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A piedi o in bici, scoprirai un altro piccolo, suggestivo continente all'interno dell'Isola: è il primo Parco Geominerario Storico-Ambientale del mondo, emblema di una rete mondiale di Geositi/Geoparchi istituita dall'UNESCO. Sentieri che attraversano doline, cascate e kanyon, luoghi del carsismo e dell'attività minearia: tra questi i sentieri dell'Ossidiana (monte Arci), l'area di Sos Enattos (Orani), le miniere di Funtana Raminosa (Barbagia) e dei cervi di Montevecchio (Guspini-Arbus), tra mare, boschi e miniere (Sulcis-Iglesiente) e la via dell'Argento (Sarrabus-Gerrei).

Itinerari

CMSB - Tappa 04 - Variante - Passaggio a Siliqua (Itinerario in bicicletta)

Dalla chiesa di Santa Barbara di Domusnovas, si prende Via Foscolo, e usciti dall’abitato si passa il sottopassaggio alla SS 130, per girare subito a sinistra sulla sterrata che affianca la statale.

Si arriva così al bivio sulla SP 87 che si prende svoltando a destra per arrivare subito alla periferia settentrionale di Musei.

Entrati a Musei, si arriva al parco ETFAS, con i sui caratteristici Silos, che testimoniano la natura agricola del paese, si arriva alla chiesa di Sant’Ignazio dove nei pressi è possibile ammirare Su Congiu de Omu, che risulta essere il più antico edificio costruito in ladiri (metodo costruttivo con mattoni di fango e paglia) della Sardegna.

Attraversato il paese in direzione ovest, ci si immette sulla SP 87 per arrivare alla stazione ferroviaria di Villamassargia e percorrendo il cavalcavia ci si immette direttamente nella strada per il centro abitato di Villamassargia in direzione sud, superando il ponte sulla SP 87. Dopo circa 1,7 Km si arriva alla rotonda all’ingresso di Villamassargia dove proseguendo dritti in direzione sud, si entra nel centro abitato.

Qui percorsa la via Roma si raggiunge la Piazza Pilar, dove sorge la chiesa romanica di San Ranieri e, proseguendo, si arriva presso l’area sportiva nella periferia meridionale del paese.

Presa Via dello Sport, si esce da Villamassargia proseguendo verso Est e, inoltrandoci nelle campagne, si arriva all’altezza del rilievo che ospita il Castello di Gioiosa Guardia che si può ammirare alla destra del percorso.

Il castello venne probabilmente costruito per volere dei Della Gherardesca che divennero padroni del sud-ovest sardo dopo la spartizione del Giudicato di Cagliari avvenuta nel 1258, tuttavia secondo un'altra ipotesi la sua costruzione sarebbe databile al XII secolo, durante il regno di Guglielmo I Salusio IV.

Proseguendo sulla sterrata si arriva poco dopo all’ingresso dell’Oasi Naturale di S’Ortu Mannu, un uliveto che ospita piante secolari tra cui spicca “Sa Reina” un ulivo che ha oltre 16 m di diametro e che si stima abbia oltre 800 anni.

Dopo aver visitato questo particolare sito si continua a est sempre sulla sterrata fino ad arrivare molto vicino alla SP 02. Da qui, proseguendo sulla sterrata che volge verso sud si resta sulla tappa, invece svoltando a destra e dirigendoci verso Nord è possibile iniziare la Variante che ci porta a Siliqua.

 

VARIANTE 1 PASSAGGIO A SILIQUA

Intrapreso il percorso sulla variante, si procede verso nord attraversando la SP 02 e proseguendo in direzione Nord, fino a superare il ponte sul Canale del Rio Cixerri.

Subito dopo aver superato il ponte si gira a destra e si percorre la lunga sterrata sull’argine del canale e dopo circa 6 Km si gira a sinistra e si entra nella periferia meridionale dell’abitato di Siliqua.

Percorsa Via Cixerri e imboccata poi Via A. Einstein si svolta a destra per inserirsi nella SS 293 e seguendo questa statale si esce dal paese dove si arriva ad un incrocio che connette la SP 293 con la SP 90.

Rimanendo sulla SP 293 si svolta a destra e si percorre circa 1 Km sulla statale, superando il ponticello sul canale del Rio Cixerri e arrivando ad un crocevia dove, girando a sinistra si inizia a percorrere la sterrata che ci porta prima alla Chiesetta campestre di Santa Margherita e poi dietro il batolite vulcanico che ospita nella sua cima le rovine del Castello di Acquafredda edificato per volere di Ugolino della Gherardesca.

ll castello di Acquafredda è una struttura fortificata di epoca medioevale, edificato su di un colle di origine vulcanica denominato “Domo Andesitico di Acquafredda”.

La fortificazione si articola su tre livelli, il borgo, nella parte inferiore, la torre cisterna e il mastio in sommità.

La sua costruzione è attribuita  al celebre nobile pisano Ugolino Della Gherardesca conte di Donoratico che dal 1257 divenne Signore della parte sud – occidentale della Sardegna dopo la caduta del Giudicato di Cagliari.

Il castello passò nelle mani dei Pisani e successivamente degli Aragonesi nel 1326. Abbandonato nel 1408 da parte delle truppe stanziate al suo interno, divenne feudo e fu affidato a Pietro Otger e successivamente costituito in baronia nel XVI secolo. L’abbandono definitivo avvenne intorno al 1785 quando il castello viene descritto come distrutto.

Superato il Domo vulcanico, si rientra sulla SS 293 e si procede in salita con una pendenza media del 4,3% per circa 2 Km, arrivando presso il Lago di Maedau Lirimilis.

Successivamente si scende per poi risalire per circa 6 Km con una pendenza media del 2,7% e si arriva al lago della Diga di Bau Pressiu.

Superato la diga, la SS 293 inizia la discesa verso Nuxis e poco prima di arrivare al bivio con la SP 78, si incontra sempre sulla destra il bivio su sterrata che ci porta al sito Geo Speleo Archeologico di Sa Marchesa riunendo la Variante alla Tappa.

Il sito di Sa Marchesa è un sito unico per la sua tipologia e comprende un’area museale, un parco geominerario naturalistico e una grotta, facilmente visitabile, previa prenotazione. Nello specifico la grotta, denominata Su Montixeddu, ha la profondità di 27 metri e si sviluppa principalmente nei calcari paleozoici del Cambriano medio, tipici del Sulcis. L’interesse dominante per questa cavità è di natura archeologica infatti al suo interno sono stati rinvenuti frammenti di ceramiche preistoriche le quali tappezzano tutto il fondo e gli scavi, periodicamente attivi, sono visitabili.

In prossimità della grotta sono stati rinvenuti  insediamenti di epoca nuragica.

 

Non volendo percorrere questa variante come abbiamo già indicato in precedenza, al bivio nei pressi della SP 02, si procede verso Sud iniziando la salita di 7,7 Km, con una pendenza media del 3% che ci porta all’ex villaggio minerario di Orbai in agro di Villamassargia.

Il villaggio di Orbai sorge nel mezzo di un rigoglioso bosco con uno splendido panorama sulla valle del fiume Cixerri e fu abitato per circa 80 anni.

La miniera iniziò a funzionare, per la produzione di misti piombozinciferi, attorno al 1872 ad opera della "Società degli Orbi" da cui avrebbe poi preso il nome anche il villaggio.

Già da subito emersero le difficoltà connesse al trasporto delle produzioni dovute alla mancanza di collegamenti stradali con i porti.

Dopo la fine del conflitto mondiale, d'intesa con la Monteponi, sarebbero dovuti riprendere i lavori di estrazioine come Società della Miniera di Orbai, ma anche in questa occasione i risultati non furono soddisfacenti e dopo pochi anni (attorno alla metà degli anni '50) la miniera venne definitivamente chiusa e la concessione revocata.

Visitato l’ex-Villaggio minerario di Orbai, attualmente disabitato nonostante i lavori di riqualificazione attuati nei primi anni novanta, e saliti fino alla sua sommità da cui è possibile godere di una pregevole vista su tutta la valle del Cixerri, si procede, sempre su sterrata, alla volta dell’ex-Villaggio minerario di Rosas.

 

La miniera di Rosas già sfruttata ai tempi dei Romani e poi dei Pisani, è la seconda concessione mineraria più antica della Sardegna.

Concessa nel 1851 per lo sfruttamento della galena alla Società Anonima dell'Unione Miniere Sulcis e Sarrabus, nel 1900 la concessione fu estesa allo zinco e ai minerali di rame, lo sfruttamento minerario cessò nel 1979.

In questo sito, nel 1908, fu scoperta dal prof. Domenico Lovisato la rosasite, un carbonato di zinco e rame che è stato riconosciuto come minerale identitario definito come specie-tipo della Sardegna. La Rosasite prende appunto il nome dalla miniera di Rosas dove è stato rinvenuto per la prima volta.

Il sito minerario ristrutturato e riqualificato per l’ospitalità turistica, si presenta come un “museo a cielo aperto”, dove tutti gli edifici industriali sono stati restaurati e resi accessibili alla fruizione e le vecchie unità abitative sono state riqualificate per l'ospitalità turistica.

Di recente, a seguito di problemi gestionali, il sito non è momentaneamente funzionante.

In questo tratto si sale alla quota massima della tappa (482 m) con una pendenza media del 6,2%, per poi scendere a quota 250 m (slm) del Villaggio di Rosas.

Arrivati presso la piazzetta del villaggio minerario, riqualificato a struttura alberghiera, si può scegliere se intraprendere la seconda variante del percorso oppure procedere sulla tappa.

Nel primo caso si procede alla volta di Narcao, mentre se si continua sulla tappa si va verso Nuxis e Santadi.

Usciti da Rosas rimanendo sulla tappa e prendendo la sterrata che volge a destra, prima di arrivare alla piazza dell’ex villaggio, si inizia un percorso in sterrata con diversi saliscendi. Questo percorso inizialmente sui monti arriva poi presso le campagne di Nuxis ed infine interseca la SP 78 che si prende svoltando a sinistra per arrivare al bivio per il sito di Sa Marchesa.

Visitato il sito Geo Speleo Archeologico, dove si riconnette la prima variante per Siliqua, si ripercorre la sterrata fino a ritornare alla SP 78 e continuare in asfalto per arrivare alla frazione di Acquacadda (Nuxis).

Superato il piccolo centro abitato si procede su una strada interpoderale per prendere per un brevissimo tratto la SS 293 e arrivare infine a Nuxis dalla periferia settentrionale del paese.

Procedendo internamente all’abitato e imboccata Via Santadi, si esce dal paese e, proseguendo sulla prosecuzione di questa strada, si arriva al piccolo vai e vieni che ci permette di visitare il pozzo Sacro di Tatinu e poco dopo, con un ulteriore piccolo vai e vieni, la Chiesetta Bizantina di Sant’Elia.

Il pozzo sacro di Tatinu si differenzia dalle altre strutture simili della Sardegna poiché rimane privo di strutture a vista e del vestibolo. La scala (28-29 gradini) e il vano d'acqua che formano insieme un vuoto rettangolare, la sezione "a bottiglia" del pozzo, ellittico in pianta, lo diversifica dai templi a pozzo della Sardegna.

La chiesa campestre di Sant'Elia di epoca bizantina, edificata tra il IX e il XII secolo con pietre non squadrate e di piccole dimensioni, presenta la tipica pianta a croce greca, con volte a botte e cupola centrale troncoconica.

Visitati questi due importanti siti di interesse, si procede sempre sullo stradello intrapreso e si arriva a Santadi presso la chiesa di San Nicolò dove si sviluppa la parte alta del paese.

La chiesa di San Nicolò risalente al XV secolo e ricostruita nell’Ottocento, rappresenta il centro di Santadi e nei pressi di questo sito è possibile avere un esempio delle usanze sulcitane nella casa-museo sa Domu Antiga. Va inoltre segnalato che ad inizio agosto è possibile assistere alla manifestazione dal Matrimonio Mauritano, con un cerimoniale improntato ad antiche tradizioni rurali.

Sempre in centro è possibile visitare il Museo Archeologico dove sono in mostra alcuni interessanti reperti del vicino sito di Pani Loriga e di altri siti archeologici della zona. Riprendendo il percorso e attraversato il paese, si imbocca Via Giardini proseguendo per il suo prolungamento su via Oristano e si esce da Santadi.

Si percorre la sterrata parallela alla Via Cagliari fino a superare la zona commerciale di Santadi, poi svoltando a sinistra si rientra su via Cagliari e dopo poco si supera la rotonda lasciando sulla sinistra lo stabilimento della rinomata Cantina Sociale di Santadi e si procedealla volta di Villaperuccio.

Entrati a Villaperuccio, dopo poco si prende, svoltando a sinistra in Via Eleonora D’arborea, passando nella periferia meridionale del paese, per uscire dallo stesso imboccando Via Santa Lucia e andare verso Sud alla volta della piccola frazione di Terrazzu.

Arrivati presso la zona abitata, sulla sinistra è possibile vedere l’imponente Menhir Luxia Arrabiosa (uno dei più alti della Sardegna) megalite eretto in epoca neolitica.

Proseguendo sulla strada, si arriva dopo poco ad un bivio dove, svoltando a sinistra e proseguendo su questo percorso, si procede su sterrata e dopo poco si percorre il vecchio tracciato ferroviario e si arriva nei pressi dell’area parcheggio asservente l’area archeologica di Pani Loriga (visitabile previo prenotazione e controllo degli orari di apertura).

Proseguendo sulle sterrate dell’area a sud dell’area archeologica, tra i vigneti della zona, si arriva al piccolo borgo di Barrua de Basciu e qui all’incrocio con la SP 70 se si gira a sinistra sulla sterrata è possibile accorciare la tappa arrivando direttamente a Piscinas.

Proseguendo sulla SS 70 invece si arriva alla zona di Su Benatzu dove presso il piccolo borgo è presente ancora lo scavo della miniera di barite. Proseguendo sulla provinciale si arriva dopo poco all’ingresso delle Grotte di Is Zuddas, visitabili previa prenotazione e controllo degli orari.

Lungo il percorso turistico che si sviluppa per circa 500 m si possono ammirare imponenti stalattiti e stalagmiti, passando per le colate e le cannule fino alle rare eccentriche di aragonite che caratterizzano questo complesso carsico. All’ingresso sono ancora visibili le tracce del prolagus sardus, roditore estinto, che ha abitato la Sardegna e la Corsica.

Visitate le grotte e ripreso il percorso a ritroso per circa 500 m (slm) sulla provinciale si svolta a sinistra per prendere una sterrata che passa nei pressi di piccoli insediamenti rurali spesso unifamiliari per riprendere la SP 70 nella zona di Is Carillus.

Superato questa fattoria, si svolta a sinistra e si inizia a salire con una pendenza media del 3,6% arrivando nei pressi di una serie di insediamenti unifamiliari come i precedenti che in questa zona sono chiamati con l’appellativo Masoni.

Arrivati nei pressi della Tomba dei giganti di S’Arcu’e su Re, in terreno privato, si scende verso il Nuraghe de Frois e dopo poco si raggiunge il villaggio abbandonato di Su Rai.

Superato il desolato borgo e superato il ponticello sul Riu Piscinas si prosegue su sterrata per avvicinarsi all’abitato di Piscinas da sud e passando nei pressi del nuraghe Corongiu Logus prima e vicino alla necropoli Cungiau de sa Tutti, si entra nell’abitato di Piscinas da ovest.

All’ingresso di Piscinas, è possibile visitare l’arabeggiante Villa Salasar per poi entrare nel paese e arrivare presso l’ex stazione ferroviaria dove si trova la Posada della Fondazione CMSB (presto attiva come HUB della Ciclovia) e finisce questa lunga tappa.

Progettata dall'arch. Giorgio Asproni, figlio dell'omonimo deputato sardo, ed edificata alla fine dell'800 per la famiglia Salasar di Iglesias, è un'elegante villa di campagna chiamata anche Villa Bice; nel 2002 l'Amministrazione comunale l’ha acquistata per ristrutturarla e destinarla a struttura culturale polivalente. L'edificio, inserito in un pregevole parco ricco di piante anche secolari ed essenze arboree rare, è dotato di numerosi ambienti ed è realizzato su pianta a U.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 93 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1564 m / - 1649 m

Pendenza max: 15,8% / -15,6%

Pendio medio: +3,0% / -2,8%

Partenza DOMUSNOVAS h: 148 m (slm)

Arrivo PISCINAS h: 66m (slm)

Punto più Alto: (su sterrata dall’ex villaggio minerario di Orbai a quello di Rosas) h: 483 m (slm)

Punto più Basso: (uscita centro urbano di Villaperuccio, direzione frazione di Terrazu): h: 64 m (slm).

Lunghezza Tappa compresi i vai e vieni 94,4 Km

 

VAI E VIENI PER IL SITO MINERARIO E SPELEO ARCHEOLOGICO DI SA MARCHESA (Nuxis)

Lunghezza vai e vieni: 2,6 Km

Punto inizio/fine (su SP 78 poco dopo ingresso a frazione di Acquacadda): h: 177 m (slm)

Punto più alto (sito di Sa Marchesa): h: 221 m (slm).

 

VARIANTE 1 PASSAGGIO A SILIQUA

Lunghezza Variante: 36,04 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 104 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 1348 m / - 1433 m

Pendenza max: 10,6% / -10,2%

Pendio medio: +2,2% / -2,0%

Innesto Variante (presso Case Usai - Villamassargia) al Km 17,5 della Tappa

Uscita Variante (Bivio su SS 293 su sterrata prima dell’incrocio tra SS 293 con SP 78) al Km 39,7 della Tappa con Variante Sa Marchesa.

Punto più alto (su SS 293 poco prima del lago di Bau Pressiu) 290 m (slm).

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Lenght 33.300 m

Collegamenti

tappa-04-variante p siliqua.gpx

Dislivello totale 531 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 05 - Variante - passaggio a San Giovanni Suergiu (Itinerario in bicicletta)

Dalla Posada dell’ex casello ferroviario di Piscinas si procede in direzione Ovest sulla strada che procede verso Giba.

Nei pressi del secondo incrocio si prende la sterrata in sinistra per procedere parallelamente alla SS 293 e arrivare alla periferia occidentale di Giba ed entrare in Via Principe di Piemonte (SS 293) per giungere al centro del paese.

Presso il Comune si gira a sinistra e, superata la Piazza, si prende Via Eleonora d’Arborea e, superato il campo sportivo, si esce dal centro abitato.

Subito dopo lo stadio si gira a sinistra e si procede sullo stradello che va al Parco di Is Muras dove al primo bivio si gira a sinistra per riconnettersi alla SS 125 ed entrare a Masainas.

Seguendo lo sviluppo della statale all’interno del paese, si attraversa tutto il centro abitato passando di fronte alla particolare chiesa di San Giovanni Battista che si trova sulla sinistra del percorso, arrivando poi alla fine dell’abitato.

Da qui, si gira sulla destra e si lascia la statale per percorrere una strada interpoderale che attraversa gli orti e le carciofaie della zona.

Fatti 1.65 Km circa si arriva ad un crocevia dove si svolta a sinistra per poi prendere in sinistra la strada interpoderale che ci fa arrivare fino alla piccola frazione di Panesiu poco a nord di Sant’Anna Arresi.

Imboccata via Piave in direzione Sud-Ovest, si entra nel paese in corrispondenza di Via Italia (SS 195) e si attraversa tutto l’abitato girando per Via Torino e arrivare al centro della piazza Martiri dove, affianco alla vecchia chiesa parrocchiale di Sant’Anna, troneggia l’imponente Nuraghe Arresi.

 

Il nuraghe Arresi risalente al XV-XIV secolo a.C. (Bronzo medio) fu costruito su un insediamento più antico abitato fin dal Neolitico Recente e nel primo Eneolitico (3200-2600 a.C.), a est e ovest della struttura sono presenti due fontane nuragiche. La principale peculiarità di questo Nuraghe sta nel fatto che sorge tra due chiese la ‘vecchia’ e nuova parrocchia dedicate alla santa patrona del paese.

Attorno al Nuraghe e alla chiesa vecchia è sorto il primo nucleo abitativo del paese.

Usciti dalla piazza e presa via Piercy si esce dal paese arrivando direttamente alla rotonda del cimitero dalla quale si imbocca la ciclabile che porta fino a Porto Pino.

Sul percorso ciclabile, superata la successiva rotonda, è possibile fermarsi per visitare il sito archeologico del Villaggio Nuragico di Coi Casu.

Risalente all’Età del Bronzo in pieno sviluppo della Civiltà Nuragica (circa 1600-600 a.C.) questo Villaggio si sviluppa nell’intorno di un nuraghe complesso. Il nucleo più importante dell’antico abitato sorge attorno ad una depressione circolare che probabilmente fungeva da piccolo bacino di raccolta dell’acqua piovana.

Agli inizi dell’età del Ferro (XI-X secolo a.C.) il villaggio fu abbandonato e solo dopo alcuni secoli l’insediamento riprese a vivere a partire dall’età tardo-punica (III-II secolo a.C.) sino a quella bizantina (VIVII secolo d.C.).

Entrati a porto Pino dopo aver attraversato l’istmo tra gli stagni salmastri di Maestrale a nord e De Brebeis a Sud, si arriva presso il porto canale e alla vasta area parcheggio da dove, volendo, è possibile vedere la bella spiaggia.

Ripreso il percorso, si arriva nei pressi della pineta che dà il nome al paese e, procedendo sulla sterrata via Candiani, si può percorrere il vai e vieni che ci permette di visitare i resti della batteria di difesa della seconda guerra mondiale di Candiani, realizzata a guardia del golfo di Palmas.

Entrata in servizio nel corpo della Regia Marina il 4 giugno 1935, la batteria antinave  "Ammiraglio Camillo Candiani" nasce in vista di un conflitto su vasta scala al fine di impedire possibili sbarchi e a protezione del porto di S.Antioco, da cui veniva imbarcato il carbone del Sulcis e i minerali e metalli estratti dalle miniere dell’iglesiente.

Con la la batteria gemella "Antonio Sogliuzzo" impostata su Capo Sperone (sul lato diametralmente opposto) costituiva la linea di difesa che sbarrava l’accesso al golfo di Palmas. Era armata da 4 grossi cannoni navali (adatti anche al tiro contraerei) da 2 mitragliere e da una Breda per la difesa dell'installazione stessa. Il personale era composto da un centinaio di marinai comandati da 3 ufficiali.

Nei pressi del sito dove sono stati restaurati gli edifici delle caserme a servizio della batteria, oltre ad un bar immerso nella pineta dove si può trovare ristoro prima di ripartire, qui si trova anche la Posada della Fondazione CMSB (non ancora attiva).

Ripreso il percorso e usciti dalla pineta, si imbocca la strada sterrata indicata come via delle vigne in direzione nord che prosegue avendo sulla destra lo stagno di Maestrale e sulla sinistra i vigneti della zona.

Arrivati alla parte più settentrionale del lago e presa la prosecuzione di via delle vigne che attraversa parzialmente la laguna, si arriva alla strada sterrata che costeggia il canale salmastro che alimenta lo stagno di Maestrale e si segue questa strada per tutto il suo sviluppo, fino ad arrivare all’altezza di Nuraghe Sarri (in proprietà privata) dove si gira a sinistra e subito dopo a destra prendendo la sterrata che costeggia lo stagno Baiocca.

Al margine settentrionale dello stagno si trova un bivio e prendendo la destra si supera il ponticello sul canale di alimentazione dello stagno di Maestrale e si percorre il l’istmo settentrionale dello stagno Baiocca per arrivare nei pressi della frazione di Is Solinas.

Procedendo sempre in direzione nord si arriva al ponticello che ci porta all’altro lato del canale che alimenta lo stagno di Porto Botte e, girando subito dopo a sinistra, si fiancheggia lo stesso canale che, percorso nel suo argine di sinistra idraulica, ci permette di arrivare sulla sterrata che costeggia la spiaggia di Porto Botte.

Proseguendo verso nord sulla sterrata, si arriva alla fine dell’arenile dove un ponte carrabile che troviamo sulla destra, ci permette di superare il canale e ci immette nella strada in leggera salita, che ci porta fino al nuraghe di Villarios (in proprietà privata) e subito dopo incrocia la SS 195.

Svoltando a destra si prende la Statale per poco più di 200 m e dopo si svolta a sinistra per prendere la sterrata che, svoltando subito a destra, ci porta nella zona rurale a ovest di Giba.

La sterrata prosegue con asse nord-est e va ad incrociare la SP 74, dopo l’attraversamento si prosegue nella stessa direzione per altri 1,7 Km fino ad incrociare il vecchio tracciato della ferrovia dismessa che si prende svoltando a sinistra.

Il percorso della vecchia ferrovia, facilmente individuabile per la presenza dei ruderi dei vecchi caselli e per piccoli passaggi in trincea, ci porta, dopo aver superato il nuraghe Meurras, presso la diga del Rio Palmas che forma il lago di Monte Pranu.

Da qui inizia la pista ciclabile di Tratalias che si percorre fino ad incrociare via sobborghi dove girando a sinistra e poi prendendo via degli Angeli si arriva al suggestivo borgo antico di Tratalias Vecchia dove, presso la pregevole piazzetta centrale, si trova la chiesa romanica di Santa Maria di Monserrato che, eretta tra il 1213’ e il 1282’, fu cattedrale e sede della diocesi di Iglesias fino al 1503’.

