedentemente detto, il villaggio è stato acquistato da privati con l’intento di riqualificarlo e musealizzarlo.  In quanto luogo fantasma, il Villaggio, secondo alcuni racconti popolari è frequentato dallo spettro del Cavalier Toro, personaggio importante di Gonnesa nei primi del Novecento.

 

VARIANTE 4 – MINIERA DI MONTE ONIXEDDU – SA MACCHINA BECCIA (Castello di San Giorgio) – SOTTOPASSO SS 130

La variante 4, segue la sterrata che dopo lo spiazzo antistante Sa Macchina Beccia scende verso valle, arrivando nei pressi del bacino fanghi di San Giorgio e proseguendo arriva all’altezza del sottopasso della SS 130. Il percorso in discesa propone una pendenza media del 5,3% circa e pertanto risulta più semplice rispetto a quello che scende alla Miniera di San Giovanni (15% di pendenza - vedi Variante 3).

Volendo includere in questa variante anche la visita all’ex Villaggio Minerario Asproni, evitando l’impegnativa discesa verso la Miniera di San Giovanni, è sufficiente effettuare un breve vai e vieni dallo spiazzo di Sa Macchina Beccia.

Rimanendo sulla Tappa e non svoltando sulla Via Sant’Andrea (Gonnesa) per proseguire verso i ruderi della Miniera di Monte Onixeddu, si prosegue su Via della Repubblica e si gira a sinistra per prendere Via Gramsci e passare nei pressi della Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo. Si scende, poi, verso l’edificio diroccato della vecchia stazione per poi andare verso la zona del cimitero e del campo sportivo di Gonnesa.

Arrivati al campo sportivo, la Tappa prosegue sul percorso che ricalca il tracciato della vecchia ferrovia, recentemente riqualificata come percorso ciclo pedonale del Cammino dalla Fondazione CMSB.

Il percorso che porta fino a Bindua (Frazione di Iglesias) è stato oggetto di varie lavorazioni che hanno riguardato la sistemazione del fondo, reso ora adatto al transito di persone e bike, la segnaletica, sia direzionale che informativa e la messa in sicurezza.

In particolare per la messa in sicurezza sono state realizzate delle staccionate in legno a protezione del passaggio sui rilevati ferroviari, mentre sui manufatti murari a sbalzo, sono stati disposti dei parapetti in acciaio corten a protezione delle cadute dall’alto.

Infine va segnalato che alcuni manufatti ferroviari di pregio, come il ponte a quattro campate sul Rio San Giorgio e la Galleria Is Ollastus, sono stati messi in sicurezza e adeguati per il transito di bici e pellegrini, avendo munito il ponte di parapetti in acciaio corten e avendo messo in sicurezza la corona della galleria e attrezzando il suo interno con un sistema di illuminazione e videosorveglianza interamente alimentati con energie rinnovabili.

Arrivati a Bindua la Tappa prosegue percorrendo il sottopassaggio che bypassa l’attraversamento della SS 126 arrivando direttamente all’ingresso dell’ex complesso minerario della Miniera di San Giovanni.

Per chi volesse evitare il passaggio al complesso dell’ex-miniera di San Giovanni, da Bindua si può prendere direttamente la Statale e proseguire verso Iglesias facendo la Variante 3.

Rimanendo sulla Tappa, invece, si entra dentro il complesso Minerario di San Giovanni e,  girando subito a sinistra, si inizia a salire verso i ruderi della grande Laveria meccanica Keller e proseguendo in salita si arriva al vasto spiazzo dove sulla sinistra è presente la reception per la visita alla Grotta di Santa Barbara (che si consiglia vivamente di visitare, previa prenotazione e controllo degli orari di ingresso).

La grotta di Santa Barbara infatti è una cavità naturale nel cuore della montagna che presenta la peculiarità di essere tappezzata con cristalli tabulari di barite bruno scuro che si apre tra lo strato roccioso di calcare ceroide e la dolomia gialla silicizzata, formazioni risalenti al Cambrico inferiore e pertanto molto antiche (circa 500 milioni di anni fa).

Questo particolare sito di Interesse, unico nel suo genere, è raggiungibile attraverso gallerie sotterranee rese fruibili per mezzo di un trenino che, dopo un percorso di 700 metri, conduce a un ascensore che sale lungo un pozzo, per spalancarsi dentro la cavità.

Dopo aver visitato la Grotta, si consiglia di scendere sulla strada fatta per raggiungere il piazzale e svoltare a sinistra per visitare il Villaggio Normann (ancora parzialmente Abitato) dove sono ancora intatte le case residenziali del complesso minerario e al centro del sistema abitativo si possono ammirare la facciata e i resti della Villa Stefani, la palazzina dell’allora direttore della miniera, e il parchetto tra i pini secolari che risulta antistante questa singolare abitazione.

Il Villaggio Normann ospitava i dipendenti della vicina miniera di San Giovanni, un’antica miniera già conosciuta addirittura in epoca romana, dove dal 1867 in poi si iniziò a scavare una vena argentifera. La miniera rimase in attività, fino agli anni ’80 del Novecento, quando venne definitivamente abbandonata. A Normann oggi abitano una settantina di persone dove tra case riqualificate e abitate si trovano ruderi di abitazioni ormai abbandonate che ricordano il passato minerario. Come già menzionato gli edifici di interesse storico sono soprattutto la villa Stefani, la villa Pintus, il rudere della chiesa di San Giovanni all’entrata del paese e lo spaccio aziendale.