Proseguendo su via degli Angeli, che taglia il piccolo borgo antico, si arriva alla rotonda poco fuori e qui prendendo la SP 74 in direzione sud si prosegue la tappa oppure girando in destra alla prima svolta della rotonda e proseguendo a nord si percorre la Variante proposta per questa tappa.

 

VARIANTE – PASSAGGIO IN CICLOVIA DA SAN GIOVANNI SUERGIU A SANT’ANTIOCO

Presa la prima svolta a destra della rotonda che volge verso settentrione, dopo una breve sterrata ci si ricongiunge alla ciclabile e svoltando a sinistra si prosegue su questa alla volta di San Giovanni Suergiu.

La pista ciclabile che segue il vecchio tracciato ferroviario si interrompe poco prima di entrare presso l’abitato di San Giovanni Suergiu, tuttavia, cambiando il percorso e prendendo la sterrata parallela si arriva dopo poco alla pista ciclabile che connette Carbonia con Sant’Antioco e girando a sinistra su tale percorso si procede verso sud alla volta di Sant’Antioco lasciando la periferia meridionale dell’abitato di San Giovanni.

Questo comodo percorso dopo circa 8 km ci porta presso il ponte della SS 126 che attraversa il piccolo braccio di mare che separa l’isola di Sant’Antioco dalla Sardegna.

Lungo il percorso dopo circa 5,4 km è possibile notare sulla sinistra i due Menhir di Su Para e Sa Mongia e all’altezza del Faro della Marina Militare si ritrova il percorso della tappa e ci si ricongiunge ad esso.

 

Alla rotonda di Via degli Angeli, volendo restare sulla tappa, si procede prendendo per pochi metri la SP 74 e immettendosi subito dopo nella strada interpoderale che prosegue verso sud-est per raggiungere il ponticello sul Rio Palmas.

Dopo il ponticello si prosegue su sterrata per circa 950 m (slm) fino ad arrivare ad un crocevia e qui prendendo la sterrata sulla sinistra si entra nella strada interpoderale Palmas Vecchia che ci porta nei pressi del vecchio centro di Palmas e vicino alla chiesetta romanica di Santa Maria di Palmas.

Tra le costruzioni della prima fase dell’architettura romanica in Sardegna ascrivibile al primo ventennio del XII secolo, la chiesetta sorge al centro del vecchio villaggio di Palma, prima che tutto il borgo venisse trasferito. I documenti storici citano questa struttura per la prima volta nel 1066 dove con atto di donazione la struttura veniva ceduta a Montecassino da Orzocco-Torcotorio I de Lacon-Gunale, giudice di Cagliari.

Realizzata in cantoni calcarei e trachitici di media pezzatura, ha una sola navata con abside orientata a Nord-Est, la facciata è a capanna mentre la parte terminale è caratterizzata da un campanile a vela.

Proseguendo sulla sterrata si incontra dopo poco la SS 195 e girando a sinistra sulla statale si supera il ponte sul rio Palmas per poi girare subito dopo a sinistra e immettersi su una sterrata che passando su strade campestri ci porta dopo poco ad incontrare la strada asfaltata che porta all’ingresso delle Saline.

Fatto il lungo viale che ci porta all’ingresso delle Saline e superato il cancello e il ponticello si segue il percorso concordato che si snoda tra gli argini delle vasche salanti.

Lungo questo percorso è severamente vietato uscire dal percorso segnalato dato che il sito delle saline è di fatto un cantiere in produzione e il movimento di mezzi d’opera non deve essere intralciato dalla presenza di ciclisti e di pellegrini.

Usciti dal comprensorio delle Saline ci si ritrova presso il Faro della marina Militare dove come abbiamo già detto la tappa ritrova il percorso della variante proseguendo prima sulla banchina del porto e poi sulla rampa che ci permette di prendere la SS 126 in prossimità del Ponte che connette Sant’Antioco alla Sardegna.

Nella zona della rampa di connessione alla SS 126 fa bella mostra di sé il ponte costruito in epoca romana che fungeva da connessione tra le due isole.

Entrati a Sant’Antioco la tappa prosegue tra le vie del paese seguendo lo sviluppo in urbano dell’asse della SS 126, percorrendo quindi Via Nazionale e dopo Via Roma arrivando in Piazza Umberto.

Da qui la tappa segue lo sviluppo di Via Azuni, sulla sinistra della piazza fino ad arrivare alla Basilica di Sant'Antioco Martire (visitabile previo controllo degli orari di apertura) con le sue catacombe paleocristiane dove, dopo aver visitato anche il museo del Bisso che sorge nei pressi della basilica, finisce la tappa.

Le Catacombe della necropoli di Sant’Antioco è una delle testimonianze più antiche del cristianesimo in Sardegna. Il sito funerario fu ricavato mettendo in comunicazione camere funerarie puniche del V secolo a.C., affinché i primi membri della neo comunità cristiana potessero essere sepolti il più vicino possibile alla tomba del Santo.

Alla catacomba si accede dalla chiesa e si compone di un primo ambiente con abside la cui volta è sorretta da sei colonne dove al centro si trova un sarcofago ove sarebbero state custodite le spoglie del martire.

Il Bisso Marino, noto anche come seta del mare è una fibra tessile di origine animale, una sorta di seta naturale marina ottenuta dai filamenti secreti da una specie di molluschi bivalvi marini (Pinna nobilis) endemica del Mediterraneo e volgarmente nota come nacchera o penna.

La lavorazione di questo materiale è una tecnica antica attualmente portata avanti dalla maestra Chiara Vigo, l’unica donna al mondo in grado ancora di lavorare e tessere secondo la tradizione millenaria importata in Sardegna dai Fenici.

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 57,2 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 505 m / - 535 m

Pendenza max: 9,2% / -12,1%

Pendio medio: +1,1% / -1,1%

Partenza PISCINAS h: 66 m (slm)

Arrivo SANT’ANTIOCO h: 39 m (slm)

Punto più Alto: (Abitato di Sant’Anna Arresi, Piazza Martiri) h: 94 m (slm)

Punto più Basso: (Argini Stagno di Porto Botte): h: 0 m (slm).

Lunghezza Tappa compresi i VAI e vieni 59,5 Km

 

VAI E VIENI BATTERIA CANDIANI

Lunghezza VAI e vieni: 2,35 Km

Punto inizio/fine (Via Candiani, incrocio via Pescatori Via Porto Pineddu e Via del Mare – Porto Pino): h: 15 m (slm).

Punto più alto (Fortini Batteria Candiani): h: 35 m (slm).

 

VARIANTE – PASSAGGIO IN CICLOVIA DA SAN GIOVANNI SUERGIU A SANT’ANTIOCO

Lunghezza Variante: 12,8 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 59,5 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 544 m / - 574 m

Pendenza max: 9,9% / -12,0%

Pendio medio: +1,2% / -1,1%

Innesto Variante (Presso rotonda Via degli Angeli Tratalias Vecchia) al Km 43 della Tappa

Uscita Variante (Faro Marina Militare Porto di Sant’Antioco) al Km 55,4 della Tappa con Variante Sa Marchesa.

Punto più alto (su tratto ciclabile Tratalias Vecchia – San Giovanni Suergiu) 23m (slm) (slm).


 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Lenght 12.800 m

Collegamenti

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Dislivello totale 24 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 06 - Variante - Passaggio a Is Loccis Santus (Itinerario in bicicletta)

Prima di lasciare Sant'Antioco si consiglia di visitare i numerosi siti archeologici, presenti in questo suggestivo paese affacciato sul mare, in particolare la visita alla Necropoli Punica di Sulchi, al Tophet (area sacra a cielo dove venivano deposte le urne che contenevano i resti incinerati di infanti nati morti o deceduti prematuramente) al Museo Archeologico Ferruccio Barrecca e all’Arena Fenicia.

La Necropoli punica di Sulky, unica nel suo genere, è estesa per circa 10 ettari e presenta circa migliaia di sepolcri scavati nel banco roccioso.

Le sepolture erano riservate a gruppi familiari, nel rispetto di precisi codici rituali. Le sepolture sono formate da un angusto corridoio, denominato “dromos”, costituito da una scala e da un pianerottolo e da un portello d’accesso alle camera funeraria molto semplici e di forma quadrangolare, spesso dotate di tramezzo divisorio. La salma veniva inserita all’interno di un sarcofago ligneo ed era accompagnata da preziosi corredi funerari.  In questa necropoli sono stati fatti rinvenimenti importanti riportando alla luce sculture uniche.

Il Tophet fenicio punico di Sant’Antioco è il santuario a cielo aperto destinato ad accogliere le  ceneri dei bambini nati morti o deceduti in tenerissima età. Risalente alla prima metà dell’VIII sec. a.C., risulta sulla parte sommitale e di versante di un rilievo trachitico caratterizzato dove spicca una grande roccia lavorata (associata in origine a rituali di sacrificio degli infanti), della quale a oggi non si è stabilita l’esatta funzione. Composto da una serie di recinti realizzati in pietra e malta di fango, si presenta come un vero e proprio campo di urne che venivano poste nelle naturali crepe della roccia. Le urne individuate, oltre 2000, si riportano cronologicamente al periodo compreso tra il 750 e il 525 a.C. Tra quelle più arcaiche la maggior parte si riferisce a urne di matrice fenicia. Tre urne, datate tra la metà dell’VIII e il VII secolo a.C., testimoniano la commistione tra la componente fenicia e quella nuragica. Tra le oltre 1750 stele rinvenute nel tofet diverse recano iscrizioni dedicatorie incise o dipinte.

 

Il “Museo Archeologico Ferruccio Barreca” conserva ed espone al suo interno molti dei reperti provenienti dall’isola di Sant’Antioco e dai siti precedentemente raccontati.

La collezione si riferisce in larga parte all’insediamento urbano risalente al VIII sec. a.C. e conosciuto con il nome di Sulky o Sulci.

Visitati questi particolari e suggestivi siti il percorso riparte prendendo la pista ciclabile che, partendo dall’estremità settentrionale del porto turistico, costeggia tutta la parte nord orientale dell’isola di Sant’Antioco, arrivando allo Stagno Salato di Cirdu utilizzato per l’itticoltura e la frazione di Cussorgia (Calasetta) per incrociare infine la SS 126, in prossimità del paese di Calasetta.

Proseguendo verso il centro abitato e prendendo la parallela alla SS 126 che prosegue sulla costa si arriva al Porto Marittimo dove partono i traghetti per Carloforte, arrivati in prossimità del molo si svolta a sinistra e si costeggia il porticciolo turistico per prendere poi Via Tabarchini e arrivare alla Piazza Pietro Belly, centro di Calasetta.

Volendo, soprattutto in estate, dopo una breve sosta ristorativa in uno dei vari bar presenti nella piazza, si riparte prendendo via Savoia che ci immette poi nella Via Sotto Torre che ci porta dopo poco a costeggiare la caratteristica spiaggia di Sotto Torre, praticamente compresa nel sistema urbano.

Proseguendo sul lungomare il percorso, raggiunta la parte più settentrionale dell’isola, volge a sud e arriva prima alla spiaggia La Salina e successivamente, proseguendo sulla strada, si arriva alla spiaggia di Spiaggia Grande sulla costa Ovest.

Seguendo sempre la strada che procede nell’entroterra del litorale sabbioso della spiaggia, si incrocia la strada denominata via Tonnara, che presa svoltando a destra ci riporta sulla costa in prossimità delle rovine della vecchia tonnara di Calasetta.

Seguendo la strada che qui diventa sterrata, si procede verso sud, e passata la scogliera di Mangiabarche si arriva presso la Punta del Nido dei Passeri.

All’altezza del Nido dei Passeri si incontra un bivio dove, girando a sinistra, si prende la strada interna che passando tra gli orti e i campi coltivati ci riporta ad incrociare la strada statale poco più a nord del bivio per Cussorgia.

Imboccata la statale in direzione sud e girato a sinistra per la strada per Cussorgia, si riprende il percorso fatto per arrivare a Calasetta e si ritorna a Sant’Antioco.

Entrati a Sant’Antioco presso la zona del Lido si prosegue sul lungomare superando la Marina e prendendo all’altezza del porticciolo turistico la sterrata sabbiosa che costeggia la zona dei moli fino a rientrare sulla SS 126 poco prima del ponte di connessione tra le due isole.

Superato il ponte sulla SS 126 e usciti subito dopo dalla statale poco prima del Faro, si riprende la ciclabile e si prosegue su questa alla volta di San Giovanni Suergiu ripercorrendo il percorso in variante della Tappa 05.

Prima di arrivare a San Giovanni Suergiu, all’altezza della rotonda sulla SS 126 si innesta il percorso in variante per questa tappa, che propone di lasciare la ciclabile per addentrarsi nelle campagne tra San Giovanni Suergiu e Carbonia.

 

VARIANTE – PASSAGGIO INTERNO IS LOCCIS SANTUS

Volendo percorrere la variante, all’altezza della rotonda sulla SS 126 si lascia la pista ciclabile, si attraversa la statale e si prende la strada interpoderale che entra subito nel piccolo agglomerato di Is Cordeddas e prosegue in direzione Nord-Ovest, per circa 2,4 Km, fino ad incontrare un bivio dove si svolta a destra per proseguire in direzione Nord-Est.

Proseguendo in direzione Nord-Est dopo 800 m (slm) circa si trova il bivio che, svoltando a sinistra, dopo 200 m (slm) circa ci porta al sito Archeologico della Necropoli a Domus de Janas di Is Locis Santu.

 

Costituita da 13 sepolture a domus de janas, la Necropoli di Is Locis Santu è una delle più importanti del Sulcis, il suo primo utilizzo è risalente al Neolitico Recente, intorno al 3000 a.C., quando in tutta la Sardegna si diffuse la Cultura di Ozieri. Il maggior numero di reperti ritrovati in queste sepolture appartiene alla Cultura “del vaso campaniforme”, che prende il nome dal vaso a forma di campana caratteristico di quest’epoca e che fu diffusa in tutta l’Europa. Questi reperti sono esposti al Museo “Villa Sulcis” di Carbonia.

Ritornati sulla strada dopo aver ripercorso i 200 m (slm) che hanno portato alla Necropoli, si procede sempre verso Nord-Est per altri 600 m (slm) e dopo si prende la strada sulla destra per proseguire in direzione Nord verso la frazione di Is Urigus (Carbonia).

Rimanendo sulla strada interpoderale e procedendo verso Nord si arriva ad un crocevia con una strada sterrata che si prende girando a destra e proseguendo si costeggia la discarica di sterili di coltivazione della Grande Miniera di Serbariu.

Proseguendo sulla sterrata, poco prima di arrivare all’incrocio con la SS 126, si gira a sinistra sullo stradello che sale sul cumulo di discarica ormai inerte e si arriva così all’imbocco del ponticello in acciaio corten recentemente ricostruito su progetto della Fondazione e realizzato dalla collaborazione congiunta tra la Fondazione CMSB, il Comune di Carbonia e la Portovesme S.r.l. .

Il ponte, che permette l’attraversamento della SS 126 in sicurezza, è realizzato in stile industriale ed è dedicato esclusivamente alla mobilità dolce.  Il passaggio su questo manufatto è completato da due cippi commemorativi posti sia all’ingresso che all’uscita.

Superato il ponte si entra direttamente nel vasto comprensorio della Grande Miniera di Serbariu (attiva dal 1937 al 1964), caratterizzata dai due castelli dei pozzi 1 e 2 dove oggi si trova il Museo del carbone suddiviso in tre parti principali, la Lampisteria dove ha sede l’esposizione sulla storia del carbone, la Galleria Sotterranea dove ha sede una mostra dell’evoluzione delle tecniche di estrazione del carbone, la Sala Argani che ospita l’imponente macchinario con cui venivano manovrate l’uscita e l’entrata in sottosuolo dei minatori e del carbone coltivato in miniera.

La miniera di Serbariu, attiva dal 1937 al 1964, è stata una vitale risorsa energetica per l’Italia del periodo autarchico. Il vasto bacino carbonifero che si estendeva per 33 ettari, fu fortemente sfruttato tramite la realizzazione di nove pozzi di estrazione e la realizzazione di oltre cento chilometri di gallerie (sino a 179 metri di profondità).

Data la necessità di manodopera furono reclutati 16 mila minatori da tutta l’italia che risiedevano a Carbonia, sorta appositamente per ospitare tali maestranze nel 1938 per volere del regime fascista.

Usciti dal sito e proseguendo verso la città di Carbonia, ci si ricongiunge al percorso della tappa incontrando dopo poco la fine della ciclabile partita da Sant’Antioco.

 

Per chi volesse proseguire sulla tappa invece di entrare nel sistema campestre di San Giovanni Suergiu prima e di Carbonia poi, si prosegue seguendo la ciclabile.

Questo percorso si presenta molto semplice e attrezzato e propone prima il passaggio presso San Giovanni Suergiu e poi il proseguo verso Nord fino ad arrivare alla periferia meridionale di Carbonia nella zona di Via Aspromonte.

Alla fine di questa via segnata da una piccola rotonda si consiglia di visitare il sito minerario della Grande Miniera di Serbariu che si raggiunge seguendo il percorso a ritroso dell’ultimo tratto della variante, per poi ritornare alla rotonda e proseguire verso il centro di Carbonia.

Percorsa prima Via G. M. Lai e proseguendo su questa direzione su via Giuseppe Mazzini, al campo sportivo si gira a destra e si percorre via G. Maria Angioi arrivando presso la Chiesa Parrocchiale di Cristo Re. Proseguendo su viale Trento (SP78) e girando subito a destra si arriva al Parco Archeologico di Cannas di Sotto, che ospita l’omonima Necropoli a Domus de Janas.

Collegato direttamente al Museo Archeologico Villa Sulcis attraverso un passaggio coperto, il parco archeologico di Cannas di Sotto è interamente compreso nel tessuto urbano. L’area del parco si sviluppa intorno alla necropoli a domus de janas  che risale al Neolitico Finale (dal 3700 a.C. ca. in poi) ed è composta da 26 grotticelle dove si riconoscono architetture diverse, frutto di ampliamenti e rimaneggiamenti di varie epoche.

Visitato il parco si prosegue alla volta di Piazza Roma nel centro di Carbonia dove presso la Chiesa di San Ponziano è possibile visitare il chiostro di Santa Barbara. Proseguendo verso Nord-Ovest, percorrendo Via Gramsci e Via Costituente, si arriva presso Piazza Repubblica dove si trova l’ex edificio di “Accoglienza delle Maestranze" attuale Posada di Carbonia in gestione alla Fondazione CMSB e dove termina la Tappa.

La Posada di Carbonia è realizzata in un edificio che vanta una lunga storia e le cui origini, legate alla miniera lo fanno particolarmente significativo per il Cammino, infatti la struttura sorge tra gli anni 1936-38 ed era adibito come Centro di accoglienza delle maestranze in arrivo in città, per lavorare in miniera.

Dopo la chiusura delle miniere è stato sede dell’Istituto tecnico per Geometri fino al 2010, successivamente ristrutturato è stato allestito dalla Provincia con la doppia funzione di Centro multimediale delle zone umide del Sulcis e come ostello.

Dal luglio 2021 è stato acquisito in comodato d’uso gratuito dalla  Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara che lo ha adibito all’accoglienza dei pellegrini/escursionisti che percorrono il Cammino Minerario di Santa Barbara.
 

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 54,3 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 442 m / - 383 m

Pendenza max: 7,3% / -7,5%

Pendio medio: +0,9% / -1,0%

Partenza SANT’ANTIOCO h: 39 m (slm).

Arrivo CARBONIA h: 91 m (slm).

Punto più Alto: (Abitato di Carbonia, Via Stintino e Viale Gramsci) h: 111 m (slm).

Punto più Basso: (su pista ciclabile passaggio su istmo di Sant’Antioco): h: 0 m (slm).

 

VARIANTE – PASSAGGIO INTERNO IS LOCCIS SANTUS

Lunghezza Variante: 10,8 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 55,5 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 462 m / - 403 m

Pendenza max: 7,0% / -7,7%

Pendio medio: +1,0% / -1,0%

 

Innesto Variante (All’altezza della prima rotonda sulla SS 126 da Sant’Antioco a San Giovanni Suergiu) al Km 27,7 della Tappa

Uscita Variante (Abitato di Carbonia presso rotonda su Via G. Maria Lai) al Km 37 della Tappa

Punto più alto (Abitato di Carbonia presso rotonda su Via G. Maria Lai) h: 90 m (slm).


Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Lenght 10.800 m

Collegamenti

tappa-06-variante-passaggio-a-is-loccis-santus (1).gpx

Dislivello totale 99 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB - Tappa 07 - Variante - Passaggio tra le miniere (Itinerario in bicicletta)

Dalla Posada di Carbonia, la tappa inizia percorrendo via Costituente fino alla rotonda nei pressi del campo sportivo e prendendo Via della Stazione che si trova sulla prima a destra.

Nei pressi della rotonda poco fuori il percorso è possibile arrivare alla Stazione di Carbonia che è collegata direttamente con Cagliari.

La stazione ferroviaria di Carbonia, come quella di Iglesias e Villamassargia, sono connesse sia al Porto di Cagliari che all'aeroporto di Elmas, pertanto nulla vieta iniziare il proprio Cammino in bicicletta da questi snodi, rispettando il percorso ad anello e ritornando quindi al punto di partenza che si è scelto.

Sul percorso, si procede in Via della Stazione superando la zona commerciale di Carbonia e proseguendo verso Nord dove alla fine di Via Dalmazia si gira a sinistra e subito dopo, superata la stazione di servizio si svolta a destra per proseguire a Ovest verso l’incrocio con la SS 126.

All’incrocio, svoltando a destra, si percorre un pezzo della Statale in direzione Nord Nord-Ovest fino a raggiungere la rotonda all’inizio della frazione di Flumentepido.

Fatta la rotonda ed entrati a Flumentepido prendendo Via delle Querce, si arriva presso la chiesetta della Madonna di Flumentepido e proseguendo sulla strada si arriva in prossimità del Depuratore.

Poco prima del Depuratore si gira a destra imboccando la sterrata che costeggia il Rio Flumentepido e si prosegue fino ad arrivare all’incrocio con la SS 126.

Qui, data la pericolosità dell’attraversamento della statale, si consiglia di valutare il passaggio sugli argini del fiume che in questo punto sono cementati e permettono il passaggio sotto la SS 126. Tale passaggio si può fare scendendo dalla bici e solo nel caso in cui il Rio non sia in piena. Qualora invece si ritenesse di attraversare la Statale, si consiglia molta cautela.

Superato questo delicato passaggio, si prosegue su sterrata seguendo il corso del Rio Flumentepido, superando il bivio per Medau Desogus e arrivando fino alla rampa che ci porta alla quota dell’ex tratto ferroviario, in prossimità del vecchio ponte in ferro, che permetteva ai convogli di superare il Rio.

Fatto un breve tratto sul percorso dell’ex ferrovia al primo bivio si prende la sterrata in destra e si procede dritti alla volta del piccolo borgo di Acqua Callentis.

Superato l’abitato si prosegue su asfalto nello stradello che ci porta a superare la chiesetta campestre di Nostra Signora dell’Ausilio, il bivio per il borgo di Caput Acqua e proseguire verso Nord fino a Medau Brau e oltre, superando il piccolo agglomerato di Terra Segada.

Superato quest’ultimo insediamento, dopo circa 500 m, si incrocia la strada che volgendo verso Sud-Ovest, arriva agli edifici dell’ex Miniera di Cortoghiana.

La Miniera di Cortoghiana nasce nel 1889, a seguito della scoperta di un importante giacimento di carbone fossile in loco. Data in concessione alla Ditta Birocchi Filippo con D.R. 31/07/1892, dopo diversi passaggi nel 1934 diventò proprietà della Società Mineraria Carbonifera Sarda, fino alla completa dismissione alla fine degli anni 60, e alla cessione a privati nel 1973.

Il giacimento fu coltivato solo in parte data la presenza di falde acquifere e per gli elevati costi di estrazione e trasporto.

 

Superati gli edifici industriali abbandonati e arrivati alla stele commemorativa dell’incidente che coinvolse diversi minatori, si svolta a sinistra e si arriva al semaforo sulla SS 126, in corrispondenza dell’ingresso a Cortoghiana paese progettato nel 1939 nei pressi dell'omonima miniera e inaugurato il 15 maggio 1942, alla presenza del capo del regime fascista Benito Mussolini.

Attraversato l’incrocio con la Statale, si entra nel paese dove spicca l'organizzazione urbanistica dell'abitato, di stampo razionalista, percorrendo Viale Amedeo di Savoia e arrivando presso Via Irma Bandiera dove spicca la vasta piazza Venezia, tipico esempio di architettura del Ventennio.

Alla fine della piazza, girando a destra per Via M. Grambassi, si arriva alla periferia occidentale del paese e qui è possibile, svoltando a sinistra percorre la Variante, oppure restare sulla tappa che svolta a destra prendendo Viale Amedeo di Savoia.

 

VARIANTE – PASSAGGIO SU STRADA DA CORTOGHIANA A NURAXI FIGUS

Usciti da Cortoghiana imboccando la strada che porta a Nuraxi Figus, si procede su asfalto seguendo la strada e dopo poco si attraversa il ponte sul Rio Sturruliu da cui è possibile ammirare la stretta vallata vegetata a macchia mediterranea a tratti interrotta da spuntoni di roccia caratterizzata da profondi tafoni che creano nell’insieme un particolare panorama.

Dopo poco si arriva all’ingresso del grande stabilimento della Carbosulcis S.p.A., e della Miniera di Nuraxi Figus (La Carbosulcis S.p.A. gestisce attualmente la miniera di Nuraxi Figus e quella di Seruci). Superato l’ingresso della zona mineraria si procede verso Nord, entrando dopo poco nell’abitato di Nuraxi Figus, dove all’inizio della Via Roma ci si riconnette alla Tappa.

La miniera di Nuraxi Figus è l’ultimo sito carbonifero attivo d'Italia e di recente è stata oggetto di riconversione per la produzione di energia verde e ricerca.

Interrotta la produzione di carbone la conversione è legata al progetto Aria, che mira a produrre gas rari (ossigeno 18 e argon 40 e isotopi stabili).

Il progetto Aria prevede la costruzione di una torre criogenica per la produzione di isotopi stabili di altissima purezza. L’impianto sarà il primo di questo tipo in Europa e il primo al mondo realizzato con la tecnologia innovativa. Attualmente la Carbosulcis S.p.A. sta lavorando al fine di adeguare l’infrastruttura mineraria per l’installazione dell’impianto nel pozzo Seruci 1.

 

Rimanendo a Cortoghiana e arrivando fino all’ingresso della Pineta, si inizia un percorso su sterrata tra gli alberi e le numerose testimonianze archeologiche di questo sito.

La sterrata infatti procede verso Nord salendo per 2,2 Km da quota 97 m (slm) a quota 159 m (slm) con una pendenza moderata del 2,8%, arrivando presso la Necropoli a Domus de Janas di Serra Maverru.

 

La necropoli, è composta da una decina di domus de janas di varia struttura e tipologia (monocellulari o a pianta circolare con vari loculi), risalenti al neolitico recente (cultura di Ozieri), scavate nella trachite.

Le tombe furono riutilizzate fino all'età del bronzo antico, dati i ritrovamenti di alcune ceramiche e di un cranio umano trapanato.

Nei pressi della necropoli, verso Nuraxi Figus sono ancora visibili i resti di un villaggio e di numerose strutture tra nuraghe, pozzi sacri, circoli megalitici e Tombe dei Giganti che rivelano la presenza di un insediamento nuragico, ben strutturato nel territorio.

Superato questo sito, si inizia a scendere alla volta di Nuraxi Figus e lungo il percorso e nelle vicinanze di esso, sono numerose le emergenze archeologiche che si possono vedere, dal Circolo Megalitico di Murru Moi al Nuraghe di Nuraxi Figus alla Tomba dei Giganti di Su Narboni di Ciccunieddu al nuraghe Arenas, fino ad arrivare preso la periferia orientale di Nuraxi Figus dove si incontra il Pozzo Sacro di Is Arenas.

Arrivati nel paese si svolta a destra per procedere su Via Roma e si raggiungono il Museo etnografico (visitabile previo prenotazione) e la Parrocchia di sant’Isidoro Agricoltore.

Proseguendo su via Roma, dopo circa 250 m (slm) si trova l’incrocio con Via Sandro Pertini, che si prende svoltando a sinistra e alla seconda svolta a sinistra si imbocca la strada che passa fiancheggiando la zona della Miniera di Nuraxi Figus e successivamente attraversa il parco eolico di Portoscuso, fino ad incrociare la SP 02 in prossimità dell’area industriale di Portovesme.

Tra il 1969 e il 1972 per iniziativa pubblica venne realizzato il polo industriale di Portovesme che, nel suo complesso, integrava tutte le lavorazioni dell’alluminio, tramite tre società l'Eurallumina per la lavorazione della bauxite, l'Alsar per la produzione di alluminio primario e la Sardal e la Comsal per le successive lavorazioni.

Inoltre la società pubblica EGAM, oltre a rilevare la gestione delle poche miniere rimaste aperte, realizzò nei primi anni settanta gli impianti per la lavorazione del piombo e dello zinco, poi radicalmente rinnovati dall'Eni negli anni ottanta.

Oltre a queste società, l’Enel installò in questo sito una centrale termoelettrica, alimentata anche con il carbone estratto dalle miniere, la cui produzione di energia era pari al 45% di quella prodotta in tutta la Sardegna. Si stima che gli impianti di Portovesme e San Gavino dessero lavoro, complessivamente, a circa 3.600 persone.

il venir meno di questa realtà produttiva e la progressiva chiusura di tutto il comparto minerario, ha causato ai giorni nostri la profonda crisi occupazionale di tutto il Sulcis Iglesiente.

Attraversata la provinciale ed entrati nella zona industriale si gira a sinistra verso la Frazione di Paringianu e poco prima di arrivare nell’abitato si svolta a destra per prendere la sterrata che si accosta al bacino dei fanghi.

Presa questa sterrata, si va prima in direzione di Sa Punta De S’Aliga e poi si segue il litorale per rientrare nella zona industriale fino al porto industriale e marittimo dove attraccano i traghetti per Carloforte.

Usciti dal Porto e presa la sterrata sabbiosa che volge verso Portoscuso, si supera il Parco Cidano e si arriva all’ingresso del lungomare che si segue superando il porto turistico e prendendo poi via Marco Polo che ci permette di raggiungere la piazza antistante la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria d’Itria e l’ingresso alla Tonnara Su Pranu.

La tonnara “Su Pranu” risalente al XVI secolo, dichiarata bene culturale dal Ministero della Cultura, costituisce la testimonianza più importante dell’antico sistema di strutture per la pesca fissa del Tonno della Sardegna e rappresenta un magnifico esempio di architettura seicentesca di influsso aragonese.

Essa è rappresentativa della storia di Portoscuso, poiché a causa della presenza di tale attività ed intorno ad essa si è sviluppato il centro abitato.

Il complesso si estende per oltre 1 ettaro e comprende una residenza padronale recentemente ristrutturata, gli alloggi dei pescatori, il magazzini per le attrezzature e per la lavorazione del pescato, una chiesa e un imponente arsenale per le imbarcazioni, tutti disposti senza soluzione di continuità attorno al grande cortile aperto sul mare.

In questo punto la Tappa finisce, tuttavia volendo da qui è possibile fare il vai e vieni che arriva a Capo Altano, estremo costiero di particolare pregio, da cui è possibile godere di una mirabile vista che spazia dall’isola di San Pietro al Pan di Zucchero.

 

VAI E VIENI CAPO ALTANO

Dall’ingresso alla Tonnara si procede a Nord sulla pittoresca Via Torre e si arriva alla Torre di Portoscuso, di origine Spagnola che era una delle "torri gagliarde" (difesa pesante, cannoni e spingarde) della Sardegna.

Ripreso il percorso si prende prima via Gramsci e poi si gira a sinistra per via Don Mignioni arrivando ad imboccare sulla destra Via Deledda e fiancheggiare la pineta fino alla zona residenziale del Villaggio del Sole.

Da qui si imbocca la comoda pista ciclabile che ci porta fino alla zona panoramica di Capo Altano a picco sul mare e dopo aver visitato le fortificazioni e ammirato il bel panorama costiero si riprende la strada fatta per tornare alla piazzetta antistante la Tonnara e finire la Tappa.


 

 

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 36,8 km

Lunghezza Tappa compresi i vai e vieni 43 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 544 m / - 629 m

Pendenza max: 10,0% / -10,4%

Pendio medio: +1,8% / -2,0%

Partenza CARBONIA h: 91m (slm)

Arrivo PORTOSCUSO h: 11 m (slm)

Punto più Alto: (Necropoli di Serra Maverru) h: 159 m (slm)

Punto più Basso: (presso bacino fanghi rossi zona industriale di Portovesme): h: 0 m (slm).

 

VARIANTE – PASSAGGIO SU STRADA DA CORTOGHIANA A NURAXI FIGUS

Lunghezza Variante: 2,7 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 40,6 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 483 m / - 568 m

Pendenza max: 7,7% / -10,6%

Pendio medio: +1,7% / -2,0%

Innesto Variante (Via R. Loi abitato di Cortoghiana) al Km 16,7 della Tappa

Uscita Variante (Via Roma, abitato di Nuraxi Figus) al Km 21,9 della Tappa

Punto più basso (ponte su Riu Sturruliu) h: 80 m (slm).

 

VAI E VIENI CAPO ALTANO

Lunghezza vai e vieni: 7,26 Km

Punto inizio/fine (Piazza antistante ingresso Vecchia Tonnara Su Pranu): h: 10 m (slm)

Punto più alto (Punto panoramico Capo Altano): h: 53 m (slm).

Credits: Cammino Minerario di Santa Barbara


 

Lenght 5.200 m

Collegamenti

tappa-07-variante (1).gpx

Dislivello totale 102 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
Spento

CMSB – Tappa 08 – Variante verso Capo Sandalo (Itinerario in bicicletta)

Preso il Traghetto da Portovesme, dopo appena 40/45 min. di traversata si attracca a Carloforte dove inizia la Tappa 08.

All’arrivo al porto, la Via Cavour con i suoi edifici in stile liberty e i grandi e centenari alberi di Ficus, accolgono il turista e scesi dalla nave si percorre questa via fino ad uscire nella parte settentrionale dell’abitato.

Svoltato a sinistra e presa Via Pertini, ci si addentra nella zona interna dell’isola e, seguendo il prolungamento della via su strada asfaltata, si arriva al bivio che ci immette nel primo vai e vieni che si percorre seguendo il naturale prolungamento della strada senza svoltare a sinistra.

Seguendo quindi la strada si inizia a scendere verso la Spiaggia di Cantagallina e, superata la piccola insenatura, si arriva presso gli edifici riqualificati che erano in passato il rimessaggio della Bilancelle che condotte dai Galanzieri facevano la spola tra Carloforte e le cale della costa sarda dove venivano caricati i minerali coltivati nelle diverse miniere per essere portati al porto di Carloforte e caricati sui bastimenti diretti verso la penisola italiana.

Da qui volendo è possibile raggiungere la rinomata spiaggia di Tacca Rossa.

Ritornando in salita al bivio intrapreso per iniziare il vai e vieni si svolta a destra e si continua a salire, arrivando dopo circa 1,1 Km al bivio con la prima Variante di questo percorso che come tutte le varianti contemplate per questa tappa si configura come un lungo vai e vieni.

 

Dal bivio per le Tonnare, preso girando a destra per fare la variante, si procede verso Nord per poche decine di metri, poi la strada piega a Ovest e dopo circa 1,3 Km si incrocia lo stradello che, girando a sinistra, volge a Nord iniziando la seconda Variante proposta che ci porta a Punta delle Oche.

 

 

Per chi non avesse intenzione di percorrere la variante, il percorso che prosegue sulla strada principale, continua a salire e, arrivando a quota 185 m, incontra il ritorno della variante e prosegue fino ad arrivare alla Loc. Gioia.

In prossimità di questa zona la strada percorsa presenta un bivio dove, girando a destra si inizia la terza variante proposta, mentre svoltando a sinistra si prosegue sulla tappa, evitando il lungo vai e vieni per Capo Sandalo.

 

VARIANTE 3 - VAI E VIENI CAPO SANDALO

Al bivio sulla tappa in Loc. Gioia, svoltando a destra si inizia a percorrere la strada che finisce al Belvedere di Capo Sandalo.

A metà percorso si incontra il bivio che scende verso la Miniera abbandonata di Capo Becco, famosa per l’ocra di manganese (limonite) e il diaspro (che essendo un materiale vetrificato era usato nel neolitico per le caratteristiche simile a quelle dell’ossidiana) dove è ancora possibile vedere alcuni stabili, i resti della teleferica e del gruppo elettrogeno che produceva l'energia necessaria alla produzione.

Proseguendo verso Capo Sandalo e poco prima di arrivare all’area panoramica, si incontra il parcheggio per la spiaggia di Cala Fico e vicino il Centro che gestisce l’Oasi della LIPU di Carloforte dove si segue lo stato della particolare avifauna dell’isola e in particolare del Falco delle Regina (Falco eleonorae) che presso le scogliere a picco sul mare ha le sue aree di nidificazione.

Poco prima di arrivare al belvedere di Capo Sandalo si nota in destra il grande faro di Capo Sandalo che è il faro più a Occidente d’Italia.

Dopo aver ammirato il panorama sul mare aperto, che si apprezza dal punto di arrivo di questo percorso, si ripercorre la strada a ritroso per ritornare in Loc. Gioia dove ci si ricongiunge alla Tappa.

Questo percorso non mostra particolari pendenze ad esclusione del tratto che resta a circa 1 Km dall’area parcheggio per Cala Fico fino al bivio per Capo Becco, dove la pendenza media è del 2,8 %.

 

Ripreso il percorso della Tappa presso la Loc. Gioia si prosegue verso Carloforte, arrivando nella zona più meridionale delle Saline dopo aver superato i due siti archeologici della Piramide (di origine nuragica) e del Nuraghe Laveria dove il Mastio del nuraghe è parzialmente integrato con le strutture diroccate della vecchia laveria.

Nei pressi delle Saline svoltando a sinistra è possibile accorciare il percorso rientrando subito a Carloforte dal percorso in Salina, mentre svoltando a destra si prosegue verso Sud-Ovest per intersecare la SP 03 e arrivare alla spiaggia La Caletta.

Il percorso poi procede percorrendo le strade che portano alle diverse spiagge, cale e scogliere, passando per il punto panoramico di Cala Mezzaluna, per la scogliera di Punta delle Colonne, per la spiaggia di La Bobba, per la spiaggia Guidi, per la spiaggia di Punta Nera, per la spiaggia di Girin e rientrando alla zona delle Saline per la spiaggia del Giunco.

Superato il cimitero e seguendo la strada asfaltata che lambisce la parte Nord Occidentale delle saline, si arriva all’ingresso del percorso dentro l’argine esterno delle Saline e, fatto questo percorso, si arriva direttamente sulla parte meridionale del Porto presso il centro abitato.

Da qui è possibile svoltare a sinistra e procedere verso la Torre di San Vittorio dove è ospitato un piccolo ma suggestivo Museo archeologico dell’isola.

Dopo la visita al museo (previo controllo di orari ed eventuale prenotazione), si ritorna al porto e si ritorna al molo di partenza dei traghetti.

Per chi volesse visitare Carloforte è opportuno puntualizzare che è un'isola linguistica ligure in quanto l'isola di San Pietro fu colonizzata, dopo secoli di abbandono, nel 1738 da genovesi provenienti da Tabarka, isola oggi collegata alla costa tunisina.

Il tessuto urbano caratterizzato dai carrugi tipici genovesi è assai apprezzato dai turisti che presso queste anguste viuzze trovano vari punti di ristoro dove è possibile gustare piatti a base di pesce ed in particolare di tonno.

Presso il porto è possibile ammirare la particolare struttura del Teatro Cavallera , mentre nel centro è possibile visitare il museo etnografico della Casa del Duca, dove una buona parte dell’esposizione è dedicata alla tradizione legata alla pesca del tonno (di particolare pregio in queste acque).

Nella parte più alta del paese sono ancora ben visibili le mura di cinta e la Porta del Leone. Finito il giro turistico di Carloforte che si apprezza meglio fatto a piedi, ci si imbarca per ritornare a Portoscuso.

 

 

 

Credits: CMSB

Informazioni utili

DATI TECNICI

Lunghezza Tappa: 34,5 km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 690 m / - 688 m

Pendenza max: 15,1% / -15,3%

Pendio medio: +2,9% / -3,5%

Partenza traghetto da PORTOVESME durata 40 min. circa

Partenza CARLOFORTE (Sbarco Traghetto) h: 0 m (slm).

Arrivo CARLOFORTE (Imbarco Traghetto) h: 0 m (slm).

Punto più Alto: (presso Loc. Guardia dei Mori) h: 185 m (slm).

Punto più Basso: (Porto di Carloforte): h: 0 m (slm).

 

VARIANTE 3 - VAI E VIENI CAPO SANDALO

Lunghezza Variante: 13,3 Km

Lunghezza Tappa con Variante: 47,8 Km

Guadagno/Perdita in elevazione: + 961 m / - 959 m

Pendenza max: 12,8% / -12,9%

Pendio medio: +3,1% / -3,5%

Innesto Variante (su strada Loc. Gioia) al Km 11,4 della Tappa

Uscita Variante (su strada Loc. Gioia) al Km 11,5 della Tappa

Punto estremo (Belvedere Capo Sandalo) h: 77 m  (slm).


Credits: CMSB

Lenght 4.500 m

Collegamenti

tappa-08-variante-punta tonnara.gpx

Dislivello totale 66 metri

Area geografica Iglesiente

Contiene carte
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