Ripreso il percorso e risaliti sul piazzale, si prende lo stradello sterrato che scende dentro la pineta realizzata come copertura finale della discarica mineraria nei pressi della Laveria e si arriva poi con una ripida discesa (che si consiglia di fare smontando dalla bici) sul piano che ospita il percorso della vecchia ferrovia dismessa.

Seguendo il percorso della ferrovia e superando il ponticello sul Rio San Giorgio, si arriva alla stazione ferroviaria dismessa di Monteponi Scalo dove oltre agli imponenti edifici e impianti Minerari spiccano i resti degli edifici in stile Liberty, di servizio alla stazione passeggeri.

Nella seconda metà dell'Ottocento lo sviluppo dell'attività estrattiva (piombo e zinco) a  Monteponi, portò la società proprietaria della miniera a dotarsi di una propria ferrovia privata a scartamento ridotto che fu inaugurata tra il 1871 e il 1876 al fine di portare i minerali estratti, al porto di Portovesme. Tale tratta non contemplava inizialmente il collegamento con la vicina stazione di Iglesias ed era esclusivamente adibita al trasporto del minerale.

Solo nell'ultimo decennio dell'Ottocento la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde costruì la breve linea di collegamento a scartamento ordinario tra Iglesias e Monteponi e il 1º ottobre 1898 fu aperta la nuova stazione di Monteponi delle Ferrovie Reali al traffico di passeggeri e merci. L'entrata in servizio della ferrovia permise quindi di ottimizzare il sistema di trasporto della zona, in particolar modo per quanto riguarda l'inoltro dei minerali estratti a Monteponi verso il resto dell'isola, oltre alla creazione di un collegamento su rotaia per merci e persone. Nel 1920 la stazione, come l'intera rete delle Ferrovie Reali, passò sotto la gestione delle Ferrovie dello Stato. L'attività nella stazione si incrementò con il progetto di una rete ferroviaria pubblica a scartamento ridotto per il Sulcis-Iglesiente e il 3 aprile 1926 il Regio Decreto 668 stabilì la cessione della linea mineraria. Questo comportò la sostituzione totale dell'armamento, col passaggio dai binari a 1435 mm delle FS a quelli a 950 mm delle FMS, perdendo inoltre la caratteristica di scalo di testa avuta sino a quel momento.

Nel 1969 il parziale crollo di una galleria tra gli scali di Cabitza e Iglesias, portò alla sospensione dell'esercizio lungo il tronco di ferrovia tra la stazione di Monteponi e quella di Iglesias e il 1º settembre 1974 l’attività ferroviaria terminò in modo definitivo e la stazione FMS di Monteponi fu abbandonata.

Prendendo la sterrata in salita che si trova a destra, si arriva ad una sbarra che, qualora si trovasse chiusa, va aperta e richiusa dopo il passaggio, questo manufatto è in prossimità dell’incrocio con la strada che scende dalla SS 126, fatta per la Variante 3, vicino alla vecchia Centrale Elettrica.

Salendo ancora si raggiunge la parte asfaltata dove si ritrova il sottopasso della SS 130, punto di incontro con la Variante 4, superato il quale, si imbocca una sterrata che dopo 1,6 Km circa, nei pressi della Miniera di Campo Pisano, incontra una deviazione che si prende svoltando a sinistra e piegando verso Nord.

La sterrata che parte da questo incrocio risulta essere il prolungamento della Via Amelia Melis de Villa e percorrendola tutta si arriva alla periferia di Iglesias dove, girando a sinistra in Via Fratelli Cairoli, si raggiungono le mura che racchiudono la Caserma Trieste (scuola allievi carabinieri).

Proseguendo su Via Fratelli Cairoli si arriva ad incrociare Via Indipendenza, che si prende svoltando a destra e poi girando a sinistra, ci si immette in via XX Settembre, arrivando all’incrocio con Via Garibaldi in prossimità della Stazione dei Treni.

Poco dopo la stazione, girando a sinistra si entra in Via Antas di fronte allo Stadio Monteponi e infine girando a sinistra si percorre Via Val Verde per ritornare alla Piazza Quintino Sella dove finisce la Tappa 09 e con lei la Ciclovia del Cammino di Santa Barbara.

 

 


 

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,8 km.

Guadagno/Perdita in elevazione: + 821 m / - 641 m.

Pendenza max: 28,0% / -26,2%.

Pendio medio: +3,2% / -3,1%.

Partenza PORTOSCUSO h: 11 m (slm).

Arrivo IGLESIAS h: 189 m (slm).

Punto più Alto: (Iglesias - Via Fratelli Cairoli) h: 196 m (slm).

Punto più Basso: (Portoscuso - Piazza antistante ingresso Vecchia Tonnara Su Pranu): h: 10 m (slm).

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Lenght 35.300 m

Collegamenti

tappa-09-da-portoscuso-ad-iglesias-bici.gpx

Dislivello totale 705 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento